Di Renée Ciulla e Margherita Lala, IRES Piemonte
Introduzione
I sistemi agroalimentari locali rivestono un ruolo cruciale nella promozione dello sviluppo sostenibile dei territori come è stato riconosciuto sia a livello europeo che a livello nazionale e regionale.
In particolare, la valorizzazione dei sistemi agroalimentari locali potrebbe presentare vantaggi non trascurabili da un punto di vista:
• Economico: le varie tipologie di filiera corta, tramite l’eliminazione di uno o più passaggi intermedi potrebbero garantire un reddito più equo agli agricoltori e rivitalizzare le economie locali, in alcuni casi anche quelle delle aree più marginalizzate. Potrebbero inoltre ridurre l’impatto della crescente volatilità dei prezzi nonché la dipendenza dai combustibili fossili.
• Ambientale: accorciando le distanze fra il luogo di produzione e il luogo di consumo dei prodotti alimentari, si diminuirebbero le esternalità negative dei trasporti (food miles) e si ridurrebbero le emissioni di anidride carbonica.
• Sociale: relazioni sociali basate sulla fiducia fra produttore e consumatore porterebbero a un maggiore scambio di informazioni e di conoscenza, alla valorizzazione di risorse territoriali che possono essere considerate come beni pubblici quali la preservazione del paesaggio e della biodiversità.
Ovviamente un calcolo accurato di costi e benefici andrebbe contestualizzato nei diversi territori e nelle diverse aziende agricole, in modo tale da poter adottare strategie mirate volte a sfruttare al meglio le potenzialità peculiari delle diverse aree territoriali.
L’analisi e la ricerca
Aimone e Cavaletto (2009) sostengono che la filiera corta dei prodotti alimentari non sia un fenomeno nuovo in Piemonte, in quanto le tradizioni agricole regionali sono sempre state caratterizzate da relazioni sociali fondate sulla vendita diretta. Tuttavia il fenomeno ha recentemente acquisito una dimensione nuova: i farmers’ markets, i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) e gli acquisti on-line sono modalità di commercializzazione dei prodotti agricoli che, se da un lato riflettono le principali trasformazioni sociali, economiche e culturali degli ultimi decenni, dall’altro segnano la riscoperta e la re-interpretazione di valori ‘tradizionali’ legati alla produzione e al consumo di cibo.
Dal punto di vista quantitativo, nel 2009, le vendite dirette dalle aziende agricole in Italia ammontavano a 3 milioni di euro. Sebbene la Toscana si attestasse al primo posto in termini di valore delle vendite dirette, il Piemonte si trovava al secondo posto, con il 15,4% del valore nazionale (Gardini et al. 2009). La vendita diretta in Piemonte italiane mostra una sua peculiaritetà rispetto alla media nazionale: la vendita diretta di vino ammonta infatti al il 60% del totale, l’ortofrutta al 10,4%, i formaggi al 9%, seguiti dal miele con l’8,7% , le uova (11%) ed infine la carne e salumi (7%) (Gardini et al. 2009).
Per quanto riguarda invece l’attuale quadro normativo nazionale, il decreto legislativo 18/5/2001, n. 228 “Orientamento e modernizzazione del settore agricolo” permette la vendita dei prodotti locali direttamente nelle aziende agricole o in luoghi adibiti alla loro distribuzione, sia in forma stanziale che itinerante, tramite una comunicazione (DIA) che informi il comune nel quale avviene la vendita. Nel 2010, inoltre, la Regione Piemonte ha stanziato una somma di 1,7 milioni di euro per una serie di iniziative volte ad incentivare la filiera corta (regione.piemonte.it). Tuttavia, nonostante gli incentivi e le facilitazioni normative, si riscontrano difficoltà all’espansione della vendita diretta.
