Dark Mode Light Mode
Dark Mode Light Mode

RAPPORTO SU TORINO: I LEGAMI CHE AIUTANO A CRESCERE

A cura di Luca Davico e Luca Staricco, Comitato Giorgio Rota- Eau Vive.

Il Dodicesimo Rapporto su Torino analizza aspetti tanto congiunturali quanto strutturali.

A proposito degli impatti della crisi sul tessuto socioeconomico dell’area torinese, nel 2010 si registra qualche segnale in controtendenza positiva: la produzione industriale in crescita (+8,2%, anche se con livelli pari solo all’84% di quelli del 2008), una risalita nei livelli di utilizzo degli impianti produttivi (dal 55,5% dell’anno precedente al 66,6% di inizio 2011), recuperi in alcuni settori (alimentare, chimico, elettrico, elettronico, prodotti in metallo), l’aumento del numero di imprese (+1,2% in provincia).

 

Rimane però molto critica la situazione occupazionale: +3,8% di senza lavoro in due anni (peggio che nelle altre province metropolitane), 9,6% di disoccupati a Torino città, 31,1% tra i giovani 15-24enni, +25,9% di cassa integrazione con un totale di quasi 400 ore per ogni dipen-dente dell’industria (superando nettamente Bari e Napoli, seconda e terza provincia per inci-denza della CIG, ferme ben sotto le 200 ore).

I redditi procapite dei piemontesi si sono ridotti del 5,5% – la contrazione più marcata d’Italia – colpendo soprattutto i dipendenti; il 18,9% dei torinesi ha fatto debiti o eroso i ri-sparmi; il numero di protesti per mancato pagamento di assegni, cambiali o vaglia è cresciuto del 25,1%.

I consumi sono scesi del 10%, ma non uniformemente: quelli di imprenditori e professionisti crescono, mentre stringono la cinghia soprattutto i nuclei operai, i single, le famiglie con un solo genitore. La principale voce di spesa rimane l’abitazione (28% del totale) ed è sempre più difficile far fronte a mutui e affitti: nell’ultimo anno i pignoramenti sono aumentati a Torino del 54,8% (il più alto valore tra le metropoli italiane, benché l’incidenza sulla popolazione a Milano sia superiore), gli sfratti del 155% tra 2007 e 2010 (un caso ogni 436 famiglie, valore medio tra le metropoli italiane). Sebbene Torino sia attiva nelle politiche per la casa – tra 2006 e 2010 sono stati assegnati 2.965 alloggi popolari – le famiglie in lista d’attesa all’ATC sono 9.965.

Le richieste di assistenza crescono: gli interventi di sostegno al reddito dei Servizi sociali del Comune sono triplicati nell’ultimo quadriennio, le organizzazioni del terzo settore hanno avuto nel 2010 un aumento di richieste del 18,2% rispetto all’anno precedente, quando già erano salite del 25%.

Nell’area torinese, dunque, la crisi continua, anche per le croniche debolezze di questo territorio: un sistema manifatturiero tuttora troppo legato alla metalmeccanica (vi lavora il 70% degli addetti dell’industria), un terziario scarsamente produttivo, una propensione agli scambi internazionali ancora troppo debole nei confronti dei Paesi emergenti.

Il resto del Dodicesimo Rapporto guarda anche ottimisticamente al futuro, oltre la crisi, soffermandosi in particolare su due risorse strategiche, pur molto diverse tra loro: i giovani (protagonisti per eccellenza del futuro) e lo sviluppo di infrastrutture e trasformazioni urbane.

I giovani sono una risorsa fondamentale per ogni territorio che intenda puntare verso economia della conoscenza, sviluppo sostenibile, crescita delle classi creative, ma a Torino sono pochissimi (rispetto alle altre metropoli europee e mondiali) e non molto qualificati (con la più alta quota tra le grandi città del Centronord di giovani con la sola licenza media e la terzultima quota di laureati tra tutte le metropoli italiane).

