A cura di Cristina Bargero, Ires Piemonte
Il coronavirus ha messo a dura prova non solo il sistema sanitario ma anche quello economico. Tra i settori che, secondo le previsioni dei più autorevoli centri di studi sia durante il lockdown sia nel medio periodo vedranno crescere il proprio fatturato vi è quello farmacologico, per la tipologia di prodotti offerti, la cui domanda è crescente, per la richiesta di cure sempre più personalizzate.
In questi anni le imprese del farmaco italiane si sono affermate come un motore di crescita fondamentale per il nostro Paese e per l’Europa. Un settore che può contare su circa 65.400 addetti (90% laureati e diplomati), e con altri 66.000 addetti nell’indotto e 6.400 impegnati in R&S; con 31,2 miliardi di euro di produzione, di cui ben il 79% destinato all’export (24,8 miliardi di euro); investimenti per 2,8 miliardi di euro di, dei quali 1,5 in R&S e 1,3 in produzione ; un settore dove il 60% delle imprese è finanziato da capitale estero, contro il solo 40% di imprese a capitale italiano(Fonte Farmindustria 2019).
L’industria farmaceutica presenta caratteristiche peculiari a causa dell’elevato contenuto tecnologico utilizzato, della capacità di creare valore dal punto di vista della competitività e al contempo del miglioramento della qualità della vita:, consentendo elevati margini di redditività che, tuttavia, richiedono elevati investimenti in ricerca e talora anche di capitali pazienti.
La struttura dell’industria farmaceutica ha subito un sostanziale consolidamento tra i principali produttori negli ultimi 20 anni. Un periodo contraddistinto da fusioni, che ha coinvolto aziende nazionali ed estere con conseguente integrazione verticale e orizzontale, per controllare meglio il mercato dei lori. Numerose operazioni di fusioni e acquisizioni hanno portato alla creazione di veri e propri colossi, che, operando spesso come un unico business group, riescono a esercitare una notevole influenza economica e scientifica. Le cosiddette Big Pharma detengono una posizione dominante nello scenario di riferimento, grazie al numero di brevetti detenuti, alla possibilità di dispiegare ingenti risorse nella ricerca e nel marketing e a una supply chain strutturata in una vasta rete di unità di produzione, canali distributivi e centri di ricerca e sviluppo localizzati in diversi Paesi chiave.
Anche per tali fattori il settore ha conosciuto un processo di concentrazione grazie a diverse Merger and Acquisition che hanno permesso di aumentare la copertura geografica e le economie di scala e ampliare la gamma produttiva. Le piccole start-up fondate da ricercatori spesso vengono acquisite da grandi gruppi.
A un modello per grandi hub va gradualmente affiancandosene uno organizzato per poli di innovazione in cui Il settore farmaco si è sviluppato in Italia seguendo tre modelli:
- quello “latino”, che ha visto l’evoluzione della farmacia di famiglia in industria, attraverso la trasformazione dal galenico alla specialità farmaceutica. Un caso è quello della Farmacia Schiapparelli che nell’Ottocento avviò la produzione industriale di composti quali il solfato di chinino e l’acido solforico, creando, poi, la prima fabbrica di prodotti chimico-farmaceutici in Italia;
- quello tedesco, con il passaggio dalla chimica industriale a quella farmaceutica, grazie all’innovazione tecnologica e alla ricerca;
- quello che prevede l’evoluzione dalla ricerca all’industria, con una forte partecipazione pubblico/privato e un ruolo importante della filantropia, ad esempio, Achille Sclavo Istituto sieroterapico e vaccinogeno a Siena, oppure Serafino Belfanti Istituto Sieroterapico Milanese – ISM, Milano).
Anche l’industria piemontese delle life science si è sviluppata secondo i tre filoni, in cui a imprese familiari, sorte sulle orme di farmacie e laboratori artigianali, si sono affiancate industrie chimiche che, nel tempo, hanno saputo innovare i processi e i prodotti. Le aziende legate al mondo della ricerca rimangono, per ora, una realtà residuale, sviluppatasi sia nell’area del Bioindustry Park del Canavese, sia come spin-off del Politecnico e dell’Università degli Studi di Torino e del Piemonte Orientale.