All’interno di questo contesto, quindi, ci si è chiesto quali fossero le problematiche che possono ostacolare la crescita del settore e cosa occorrerebbe proporre per favorirne l’espanzione, anche alla luce della domanda crescente di prodotti green oriented. Per rispondere a queste domande, a partire dal mese di settembre 2010, fino a marzo 2011, sono stati intervistati, per una ricerca condotta dall’Ires Piemonte, 248 produttori agricoli di tutte le province della regione attraverso questionari a domande aperte e chiuse, somministrati in mercati pubblici, sagre, cooperative e aziende agricole. Le dieci domande erano relative ai dati anagrafici dell’azienda agricola, ai finanziamenti agricoli, alle organizzazioni che sostengono i produttori locali e, infine, alle barriere, le opportunità e gli esempi di successo nell’ambito della vendita del cibo locale in Piemonte.
L’obiettivo di questa ricerca era duplice: comprendere meglio le prospettive e le sfide dei piccoli produttori piemontesi e offrire eventuali suggerimenti per le future politiche in questo ambito.
Ostacoli alla vendita di prodotti alimentari locali

Fonte: IRES Piemonte, 2011
Le risposte alla domanda che indaga la percezione dei principali ostacoli che gli agricoltori incontrano nel vendere localmente i loro prodotti, sono state in gran parte inattese. Insieme alla (per molti aspetti ovvia) concorrenza dei venditori commerciali che agiscono sullo stesso spazio fisico mercatale (30% delle risposte), un alto numero di risposte indica come importante difficoltà “la mancanza di educazione dei consumatori”, che raggiunge una percentuale quasi altrettanto alta di risposte, il 27%. Gli agricoltori si sentono frustrati dalla necessità di essere allo stesso tempo produttori di alimenti e produttori di conoscenze non più patrimonio della clientela.
Inoltre, gli agricoltori lamentano la scarsità dei controlli che porta alcuni contadini a vendere come locali dei prodotti che in realtà non lo sono, sfruttando spesso la vicinanza fisica con i banchi dei produttori diretti e la scarsa competenza dei consumatori.
“Altre” barriere includono la difficoltà di soddisfare la domanda, in alcuni casi superiore all’offerta, la mancanza di macelli locali, la carenza di clienti orientati ad acquistare (“toccano tutto e non comprano nulla”), la difficoltà a reperire risorse per investimenti iniziali e per l’acquisto di nuovi terreni e infine la troppa burocrazia richiesta dalle procedure applicative del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) o della certificazione biologica.
Punti di forza nella vendita di cibo locale

Fonte: IRES Piemonte, 2011
Per quanto riguarda i punti di forza le difficoltà a rispondere appaiono maggiori e sebbene una piccola percentuale di agricoltori non abbia in mente alcun punto di forza rispetto alla vendita di cibo locale, la maggioranza risponde citando le caratteristiche organolettiche dei prodotti come la freschezza e il sapore, utilizzando termini come ‘salubre’,’biologico’, ‘genuino’, ‘locale’, ‘affidabile’, ‘tipico’ e ‘naturale’.
Inoltre molti sottolineano il fatto che momenti e luoghi ‘consoni’ favoriscono la valorizzazione del cibo locale. La vendita diretta risulta avere particolare successo, per esempio, se associata a spazi e momenti ricreativi che risultano essere anche occasioni adatte alla sensibilizzazione del consumatore. Gli agricoltori sono anche profondamente consapevoli della potenziale sinergia tra vendita diretta e turismo, sostenuta da molti interventi.
Alcune delle richieste più comuni di aiuto o cambiamento da parte degli agricoltori includono una comunicazione più trasparente e fattiva tra la Regione, il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) e gli agricoltori che fanno vendita diretta (ad esempio per ricevere sussidi per l’innovazione). Inoltre gli agricoltori desidererebbero che venisse diffusa una maggiore informazione ai consumatori e che venisse pubblicizzata la differenza tra i prodotti alimentari locali e quelli importati (sull’esempio dell’iniziativa realizzata presso mercato di Porta Palazzo a Torino). Molti agricoltori, infine, desidererebbero che fossero aiutati i giovani ad acquistare terreni agricoli o a mettersi facilmente in contatto con gli agricoltori che hanno abbandonato i terreni.
