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PIEMONTE IN CIFRE

A cura di Roberto Strocco, Ufficio Studi e Statistica- Unioncamere Piemonte.

L’ultima edizione di “Piemonte in Cifre” ci restituisce un territorio, quello piemontese, che sembra aver lasciato alle spalle la fase più acuta della crisi economica, anche se la ripresa è lenta e difficoltosa.

Per quanto siano ancora lontani i livelli precedenti alla crisi, sul versante dell’economia regionale si sono registrati primi, seppur timidi, segnali di ripresa.

 

Nel corso dell’anno 2010 la produzione industriale del comparto manifatturiero piemontese ha, infatti, registrato un aumento complessivo pari al’8,7% rispetto all’anno precedente, trend positivo che si è confermato anche nel corso del I trimestre del 2011, quando la variazione della produzione industriale rispetto allo stesso trimestre del 2010 è risultata pari al +6,8%.

 

Variazione % della produzione industriale sullo stesso trimestre dell’anno precedente.

Fonte: Unincamere Piemonte, 158a indagine congiunturale sull’industria manifatturiera piemontese

 

Il clima di fiducia ha inoltre sostenuto una ritrovata vitalità del sistema imprenditoriale piemontese: nell’anno 2010 sono state 32.490 le nuove aziende nate in Piemonte ed il bilancio tra nuove iscrizioni e cessazioni si è tradotto in un tasso di crescita del +0,82%, superiore rispetto a quelli registrati nel 2008 e 2009. Del ritorno alla normalità della dinamica imprenditoriale hanno beneficiato, soprattutto, i settori del turismo e degli altri servizi, in minor misura quelli del commercio e delle costruzioni.

Ma, per tutto il 2010, il vero motore dell’economia regionale è stato il commercio estero. Le esportazioni hanno raggiunto i 34,5 miliardi di euro, registrando una variazione del +16,0% rispetto all’anno 2009. La tendenza positiva della domanda internazionale viene confermata anche dai dati relativi al I trimestre 2011, che segnalano un nuovo aumento delle esportazioni piemontesi pari +16,2%, valore che assume un significato ancor più rilevante se confrontato con i dati già positivi dell’anno 2010.

Altro importante tassello che compone il puzzle dell’economia regionale, e che negli ultimi anni ha fatto registrare performance positive, è quello del turismo: nel 2010 il numero dei turisti giunti in Piemonte ha raggiunto quota 4.087.512, registrando un incremento del 5,7% rispetto al 2009; le presenze hanno superato la soglia dei 12 milioni, in aumento rispetto all’anno precedente del +6,7%.

 

Se da un lato, l’economia regionale tira un sospiro di sollievo, al contrario, il contesto sociale della nostra regione non riesce ancora a scorgere l’uscita dal tunnel della crisi.

In un contesto di ripresa economica ancora debole, i dati contenuti nell’Annuario statistico regionale segnalano come circa il 12% delle famiglie piemontesi giunga a fine mese con grande difficoltà, e il 5,9% della popolazione risieda in famiglie al di sotto della soglia di povertà: sintomi della presenza di un disagio sociale, aggravato dalle difficoltà in cui versa il mercato del lavoro regionale.

In base ai dati Istat sulla rilevazione delle forze lavoro, gli effetti negativi della crisi economica internazionale hanno continuato a gravare sul mercato del lavoro piemontese anche nel 2010; i dati riferiti alla media dell’anno mostrano come gli occupati in Piemonte siano ammontati a 1.844mila, circa 16mila unità in meno rispetto al 2009 (-0,9%). Il calo dell’occupazione ha riguardato la componente maschile, a cui si contrappone un lieve incremento di quella femminile. Conseguentemente, il tasso di occupazione della popolazione in età 15-64 anni è risultato pari al 63,5%, cinque decimi di punto percentuale in meno rispetto al 2009. A livello settoriale, la contrazione dell’occupazione scaturisce dalle flessioni delle unità lavorative nei settori delle costruzioni e dei servizi, mentre agricoltura e industria in senso stretto registrano variazioni positive dei rispettivi livelli occupazionali. Parallelamente al calo dell’occupazione, il 2010 ha registrato un nuovo forte aumento delle persone in cerca di occupazione (+10,2%) e il tasso di disoccupazione è passato dal 6,8% del 2009 al 7,6% del 2010.

Le condizioni critiche del mercato del lavoro piemontese sono risultate evidenti anche nel massiccio ricorso delle imprese agli ammortizzatori sociali: nel 2010 le ore totali di cassa integrazione guadagni autorizzate sono state pari a circa 186 milioni, con un incremento del 12,7% rispetto al 2009.

E’ sui giovani, tuttavia, che la crisi ha avuto le ripercussioni peggiori: nel 2010 il tasso di disoccupazione della popolazione compresa nella fascia d’età 15-24 anni è risultato pari al 26,6%, in netta accelerazione rispetto al 24,1% dell’anno prima. Nello stesso anno, poi, il tasso di giovani NEET (Not in Education, Employment or Training) sul totale della popolazione di riferimento è risultato pari al 16,6%.

Se le previsioni informano che il Pil crescerà dello 0,9% nel 2011, e dell’1,1% nel 2012, le stesse segnalano anche come le difficoltà perdureranno, invece, più a lungo sul versante sociale. Si rende, così, necessario, guardare oltre il prodotto interno lordo, per indagare anche quei fenomeni legati ai concetti di benessere e di qualità della vita, che da più parti vengono annoverati tra i fattori trainanti l’uscita dalla crisi economico-finanziaria. L’elenco delle tematiche e degli indicatori legati ai temi del benessere e della qualità della vita impiegati in letteratura è notevole, ma la lettura di alcune cifre contenute nell’annuario statistico regionale e nel quadro statistico complementare è in grado di fornire alcuni spunti interessanti.

 

Principali variabili macroeconomiche del Piemonte (variazioni % rispetto l’anno precedente)

(a) Valori concatenati
Fonte: Elaborzioni UnioncamerePiemonte su dati Prometeia

 

Conclusioni. Dopo l’ annus horribilis del 2009, l’economia piemontese ha saputo ritrovare nel corso del 2010 la strada della ripresa che le ha consentito di recuperare una parte rilevante di ciò che si era perso nell’anno precedente. Una ripresa ancora in chiaroscuro, trainata essenzialmente dalle ottime performance della domanda internazionale.

Se dal lato economico la ripresa è più evidente, da quello occupazionale e sociale permangono ancora aree di incertezza: la disoccupazione, soprattutto giovanile, la sottoccupazione e la precarietà minano la visione futura e rendono debole la domanda interna. Consumi e investimenti ristagnano, con poteri d’acquisto che vengono ulteriormente erosi da aumenti di prezzi e tariffe e da manovre di rientro dal deficit pubblico.

Il Piemonte ha quindi bisogno di una crescita robusta, condizione essenziale per innescare nuovamente una spirale virtuosa di investimenti, innovazione e occupazione. Occorre pensare nuovi modelli di sviluppo, dove affidare un ruolo fondamentale alla competitività territoriale, con elementi chiave come accessibilità, formazione a tutti i livelli, reti di imprese, ricerca e innovazione, internazionalizzazione, promozione delle eccellenze.

Per affrontare il tema della competitività territoriale del Piemonte non servono grandi politiche nazionali, occorrono prevalentemente una buona politica, una buona programmazione e buone azioni degli enti pubblici e privati a livello locale.

L’intero Rapporto Piemonte in Cifre è consultabile e scaricabile al seguente indirizzo: http://www.piemonteincifre.it/