Come nel resto del paese, il mondo delle scienze della vita si divide nel segmento manifatturiero, costituito dalle imprese del farmaco (in parte anche del biotecnologico) e della fabbricazione dei dispositivi medici e in quello dei servizi, in cui si distinguono i sotto-settori delle imprese che svolgono attività di ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle biotecnologie e delle imprese private che offrono servizi sanitari e socio-sanitari con prevalente componente sanitaria.
Il maggior numero di imprese di produzione di farmaci e dispositivi sono localizzate nel Nord e Centro Italia, in particolare in Lombardia e Lazio, mentre la maggior parte degli occupati si trovano in Lombardia e Veneto. Anche riguardo ai servizi sia di assistenza sanitaria sia di assistenza infermieristica la Lombardia e il Lazio registrano il più elevato numero di imprese ed addetti.
Il settore piemontese del farmaco in senso stretto pesa in termini di imprese attive per il 5,71% sul totale nazionale) e circa l’8,8% (comprendendo anche i dispositivi biomedicali) sul totale del manifatturiero, mentre il 7% sul totale dei servizi; in termini di addetti vale il 4,5% per il segmento manifatturiero e il 7% per quello dei servizi
Tabella 1 – Imprese del settore manifatturiero del farmaco
| Fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati | % sul totale nazionale | Fabbricazione di strumenti per l’irradiazione e apparecchiature elettromedicali | Fabbricazione di strumenti e forniture mediche e dentistiche | Totale Manifatturiero | % sul totale nazionale | |
| Piemonte | 26 | 5,70% | 31 | 1469 | 1526 | 8,80% |
| Lombardia | 160 | 35,20% | 168 | 3099 | 3427 | 19,80% |
| Emilia Romagna | 30 | 6,60% | 89 | 1257 | 1376 | 7,90% |
| Veneto | 22 | 4,80% | 47 | 1651 | 1720 | 9,90% |
| Toscana | 37 | 8,20% | 50 | 1073 | 1160 | 6,70% |
| Lazio | 72 | 15,80% | 47 | 1639 | 1758 | 10,20% |
Fonte Asia, Istat
Tabella 2 – Addetti delle imprese del settore manifatturiero del farmaco
| Fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati | % sul totale nazionale | Fabbricazione di strumenti per l’irradiazione e apparecchiature elettromedicali | Fabbricazione di strumenti e forniture mediche e dentistiche | Totale Manifatturiero | % sul totale nazionale | |
| Piemonte | 2141 | 3,60% | 209 | 3542 | 5.892 | 4,50% |
| Lombardia | 26.109 | 43,30% | 4.531 | 10.957 | 41.597 | 31,50% |
| Emilia Romagna | 5.269 | 8,70% | 1996 | 6.576 | 13.841 | 10,50% |
| Veneto | 4603 | 7,60% | 629 | 20.032 | 25.264 | 19,10% |
| Toscana | 7090 | 11,70% | 1255 | 2386 | 10.731 | 8,10% |
| Lazio | 10.909 | 18,10% | 724 | 3.499 | 15.132 | 11,40% |
Tabella 3 – Imprese del settore servizi sanitari
| Assistenza sanitaria | Strutture di assistenza infermieristica residenziale | Totale servizi | % sul totale nazionale | |
| Piemonte | 19.744 | 49 | 19.793 | 7,00% |
| Lombardia | 54.664 | 85 | 54.749 | 19,30% |
| Emilia Romagna | 22.782 | 62 | 22.844 | 8,00% |
| Veneto | 21.552 | 45 | 21.597 | 7,60% |
| Toscana | 18.250 | 30 | 18.280 | 6,40% |
| Lazio | 38.079 | 105 | 38.184 | 13,40% |
Tabella 4 – Addetti del settore servizi sanitari
| Assistenza sanitaria | Strutture di assistenza infermieristica residenziale | Totale servizi | % sul totale nazionale | |
| Piemonte | 34.362 | 5.807 | 40.169 | 7,00% |
| Lombardia | 118.443 | 4.129 | 122.572 | 21,50% |
| Emilia Romagna | 40.416 | 1.188 | 41.604 | 7,30% |
| Veneto | 39.028 | 1343 | 40.371 | 7,00% |
| Toscana | 28.031 | 1584 | 29.615 | 5,20% |
| Lazio | 72.190 | 862 | 73.052 | 12,80% |
Il Lazio è la realtà in cui l’export del farmaco incide in misura più significativa sul totale nazionale (9 miliardi e mezzo di euro nel 2018), seguita dalla Lombardia.