Le politiche
Come sostenuto anche dalla Commissione delle Risorse Naturali dell’Unione Europea, gli enti regionali e locali potrebbero svolgere un ruolo fondamentale nella promozione di condizioni favorevoli per lo sviluppo dei mercati di cibo locale e, al tempo stesso, gestirne il coordinamento, proprio partendo dalla ‘voice’ dei produttori locali.
Con riferimento a un maggiore grado di autosufficienza del sistema alimentare del Piemonte sarebbe necessario creare un’alternativa su larga scala ai mercati pubblici non locali oppure rinnovare i mercati esistenti. Si potrebbero migliorare orari, sedi, pubblicità e atmosfera dei mercati, per offrire contesti più adatti alla vendita di cibo locale. Anche la sede specifica di ogni mercato dovrebbe essere monitorata più attentamente, dal momento che i mercati attuali non sempre sono ubicati nei quartieri o nelle città più adatte.
Inoltre esistono ampi margini di miglioramento della comunicazione fra organizzazioni di settore, enti pubblici, produttori e consumatori.
Un altro suggerimento che emerge dalla ricerca è quello di valorizzare e replicare le buone pratiche esistenti, come ad esempio quella dei Piccoli Produttori Biellesi (PiProbi) o del mercato ‘Campagna Amica’ a Porta Palazzo a Torino.
Infine occorrerebbe migliorare i sistemi di distribuzione. Ci sono molte aree di prossimità e zone limitrofe del Piemonte in cui domanda e offerta non si incontrano. Sarebbe utile una maggiore comunicazione fra produttori per ovviare a questo problema, oppure organizzare l’offerta locale e stimolare i grandi distributori verso contratti a favore di produttori regionali, dal momento che la domanda al consumo dei prodotti locali aumenta in Piemonte.
| Scheda: le buone pratiche
Piccoli Produttori Biellesi (PiProBi) è un gruppo di 25 produttori che operano nella provincia di Biella e vendono carne, formaggi, verdure, frutta, miele, confetture e vari cereali utilizzando una piattaforma informatica internet che gestisce in maniera estremamente efficiente l’incontro di domanda e offerta. Sia i consumatori che gli agricoltori si dichiarano molto soddisfatti dei risultati di questo sistema di vendita computerizzato e lo preferiscono rispetto alla partecipazione tradizionale ai mercati. La domanda dei consumatori per questo servizio aumenta ogni anno. Un altro esempio di ‘buona pratica’ nella sensibilizzazione dei consumatori può essere considerato il progetto Rururbal al mercato di Porta Palazzo a Torino. Il progetto, finanziato dall’UE (45.000 euro circa), coinvolge la Provincia di Torino e le tre unioni di coltivatori più importanti: CIA, Coldiretti e Confagricoltura. La prima fase del progetto ha dato una nuova veste a Porta Palazzo con poster che spiegavano e indicavano dove si trovano le aziende agricole (e la distanza da Torino) evidenziando l’importanza di acquistare cibo locale. Oltre alla sensibilizzazione dei consumatori, l’iniziativa può esser considerata un esempio di good governance dei sistemi alimentari locali in quanto coinvolge le piccole aziende agricole, le unioni di coltivatori, gli enti locali e l’Unione Europea. |
Bibliografia
Aimone, S. & Cavaletto, S. (2009). Documenti. La filiera corta in Piemonte: definizioni, numeri e tendenze, IRES Piemonte.
Comitato delle regioni, Unione Europea (2011). I sistemi agroalimentari locali.
Gardini, C., Lazzarin, C. & Cristofori, M. (2009). Osservatorio internazionale sulla vendita diretta nelle aziende agricole. Quarta edizione, Agri2000 e Coldiretti.
La Stampa, Porta Pila si fa bella sotto la tettoia. Novembre 10, Mercoledì, 2010.