Di Elena Pagliarino e Sara Pavone – CERIS CNR
Introduzione
La filiera lattiero casearia ha una grande rilevanza per l’economia piemontese. Complessa e diversificata, essa ben rappresenta l’intero comparto agroalimentare, chiamato a rispondere a sfide sempre più complesse dovute ai processi di globalizzazione, innovazione, trasformazione nelle preferenze dei consumatori, orientamento verso la sostenibilità, evoluzione delle politiche agricole e crisi economica. Il settore è al centro dell’attenzione della politica agricola comunitaria (Pac): nell’ultima riforma, approvata alla fine del 2008 nell’ambito della verifica intermedia dello stato di salute della Pac (il cosiddetto health check), la ristrutturazione del settore lattiero caseario è inserita tra le nuove sfide da affrontare entro il 2013.
Misure finalizzate a migliorare la competitività, la commercializzazione e l’innovazione e a ridurre gli effetti ambientali negativi generati dall’attività zootecnica sono introdotte nello strumento strategico di politica rurale della Pac, il programma di sviluppo rurale (Psr) 2007-2013.
Questo lavoro intende capire il ruolo che il Psr ha rivestito per l’industria lattiero casearia piemontese, cioè per quel segmento della filiera – quello della trasformazione – a più alto valore aggiunto, che, a differenza di altri comparti produttivi, comprende varie tipologie aziendali: grandi aziende agricole che trasformano in tutto o in parte il latte prodotto nel loro allevamento, cooperative di produttori e vere e proprie industrie di trasformazione.
Il ruolo della politica di sviluppo rurale è qui valutato confrontando le performance economico-finanziarie delle imprese beneficiarie degli aiuti pubblici con delle imprese non beneficiarie. Sono prese in considerazione le imprese che hanno ricevuto finanziamenti nell’ambito della misura G “Miglioramento delle condizioni di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli”, afferente al Psr 2000 2006 e della misura 123.1 “Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli”, relativa al Psr 2007 2013 al 31/12/2010. Il confronto è inserito in un’analisi più ampia tesa a comprendere lo stato di salute dell’industria lattiero casearia regionale. Il Piemonte è messo a confronto con due regioni leader, Lombardia ed Emilia Romagna, in un benchmarking volto a far emergere differenze e similitudini in termini di struttura e organizzazione, crescita economica e occupazionale, redditività operativa e solidità finanziaria. L’osservazione è condotta per il periodo 2007-2009 al fine di capire l’andamento del comparto e il comportamento delle imprese di fronte alla recente crisi economica mondiale.
Metodologia di indagine
L’analisi utilizza come strumento di osservazione i bilanci aziendali delle imprese di trasformazione. La metodologia utilizzata è quella del bilancio somma su campioni omogenei per base territoriale, dimensioni e attività produttiva. Per bilancio somma si intende che le voci dello stato patrimoniale e del conto economico di ciascun gruppo di imprese sono sommate come se si trattasse di un’unica impresa. In questo modo si evitano alcune distorsioni di tipo statistico, ma è necessario che l’impresa sia presente in tutti gli anni del periodo di osservazione. Tale metodologia ha già dimostrato una buona capacità di approfondimento ad esempio in Calabrese e Miggiano (2007) e Calabrese e D’Annunzio (2006). L’analisi è condotta sulle imprese presenti nella banca dati Aida di Bureau Van Dijk. Il campione delle imprese è costruito a partire da quelle classificate con il codice delle attività economiche Ateco 10.51 (industria lattiero casearia), perfezionato aggiungendo le imprese identificate con un codice diverso, ma presenti nell’albo degli acquirenti di latte dell’Agea. Per ogni gruppo di imprese sono analizzati:
• indici di sviluppo: fatturato e costo del lavoro (come proxy dell’occupazione);
• indici di organizzazione industriale: rapporto tra valore aggiunto e costo del lavoro (proxy della produttività del lavoro) e indice di integrazione di Adelmann, dato dal rapporto tra valore aggiunto e produzione (proxy del grado di integrazione verticale);
• indice della struttura finanziaria: indice di dipendenza finanziaria;
• indice di redditività: redditività del capitale investito nelle attività caratteristiche (ROI industriale).
Risultati
Per il triennio 2007-2009 è stato possibile costruire la serie storica completa dei bilanci di 475 imprese: 61 piemontesi (di cui 27 beneficiarie di aiuti), 149 lombarde e 265 emiliane. In termini di rappresentatività e significatività, le imprese del campione rappresentano, rispettivamente, il 36%, il 39% e il 41% dell’universo delle imprese attive e registrate presso le Camere di Commercio al 31/12/2010 e hanno un fatturato complessivo di 7,9 miliardi di euro: 6,3 miliardi le società di capitale e 1,6 miliardi quelle cooperative. A livello dimensionale prevalgono numericamente le micro e piccole imprese (complessivamente quasi l’80% del totale), seguono le medie imprese (16%), quindi le grandi imprese (5%). Per quanto riguarda la forma giuridica, le imprese si distribuiscono omogeneamente tra imprese di capitale e imprese cooperative con una leggera prevalenza di queste ultime (57%). Le imprese analizzate sono per lo più orientate alla produzione di formaggi a lunga stagionatura (i due grana) (46%), seguono le imprese a ciclo breve che fanno latte, yogurt e formaggi freschissimi (39%), quindi le imprese con un ciclo produttivo intermedio (15%).
