A cura di Luca dal Pozzolo, Maria Giangrande, Elisa Toso, Lucia Zanetta, Osservatorio Culturale del Piemonte
Il 2020 sembrava potesse essere per il settore culturale un anno “nella norma”, senza scossoni o turbolenze particolari, un anno in cui le piccole variazioni percentuali positive registrate nella partecipazione e nei consumi o la stabilità dello stock di risorse disponibili potevano dare adito a un consolidamento del settore e al tempo stesso offrire l’opportunità di definire nuovi traguardi da raggiungere. Se non fosse che nei primi mesi del 2020 l’uragano pandemico ha modificato radicalmente qualunque previsione: il 23 febbraio 2020 e il Decreto Legge n.6 (il primo di una serie di provvedimenti e misure per far fronte e contenere la pandemia sanitaria dovuta alla diffusione in Italia del Coronavirus) hanno segnato una cesura.
Mai prima d’allora nella storia recente dalla Seconda guerra mondiale musei, biblioteche, cinema e teatri erano stati chiusi per un periodo così lungo.
Sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria da Covid-19, l’Osservatorio Culturale del Piemonte ha predisposto un monitoraggio ad hoc rivolto agli operatori e alle organizzazioni del comparto culturale presenti sul territorio regionale, con l’obiettivo di fornire un quadro degli effetti diretti e della dimensione complessiva dei danni economici arrecati al sistema culturale dalle misure restrittive adottate dal Governo. Cuore del monitoraggio sono state le 3 fasi di rilevazione dei dati che hanno seguito temporalmente le disposizioni ministeriali che si sono succedute (la prima relativa all’ultima settimana di febbraio, la seconda dedicata al mese di marzo e la terza riferita ad aprile e maggio) e che hanno consentito di osservare passo dopo passo cosa stesse accadendo. Complessivamente hanno preso parte alle rilevazioni 958 soggetti attivi nel settore culturale regionale (operatori dello spettacolo dal vivo, musei e beni culturali, organizzazioni impegnate in eventi, biblioteche e archivi, centri culturali, imprese culturali ed erogatori di servizi al comparto). Un campione confrontabile di 246 soggetti su 958 ha aderito almeno alla seconda e alla terza fase di monitoraggio, consentendo di tracciare l’evoluzione delle difficoltà e di operare un raffronto tra i vari periodi di rilevazione.
Grafico 1. Distribuzione percentuale dei soggetti rispondenti per ambito di attività: campione confrontabile e totale rispondenti almeno a una fase di monitoraggio

Fonte: elaborazione OCP su dati organizzazioni culturali del Piemonte, 2020
Analisi dei risultati
In base alle risposte fornite da tutti i soggetti rispondenti ad almeno un questionario, le perdite economiche totali dichiarate ammontano a circa 36 milioni di euro, di questi 23,4 milioni (oltre il 65% del totale) sono riconducibili al solo campione confrontabile. Le perdite maggiori sono state registrate nel corso del mese di marzo: in soli 30 giorni si concentra, infatti, il 36,5% delle perdite di incassi e il rinvio di buona parte delle attività a data da destinarsi. A incidere maggiormente sono le entrate mancate per l’attività prevalente che pesano per il 70%: si tratta di incassi associati allo sbigliettamento o all’erogazione di servizi core per l’organizzazione.
Tabella 1. Entrate mancate per fase di rilevazione e tipologia di entrata del campione confrontabile


FONTE: elaborazione OCP su dati organizzazioni culturali del Piemonte, 2020
A pesare sulle casse delle organizzazioni culturali non sono state solo le entrate mancate ma anche i costi sostenuti durante il periodo di chiusura e sospensione delle attività: 16 milioni di euro (11,3 dei quali riferiti al solo campione confrontabile) spesi per il funzionamento della struttura e per la realizzazione di quelle attività che sono state di fatto annullate nel periodo compreso tra l’inizio di marzo e la fine di maggio 2020. Gli importi maggiori, sia come entrate non realizzate sia come costi ugualmente sostenuti, sono riconducibili principalmente ai soggetti rientranti nel sub settore del patrimonio, ovvero ai musei e beni culturali (i costi medi sostenuti ammontano in questo caso a circa 125.000 euro per soggetto).
