Di Stefano Aimone, Stefano Cavaletto, Vanna Tessore, IRES Piemonte
Introduzione
Il concetto di consumo critico sintetizza e comprende i modelli organizzativi e le scelte di consumo ispirate a valori quali la sobrietà, il rispetto dell’ambiente, la valorizzazione delle produzioni locali e biologiche, la solidarietà, l’eticità e, in parte, il risparmio. A esso sono riconducibili fenomeni quali la filiera corta, la scelta da parte dei consumatori di produttori che si dimostrino “responsabili” nei confronti dell’ambiente circostante, dei clienti e dei propri lavoratori, l’acquisto collettivo per assumere maggiore forza nei confronti del mercato.
• Una particolare forma organizzativa del consumo critico è quella dei gruppi di acquisto solidale (GAS). Un GAS è formato da un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare direttamente prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro. L’aggettivo “solidale” è attribuito al gruppo di acquisto nel momento in cui questo decide di utilizzare il concetto di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti.
In Italia la rete dei GAS (www.retegas.org) conta una presenza di circa 800 gruppi di acquisto ma si stima che, considerando anche la presenza di molti gruppi informali non associati, il numero effettivo sia più che doppio. La distribuzione nazionale è sbilanciata verso le regioni del Centro-Nord anche in virtù delle vaste aree urbane e periurbane in cui questa modalità è più diffusa soprattutto per la presenza di un tessuto sociale e associativo più denso. Rete GAS rappresenta circa 90 gruppi aderenti in Piemonte, dei quali oltre la metà si colloca nella provincia di Torino. La crescita nel corso degli ultimi anni è stata rilevante.
Grazie a una convenzione stipulata con l’Assessorato al Commercio della Regione Piemonte, l’IRES Piemonte ha svolto una ricerca analizzando le motivazioni, le modalità organizzative e le prospettive di sviluppo dei GAS. Sono anche state sondate le criticità incontrate dai produttori che riforniscono i gruppi e, infine, si sono ipotizzate eventuali politiche pubbliche di sostegno. La ricerca si è svolta a cavallo tra il 2009 e il 2010. Sono stati intervistati 21 gruppi di acquisto, 3 esercizi commerciali o di ristorazione che aderiscono alla filosofia dei GAS ponendosi come “intermediario virtuoso” tra produttori e acquirenti, 16 produttori in varie province della regione.
Figura 1 – Distribuzione regionale dei GAS censiti da Rete Gas nel 2011

Fonte: www.retegas.org
Le motivazioni
La costituzione di un GAS avviene prevalentemente sulla base di motivazioni quali la solidarietà verso i piccoli produttori e l’incentivazione della filiera corta e della fornitura a breve raggio (il cosiddetto ” chilometro zero”). Altre ragioni, come la tutela per l’ambiente, la ricerca del cibo genuino e il prezzo vengono anche citate, ma non appaiono essere determinanti.
Alla base della nascita del gruppo, il rapporto più frequente è quello d’amicizia, spesso collegato alla condivisione della stessa zona di residenza (paese o quartiere cittadino). Dalla ricerca, in particolare, emerge l’intreccio tra amicizia, volontariato e frequentazione di iniziative di commercio equo e solidale.
Le dimensioni
Il numero di componenti dei GAS intervistati varia dalle 8 alle 130 famiglie, per una media di 25/30 famiglie. Il volume annuo di acquisti complessivi varia dai 1.000/2.000 euro nei GAS più piccoli fino a 20.000 e 50.000 euro nei GAS che coinvolgono il maggior numero di famiglie e acquistano più tipologie di prodotti. La spesa media annuale effettuata da ciascuna famiglia attraverso il GAS si situa attorno ai 200 euro; solo nel caso dei GAS più grandi e forniti del listino più completo la spesa annuale arriva a 500/600 euro a famiglia, con una punta fino a 1.000 euro. Il peso economico degli acquisti effettuati attraverso i GAS è quindi piuttosto esiguo, non solo in termini assoluti ma anche rispetto al volume annuo di acquisti effettuato complessivamente da una famiglia. Questo dato spiega chiaramente come, almeno per ora, l’interesse del fenomeno non risieda tanto nel suo peso economico, quanto nel valore di testimonianza di uno stile di consumo, nella ricerca di senso in un atto spesso meccanico come quello di fare la spesa, nelle dinamiche relazionali che si producono all’interno del gruppo e verso la rete dei fornitori, nel sostegno concreto assicurato a piccoli produttori che si specializzano nelle forniture ai GAS.
L’organizzazione
La ricerca ha cercato di ricostruire il modello organizzativo dei GAS, studiandone organizzazione interna, criteri di scelta dei prodotti, aspetti logistici quali i contatti con i produttori, il trasporto e lo stoccaggio delle merci.