Dall’analisi degli indicatori di sviluppo emerge un trend negativo per le vendite nel periodo 2007-2009 ( 2,16%), peggiorato nell’ultimo anno ( 8,05%), che fortunatamente non ha interessato l’occupazione, cresciuta nel triennio considerato, anche se meno nell’ultimo anno quando le conseguenze della crisi si sono fatte sentire in modo più acuto. Il Piemonte è in linea con le altre regioni per la produzione e presenta valori leggermente più favorevoli per l’occupazione. Il trend negativo è da imputare alle grandi imprese che con i loro elevati fatturati hanno inciso su tutto il comparto. Le micro e piccole imprese, infatti, hanno continuato a crescere anche durante la crisi (oltre l’8% e intorno al 5%, rispettivamente), le medie imprese invece sono cresciute dell’1,60% nel triennio, ma hanno perso il 5,34% nell’ultimo anno. Le aziende produttrici di formaggi a lunga stagionatura hanno continuato a crescere con addirittura una ripresa nell’ultimo anno, segno che i due formaggi grana sono davvero i prodotti trainanti del settore. I produttori di latte invece hanno avuto i risultati peggiori.
Per quanto concerne l’organizzazione industriale, in Piemonte si osserva un aumento del grado di integrazione verticale (+2,77% nel triennio), vale a dire un incremento delle fasi del processo produttivo svolte all’interno dell’impresa. La situazione resta invariata in Lombardia, mentre peggiora in Emilia Romagna ( 0,93% nel triennio e 5,07% nell’ultimo anno) dove però l’indicatore è quasi il doppio di quello delle altre due regioni. Nel 2009, la percentuale del valore delle attività svolte internamente sul totale della produzione è stato pari a 17,36% in Piemonte, 14,44% in Lombardia e 26,92% in Emilia Romagna. Il fenomeno lascia intravedere la volontà delle imprese piemontesi di valorizzare il know how aziendale ridimensionando l’esternalizzazione delle attività.
Il secondo elemento caratterizzante l’organizzazione industriale delle imprese è l’aumento, registrato in tutte le regioni, della produttività del lavoro, segno che il valore aggiunto è cresciuto in percentuale maggiore rispetto al costo del lavoro. Il Piemonte ha ottenuto le performance migliori per questo indicatore, il +8,18% nel triennio, contro il +3,27% dell’Emilia Romagna e il +1,48% della Lombardia. Si segnala la provincia di Novara che è risultata la più efficiente, con un miglioramento dell’indice del 27,83%. I risultati migliori si sono avuti poi nelle province di Milano, Modena, Reggio Emilia e anche Torino (+7,73%). Le provincie meno efficienti sono Cremona, Mantova, Parma e Cuneo ( 5,97%). Le imprese più produttive sono state le medie imprese (+10,53%), mentre le meno produttive sono state le piccole imprese ( 6,86%). Sono andate meglio le società di capitale (+4,88%) rispetto alle cooperative ( 4,66%) e le aziende a ciclo breve (+5,05%) rispetto a quelle a ciclo lungo ( 6,76%), mentre la situazione degli altri gruppi è rimasta pressoché invariata. I livelli di produttività del lavoro del Piemonte testimoniano una situazione positiva: tale indicatore infatti esprime lo stato di efficienza del sistema industriale e il livello di specializzazione nelle tipologie produttive a maggiore valore aggiunto. Come si vede nel grafico 1, Lombardia ed Emilia Romagna denotano valori statici e dinamici pressoché simili, mentre le imprese piemontesi esprimono valori di produttività decisamente migliori in termini di evoluzione, pur mantenendo costante il gap con le altre regioni del benchmark (circa il 5% in meno).
Grafico 1 – Produttività del lavoro

Fonte: nostra elaborazione su dati di bilancio
La struttura finanziaria delle imprese analizzate evidenzia una situazione simile. Tuttavia, per il Piemonte è possibile evidenziare un peso superiore dei mezzi di terzi, ossia dei debiti contratti, rispetto alla totalità delle fonti di finanziamento. Infatti, il valore assunto dall’indice di dipendenza finanziaria nel 2009 è pari a 64,85% per il Piemonte, 63,10% per la Lombardia e 63,38% per l’Emilia Romagna, e segnala un consistente ricorso al finanziamento esterno e quindi, a una sottocapitalizzazione delle imprese. La sottocapitalizzazione è considerata un fattore tipico delle imprese italiane, soprattutto di quelle di ridotta dimensione, e la scarsa partecipazione di capitale proprio rappresenta un aspetto di debolezza per l’impresa.