Grafico 2. Entrate mancante medie e costi medi sostenuti durante il lockdown
Fonte: elaborazione OCP su dati organizzazioni culturali del Piemonte, 2020
Accanto alle indicazioni raccolte tramite questionari, l’Osservatorio Culturale del Piemonte si è avvalso delle serie storiche degli ingressi nei musei, delle presenze e degli incassi relativi allo spettacolo dal vivo e all’esercizio cinematografico registrati in tutta la regione negli ultimi 5 anni per determinare una stima delle perdite economiche riferibile all’intero comparto e non unicamente al sottoinsieme dei rispondenti al monitoraggio.
A partire da questa analisi, si stimano in circa 50 milioni di euro i mancati incassi registrati nel primo semestre in tre ambiti dell’offerta culturale regionale:
– i musei, che riportano perdite tra i 19 e i 20 milioni di euro, ripartiti in una cifra che ruota attorno ai 14 Mln € per i beni della sola città di Torino e attorno ai 6 Mln € per quelli diffusi nel resto della Regione.
– lo spettacolo dal vivo, con stime di perdite attorno ai 17,5 milioni di euro (1,5 Mln legate a servizi non effettuati come laboratori, didattica, affitti, service a manifestazioni ecc. e i restanti 16 Mln € a mancati incassi da biglietteria), il 75% delle quali riferibili a organizzazioni della città di Torino.
– l’esercizio cinematografico, la cui perdita è stimata in circa 13,5 milioni di euro, se si tiene conto della media di incassi negli ultimi 5 anni, suddivisibili in circa 5,5 Mln € per Torino e 8 Mln € per il territorio regionale.
Va specificato che in questo conteggio non rientrano i contratti stipulati per la ricezione di forniture esterne che musei e organizzazioni di spettacolo dal vivo hanno interrotto verso le cooperative, le imprese di pulizie, i servizi didattici, ovvero tutte risorse che vengono a mancare all’insieme del comparto culturale e al suo indotto. Vanno aggiunti al conteggio anche gli operatori e le imprese che si occupano della produzione di attività culturali, dagli eventi all’organizzazione di mostre alla valorizzazione dei beni culturali, e il comparto che viene compreso nel termine imprese culturali e creative (dal design all’editoria, al comparto audiovisivo, ai videogames…). Considerando l’intero paesaggio, il computo delle perdite si estende ed emerge con evidenza come nel primo semestre del 2020 si possa considerare già superata la soglia dei 100 milioni di euro.
Accanto alle perdite economiche, un tema su cui il monitoraggio ha cercato di porre attenzione è stato quello del lavoro e in particolare dell’accesso ad ammortizzatori sociali e forme di sostegno al reddito dei lavoratori della cultura. Va sottolineato che il comparto culturale vede tra le fila dei propri lavoratori una forte presenza di soggetti non inquadrati nei contratti di dipendenza. Oltre alle partite Iva, i Co.Co.Co., ma anche lavoratori intermittenti (soprattutto per lo spettacolo dal vivo) con forme contrattuali che non permettono, nella gran parte dei casi, di essere inclusi nella platea dei destinatari di possibili sussidi. Un insieme di lavoratori inquadrati, titolari di contratti regolari, che pagano tasse e contributi, ma invisibili ai database degli istituti nazionali al momento di erogare forme di sussidio e aiuto, e che si stima prossimo alle 300 mila unità a livello nazionale.