Riguardo alle apparecchiature elettromedicali l’export italiano vale 830 milioni di euro: la parte del leone la fa la Lombardia (48%) seguita da Toscana (176%), Emilia e Piemonte (entrambe pesano per l’11%).
L’export delle apparecchiature mediche e dentistiche (dispositivi) nel 2018 arriva a sfiorare i 6,5 miliardi di euro, più della metà dei quali in Veneto, quindi in Lombardia ed Emilia. Le esportazioni piemontesi così come quelle toscane e del Lazio pesano per il 3% sul totale nazionale.
L’indice di specializzazione[1] delle Life Science vede Lazio ed Emilia Romagna primeggiare tra le Regioni prese in esame, mentre in Piemonte si attesta ancora su valori medio bassi.
Figura 1 – L’indice di specializzazione nel settore delle Life Science: confronto tra Regioni

Fonte nostra elaborazione su dati Asia
In Piemonte, forte di altre specializzazioni manifatturiere, l’industria del farmaco e dei dispositivi ha un peso ancora marginale sull’economia piemontese: vale circa l’1% in termini di occupati e di fatturato (nostra elaborazione su dati Asia Istat e Aida) e il 2,2% di export.
Negli ultimi anni il settore pharma regionale ha conosciuto una crescita dei volumi di attività e degli occupati (gli indici di produttività ma anche il costo del lavoro sono molto elevati), con elevati livelli di qualifica e di skills, presentando livelli di eccellenza nella ricerca, consolidando vecchie vocazioni territoriali e aprendosi a nuove filiere
Il Piemonte nella produzione di preparati farmaceutici di base e di medicinali mostra punte di eccellenza, sebbene la densità di stabilimenti produttivi non sia così numerosa.
La farmaceutica vanta una lunga tradizione nella nostra Regione, con una forte interconnessione con il settore chimico: vi sono aziende che risalgono agli anni’20 e 30, cresciute grazie a un continuo investimento in ricerca.
Le prime 10 imprese producono più del 90% del fatturato, e le prime tre arrivano a coprire da sole quasi 2/3: tra queste vi è Diasorin (multinazionale quotata in borsa,) leader mondiale nella immunnodiagnostica e nella diagnostica molecolare. L’azienda, con sede principale a Saluggia in provincia di Vercelli, ha circa 2000 dipendenti in tutto il mondo.
E proprio Diasorin, nell’emergenza Covid, ha sviluppato prima un test molecolare e quindi un test sierologico .
Quello molecolare, che ha ottenuto l’Autorizzazione ad Uso Emergenziale dalla Food and Drug Admisitration, consiste in un test rapido per il rilevamento del SARS-CoV-2 direttamente dai tamponi nasofaringei ed è progettato per essere utilizzato dal termociclatore LIAISON® MDX della DiaSorin – strumento che consente di amplificare il materiale genetico attraverso variazioni cicliche di temperatura. Può essere, quindi, utilizzato dai laboratori ospedalieri senza la necessità di inviare il campione a laboratori esterni, permettendo così risultati tempestivi.
Il test sierologico, validato presso il Policlinico San Matteo a Pavia, autorizzato a livello europeo e dalla Food and Drug Administration americana identifica la presenza di anticorpi nei pazienti che sono stati infettati da SARS-CoV-2 e sarà disponibile sulle 5.000 piattaforme LIAISON® XL installate in tutto il mondo, consentendo possibilità di processare 170 campioni di pazienti all’ora.
Entrambi i test saranno utili nella fase due in cui per la ripresa in cui sarà fondamentale attenersi al modello delle tre T tracciare, testare, trattare, in cui tecnologia, diagnostica e sanità svolgono un ruolo complementare.
E da tale esperienza si rafforza la consapevolezza della necessità di coniugare politiche industriali e sanitarie , essenziali per garantire la qualità della vita dei cittadini e assicurare nuovi imput al sistema economico della Regione.
[1] È stato calcolato seguendo la metodologia dell’indice di Krugman, considerando gli addetti dei codici ateco 21, 26.6 e 32.5