In più, i giovani torinesi risultano particolarmente colpiti dalla crisi (qui si registra il più alto tasso di disoccupazione del Centronord, ormai ai livelli di alcune province metropolitane meridionali) e in condizioni strutturalmente deboli: il 41,5% dei torinesi occupati tra i 20 e i 29 anni ha un’occupazione precaria, il 50,5% guadagna meno di 1.000 euro al mese; così, solo il 17,6% ha una famiglia propria o abita da solo. A fronte di una situazione presente molto critica, la gran parte ha elevate aspirazioni lavorative: il 29% aspira a una libera professione, l’11,9% ad insegnamento e ricerca, il 7,2% al mondo dei media e dello spettacolo; quasi nessuno, tra l’altro, è interessato a lavorare nell’industria.

Sta aumentando fortemente, come noto, la quota di giovani stranieri, ormai pari al 30% a Torino tra i 27-30enni; da anni le scuole sono ormai multietniche e all’università si sommano anche gli stranieri arrivati apposta dall’estero (a Ingegneria informatica, Lingue e Medicina ormai pari al 6-8% degli iscritti). Nonostante tanti positivi segnali di integrazione, i ragazzi stranieri spesso subiscono ancora oggettive discriminazioni: ad esempio se ne contano pochi nei licei, molti tra i disoccupati, i precari, i lavoratori esecutivi.

Rispetto al futuro, la maggioranza dei giovani torinesi (56,3%) prova sentimenti ottimistici, ma è ampia la quota – specie tra gli italiani – di chi invece si dice preoccupato. Anche rispetto al futuro di Torino le opinioni sono ambivalenti e, di nuovo, polarizzate tra ragazzi italiani e stranieri: questi ultimi sono più ottimisti circa uno sviluppo economico e un miglioramento ambientale, gli italiani temono maggiormente un declino della città. In ogni caso, gli uni e gli altri pensano di rimanere a vivere a Torino, rivelando così un radicato senso di appartenenza.

Per quanto riguarda un’altra risorsa strategica per il futuro – infrastrutture e trasformazioni urbane – il Dodicesimo Rapporto prende in esame i principali interventi (realizzati o programmati) sul fronte dell’offerta di trasporti per l’area torinese, dal livello continentale a quello comunale, e il loro rapporto con le trasformazioni territoriali. Si tratta di un rapporto potenzialmente virtuoso, perché gli incrementi di accessibilità garantiti dalle nuove infrastrutture potrebbero generare maggiori valori immobiliari e opportunità di sviluppo, sfruttabili tra l’altro per il finanziamento delle infrastrutture stesse (viste le attuali limitate risorse finanziarie disponibili).

Il Rapporto evidenzia però come tale potenziale circolo virtuoso sia stato per ora colto in misura solo limitata, per la mancanza di adeguate politiche territoriali ed urbanistiche. La ferrovia ad alta velocità Torino-Milano, ad esempio, è stata finora accompagnata da una debole strategia di maggiore cooperazione tra le due città, e Torino rischia di subire negativamente il peso maggiore dell’area milanese. Il Sistema ferroviario metropolitano offrirebbe l’occasione per promuovere una struttura insediativa policentrica e forme di mobilità maggiormente sostenibili, ma la strategia del nuovo Piano territoriale di coordinamento provinciale non sembra sfruttare a pieno tale opportunità.

In ambito comunale, le aree di trasformazione delle quattro Spine sono ancora lontane dal costituire vere nuove centralità urbane: occorrerà prestare particolare attenzione in fase di completamento, per dotarle di adeguati servizi di livello sia locale sia metropolitano. Anche nel caso dei prolungamenti della linea 1 della metropolitana e della progettata linea 2, sarà cruciale garantire una presenza significativa di attività terziarie e produttive, per evitare lo sviluppo di nuovi contesti prettamente residenziali, scarsamente attrattivi per il resto della città.

Discorso analogo sul fronte delle reti telematiche: benché le connessioni veloci e senza fili siano in crescita, Torino (con l’Italia) sconta tuttora un ritardo notevole, con una copertura territoriale a macchia di leopardo e poca chiarezza persino sulla reale dotazione; i livelli di utilizzo – da parte di imprese e cittadini – rimangono largamente al di sotto di quelli potenziali, in primo luogo per la mancanza di adeguate politiche volte a promuoverne la fruizione.

 

L’intero Dodicesimo Rapporto su Torino – così come i precedenti undici – è consultabile e scaricabile, capitolo per capitolo, dal sito www.eauvive.it