Una prima tipologia di organizzazione è quella informale, caratterizzata dall’assenza di una vera e propria struttura. Generalmente si adatta ai gruppi di dimensione ridotta. Una seconda tipologia è quella che prevede l’appoggio ad associazioni o cooperative già esistenti. Il vantaggio di questo tipo di organizzazione è la possibilità di avvalersi dei magazzini e delle strutture dell’associazione che fornisce al gruppo non solo aiuto in termini logistici, ma anche la tenuta di una regolare contabilità. Una terza tipologia è quella in cui il gruppo si costituisce in associazione. Generalmente questa esigenza sorge quando il gruppo aumenta di dimensione e preferisce diventare un soggetto giuridico con una più ampia autonomia e identità, anche per ottenere eventuali agevolazioni. Tra i soggetti intervistati, circa la metà si sono definiti come casi informali, mentre i restanti si appoggiano ad associazioni. Per quanto riguarda la terza tipologia, è stato riscontrato solo il singolo caso di un GAS molto grande, formalizzato in associazione, ma privo di strutture di appoggio.
La comunicazione interna al gruppo avviene prevalentemente via e-mail e le riunioni avvengono a intervalli di uno o due mesi. In molti casi si tratta anche di momenti di confronto sugli stili di vita, dibattiti, incontri formativi di vario genere, organizzazione di eventuali attività sul territorio: questa tendenza, che vuole portare il GAS a essere un soggetto attivo sul territorio e non un semplice gruppo di acquisto appare in decisa crescita.
Il modello organizzativo più diffuso nella gestione degli acquisti in un GAS è quello basato sull’individuazione di un referente per ogni prodotto acquistato. Questa persona ha l’incarico della gestione completa dell’acquisto: raccogliere e inoltrare gli ordini; organizzare il trasporto e lo stoccaggio, effettuare il pagamento; suddividere e distribuire il prodotto tra i membri. Molto diffuso è il modello che prevede due responsabili per ogni prodotto, oppure dei piccoli “sottogruppi” di supporto al referente del prodotto, che lo coadiuvano nella gestione di quei prodotti definiti “più impegnativi” (ad esempio il formaggio Grana), che richiedono a volte di essere scaricati, porzionati e confezionati dal GAS stesso.
Più della metà dei gruppi intervistati si appoggia a spazi messi a disposizione nelle abitazioni private. Altri gruppi possono contare su uno spazio/magazzino, questo può essere: sede propria dell’associazione di riferimento, spazio fornito da una struttura pubblica, bottega del commercio equo solidale, spazio fornito da una parrocchia o spazio affittato presso altra associazione tramite offerta annuale.
I prodotti acquistati e la scelta dei fornitori
Per quanto riguarda il “paniere” dei prodotti, i GAS intervistati acquistano in media 12 diverse tipologie di prodotto, con un minimo di quattro fino a un massimo di 21 prodotti, in prevalenza di prodotti alimentari a lunga conservazione (olio, pasta, riso, ecc.). Tra i beni acquistati da oltre la metà delle famiglie l’unica eccezione non alimentare è rappresentata dai detersivi. La preferenza è accordata ai prodotti biologici, meglio se sfusi. La maggior parte dei gruppi si orienta su produttori conosciuti direttamente o che sono stati consigliati da altri GAS, con i quali circa il 50% degli intervistati effettua acquisti in comune. La fiducia si evidenzia come elemento chiave che indirizza le scelte, il che in molti casi permette di sopperire all’assenza di certificazioni ufficiali.
La visione dei GAS
Rispetto alle opportunità e alle minacce del contesto, quasi tutti i GAS sono convinti che la particolare contingenza economica abbia fatto emergere con maggiore forza l’esigenza di un cambiamento negli stili di vita. Inoltre, quasi tutti ritengono che sia in aumento l’attenzione riservata alle tematiche ambientali, dello sviluppo sostenibile e del consumo consapevole.
I punti di forza per quasi tutti i gruppi sono i rapporti di amicizia e di conoscenza preesistenti. I punti di debolezza risiedono invece in questioni pratiche/organizzative, ad esempio la mancanza di una sede comune, la logistica.
Le principali prospettive di evoluzione possono essere riassunte in sei filoni: crescita del paniere dei prodotti con l’obiettivo di ridurre il ricorso alla grande distribuzione organizzata; integrazione di nuovi membri nella rete dei GAS secondo tre possibili modalità (ovvero accoglienza all’interno del gruppo, supporto nella formazione di nuovi gruppi, scissione del gruppo originario); ricerca di prodotti di qualità ancora migliore; reperimento di locali da adibire a sede e/o magazzino/ centro incontri; creare reti di gruppi; intraprendere nuove forme di consumo critico, quali il turismo sostenibile o l’adozione del sistema fotovoltaico per la produzione di energia rinnovabile.