Il trend evolutivo dell’indice di redditività è in crescita per tutte le regioni nel triennio considerato, anche se il valore dell’ultimo anno (4,74 per il Piemonte, 5,70 per la Lombardia e 2,83 per l’Emilia Romagna) è inferiore a quello precedente per effetto della crisi (+0,91%; 2,20% e 0,63% rispettivamente). I valori del ROI sono simili a quelli medi del settore alimentare: 4,8 in Piemonte, 4,1 in Lombardia e 3,8 in Emilia Romagna, nel 2009 (Vitali et al., 2011, p. 101). Viceversa, la redditività cresce al crescere delle dimensioni aziendali (il ROI è pari a 1,68 per le micro, 1,57 per le piccole, 4,47 per le medie e 6,62 per le grandi imprese), a differenza di quanto avviene normalmente (ibidem, p. 111), segno che per le imprese lattiero casearie si realizzano economie di scala. A livello provinciale si distingue ancora una volta la provincia di Novara, con un ROI pari a 6,72, che insieme a quella di Milano (7,69), ha espresso la performance migliore. Tra i raggruppamenti per durata del ciclo produttivo, le aziende a ciclo breve hanno ottenuto i risultati migliori (7,21 contro 2,96 delle imprese a ciclo medio e 1,27 di quelle a ciclo lungo). Si evidenziano infine i limiti in termini di redditività delle imprese cooperative: solo 1,49 rispetto a 6,31 delle società di tipo capitalistico.
All’interno di questo quadro generale, i dati di bilancio delle imprese piemontesi che hanno beneficiato degli aiuti del Psr descrivono (in Tabella 1) un sub campione che ha avuto un trend peggiore in termini di fatturato rispetto alle imprese non beneficiarie ( 8,73 contro 5,86), ma migliori risultati in tutti gli altri campi: un miglior risultato in termini occupazionali (+5,36 contro +4,16); valori di produttività del lavoro più alti per tutti gli anni del triennio considerato, anche se con variazioni di periodo e dell’ultimo anno meno evidenti; minore dipendenza finanziaria; e risultati migliori in termini di integrazione e redditività operativa.
Tabella 1 – Indici di bilancio delle imprese piemontesi beneficiarie e non beneficiarie degli aiuti del Psr

Fonte: nostra elaborazione su dati di bilancio
Conclusioni
Il settore lattiero caseario piemontese ha subito gli effetti della crisi economica che si sono concretizzati in una perdita dell’8% tra il 2008 e il 2009. Tuttavia, in un’ottica comparativa, emerge che il Piemonte, pur partendo da una situazione di minor forza e specializzazione, ha tenuto meglio, realizzando risultati migliori delle due regioni leader del comparto. Per quanto riguarda il ruolo del Psr, in base a quanto emerso dall’analisi condotta, sembra che la Regione Piemonte abbia finanziato soprattutto le imprese best performance. Per quanto concerne gli aiuti del nuovo Psr, dal momento che nel 2009 la maggior parte delle imprese ammesse al finanziamento non aveva ancora realizzato l’investimento, si presume che i dati positivi siano dovuti a una più spiccata competitività delle aziende. Per quanto riguarda la passata programmazione, invece, è possibile che gli investimenti realizzati tramite il Psr abbiano inciso sulla competitività delle aziende. Comunque sia, sembra verificarsi una sorta di “selezione dei vincenti” il cosiddetto picking the winners: le imprese vincenti sul mercato sono quelle che intercettano gli aiuti pubblici. Se da un lato appare scontato il fatto che siano le imprese che godono di maggiore salute quelle che hanno le competenze, ma anche la possibilità di dedicare risorse aziendali (tempo e professionalità) al processo di accesso ai finanziamenti, sottraendo tali risorse dall’attività aziendale ordinaria. Dall’altro, tale situazione pone degli interrogativi circa l’opportunità che il sostegno pubblico vada alle imprese che se la caverebbero bene anche senza di esso. In ogni caso, questa è la direzione recente delle politiche pubbliche per lo sviluppo che così facendo intendono promuovere l’effetto traino per l’economia del territorio. Basti pensare alle politiche per i distretti industriali e le politiche a favore delle nuove tecnologie emergenti finalizzate alla nascita e allo sviluppo di nuove imprese in settori come le biotecnologie e le nanotecnologie.
L’analisi dei bilanci aziendali, applicata sistematicamente alle imprese beneficiarie e per confronto a tutte le imprese del comparto e ripetuta nel tempo, si conferma un utile strumento non solo per individuare le direttrici dello sviluppo, ma anche per generare una solida base conoscitiva per l’intervento pubblico.
Bibliografia
Calabrese G. e Miggiano R. (2007) Dalle best performance alle best practice nelle imprese manifatturiere piemontesi, Torino: Regione Piemonte, 151 pp.
Calabrese G. e D’Annunzio N. (2006) Lo stato di salute del sistema industriale piemontese Analisi economico-finanziaria delle imprese piemontesi Quarto rapporto: 2001-2004, Torino: Regione Piemonte, 86 pp.
Vitali G., Calabrese G., Filippi M. (2011), Rapporto sull’industria in Piemonte Edizione 2010, Torino: Regione Piemonte, 117 pp.