Nelle diverse fasi di rilevazione degli effetti del COVID sull’occupazione culturale e, in particolare, con l’ultima effettuata nel mese di maggio, è possibile confrontare come sia cambiata la situazione per i soggetti che hanno risposto a tutti i questionari: la quota di coloro che hanno avuto accesso a forme di sostegno e di ammortizzatori sociali passa dal 10% della prima rilevazione al 29% della seconda e si attesta sul 44% nel terzo questionario, testimoniando l’allargamento progressivo della platea degli aventi diritto a forme di sostegno e di ammortizzazione delle perdite economiche.
Grafico 3. Soggetti afferenti al campione confrontabile che hanno avuto accesso a strumenti di sostegni per fase di rilevazione [Valori in percentuale]

Fonte: elaborazione OCP su dati organizzazioni culturali, 2020
La maggior parte dei rispondenti ha fatto ricorso alla Cassa integrazione ordinaria e in deroga o al Fondo integrativo salariale (poco più della metà in entrambe le rilevazioni). Seguono il bonus di 600 € (interessa poco più del 20% nella seconda rilevazione, poco più del 30% nella terza), e la sospensione nel pagamento dei contributi, al 10% nella seconda rilevazione, sopra al 35% nella terza.
Grafico 4. Diffusione degli strumenti di sostegno

Fonte: elaborazione OCP su dati organizzazioni culturali, 2020
Conclusioni
Il COVID si è abbattuto su di un comparto già in condizioni di sostenibilità precaria, indebolito da lunghi anni di crisi economica, caratterizzato da grande frammentazione interna e da un quadro normativo incompleto e contraddittorio. Oggi la cultura si trova a fare i conti con i costi del distanziamento sociale e le limitazioni che abbassano le presenze di pubblico consentito in moltissimi casi ben al di sotto delle soglie di sostenibilità economica. In questa situazione non poter far previsioni su quando si uscirà dal quadro normativo attuale, ma, anzi, sotto scacco della spada di Damocle di possibili ulteriori lockdown parziali o totali, nel malaugurato caso dell’innesco di nuovi focolai d’infezione, costituisce una condizione paralizzante e di difficilissima gestione sul piano delle singole strategie d’impresa. A questa situazione si accompagna sul più lungo periodo una previsione di calo sensibile del turismo nazionale e internazionale, che indubbiamente avrà un peso rilevante nei flussi di pubblico, a partire dalle visite ai musei, ai beni culturali e alle città d’arte, non si sa ancora in che misura compensato dal turismo di prossimità.
Molte istituzioni e organizzazioni culturali dovranno ripensare da zero le forme di sostenibilità e reinventare nuovi business model. Pensare a un pubblico più che dimezzato non significa un automatismo nel chiedere più soldi allo Stato per ripianare le perdite, indipendentemente dalla natura dell’organizzazione, ma implica il dover trovare un altro modello di sostenibilità, economica, sociale e culturale e ripensare completamente la propria missione. Il pubblico nelle sale non significa solo euro nelle biglietterie, ma è anche l’indicatore di come le risorse – e specie quelle pubbliche – vengano distribuite nel corpo sociale. La conquista del più vasto pubblico possibile è un compito etico delle istituzioni, oltre a essere l’indicatore dell’efficacia della redistribuzione delle risorse pubbliche nella società. Un’offerta culturale costretta entro dimensioni di pubblico ridotte al limite dell’elitario deve necessariamente pensare a un diverso modo di diffondere la propria produzione culturale, se vuole mantenere margini di legittimazione sociale per la propria spesa e per la quota di parte pubblica.
Per approfondimenti :
Rapporto Annuale “La cultura in Piemonte: il 2019 e le sfide del Covid nel 2020” https://ocp.piemonte.it/doc/relazione_annuale/ocp_relazione-annuale-2019.pdf
Monitoraggio | Cruscotti interattivi con:
- Sintesi dati prima rilevazione: https://bit.ly/ocpcovidfebbraio
- Sintesi dati seconda rilevazione: https://bit.ly/ocpcovidmarzofase2
- Sintesi dati terza rilevazione: https://bit.ly/monitoraggiocovidaprilemaggio
Parole chiave: cultura, effetti, covid-19