Se le relazioni fra GAS sono abbastanza frequenti e diffuse, lo stesso non si può dire per le collaborazioni con gli enti pubblici e le istituzioni del territorio, instaurate solo da un terzo dei gruppi intervistati. La collaborazione più frequente instaurata è quella con la Provincia di riferimento.
Il punto di vista dei produttori
Le aziende fornitrici dei GAS contattate durante la ricerca si caratterizzano per un fatturato non molto elevato (solo la metà riesce a superare i 400.000 euro) ma significativo in relazione alle dimensioni dei gruppi analizzati nella ricerca. I loro metodi di produzione corrispondono ai requisiti richiesti dai GAS: utilizzo di prodotti biologici e di componenti “naturali” e non nocivi per il consumatore; rispetto per l’ambiente; ricerca dell’aderenza nei metodi di produzione a tecniche tradizionali; attenzione per le condizioni dei lavoratori.
Tra i criteri di scelta dei prodotti acquistati dai GAS, la certificazione biologica non è considerata una discriminante fondamentale, se sostituita dal rapporto fiduciario tra uno o più membri del gruppo ed il produttore, che rende noti i metodi di produzione adottati. I GAS sono consapevoli del fatto che, generalmente, i piccoli produttori non richiedono la certificazione biologica poiché la considerano una spesa gravosa e non strettamente necessaria.
Tutti i produttori intervistati intrattengono in modi diversi rapporti commerciali con i GAS o altre forme di aggregazione finalizzate ad un consumo critico. La maggior parte dichiara di essere entrata in contatto con i gruppi d’acquisto tramite il passaparola, internet o nel corso di alcune fiere.
L’instaurarsi delle relazioni con i GAS ha prodotto dei cambiamenti sostanziali per alcuni produttori: incrementi di fatturato, ampliamento della gamma dei prodotti, adozione di nuovi metodi di produzione, sostituzione del target di clientela precedente, possibilità concreta di affrontare positivamente la crisi economica in atto. In alcuni casi, i GAS si sono rivelati determinanti per la sopravvivenza di alcune imprese e hanno incentivato e sostenuto economicamente l’introduzione di novità nei metodi di produzione.
Le proposte per possibili politiche pubbliche
La principale criticità evidenziata nella gestione dei gruppi d’acquisto è legata alle difficoltà logistiche, in particolare alla mancanza di spazi dove far confluire e conservare i prodotti in attesa della distribuzione tra gli associati. Tale carenza limita la possibilità di acquistare prodotti freschi, come frutta e verdura e molti tipi di formaggio. I gruppi intervistati suggeriscono generalmente che gli enti locali potrebbero fornire gratuitamente spazi oppure incentivi economici per organizzare adeguatamente sedi e trasporti. Dalla logistica è emersa anche l’idea di ottenere un grande spazio pubblico, attrezzato adeguatamente per creare una sorta di “Centrale” d’acquisto e di distribuzione al servizio di tutti i gruppi presenti in una provincia o in una sua sub-area. Alcuni GAS propongono inoltre di coinvolgere i giovani che prestano il servizio civile, dato che la scarsa disponibilità di risorse umane e lavoro volontario è uno dei fattori limitanti dello sviluppo dei gruppi.
Sono anche emerse proposte più strutturate. In primo luogo sostenere i GAS nell’organizzazione e nella gestione degli ordinativi e della distribuzione, ad esempio attraverso la creazione di apposite cooperative sociali. Una cooperativa potrebbe gestire in modo più efficiente ordini anche molto significativi. Per i produttori gestire il rapporto con alcune cooperative potrebbe essere più semplice e assicurare l’assorbimento di una parte significativa della produzione, oltre che una cadenza periodica negli acquisti. Dall’altro lato sarebbe importante il sostegno pubblico alla creazione di consorzi di agricoltori e di azioni volte a favorirne l’aggregazione e l’efficienza.
Un’altra strada percorribile è quella di favorire anche in Italia lo sviluppo di organizzazioni simili alle AMAP francesi per la condivisione dei rischi. Le AMAP (Association pour le maintien de l’agricolture paysanne) hanno l’obiettivo di creare dei contratti locali tra i consumatori e gli agricoltori nelle aree periurbane e submontane. Nelle AMAP il gruppo di consumatori assume l’impegno di anticipare almeno in parte il pagamento della produzione agricola di un anno, mentre l’agricoltore si impegna a fornire settimanalmente un paniere di prodotti di stagione.
Gli intervistati, infine, hanno segnalato l’esigenza di una maggiore e più approfondita diffusione di informazioni, che potrebbe tradursi in due canali principali: da un lato l’apertura di sportelli presso i Comuni che possano fornire assistenza per la creazione di nuovi GAS, dall’altro lato, la possibilità per i produttori di essere visibili e facilmente rintracciabili in rete attraverso portali e vetrine dedicate.
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