Di Anna Vagnozzi e Stefano Trione – Istituto Nazionale di Economia Agraria (Roma)
Lo studio commissionato all’INEA dalla Direzione Agricoltura della Regione Piemonte ha inteso rilevare il fabbisogno di nuovi servizi in agricoltura attraverso la verifica delle esigenze espresse dalle imprese agricole in termini di miglioramento della competitività. Lo scopo del committente è quello di intervenire con azioni di servizio mirate ed efficaci, in aggiunta agli altri interventi di sviluppo e promozione già messi in atto attraverso le politiche agricole regionali. L’attenzione è dunque focalizzata sulla competitività aziendale intesa sia in termini gestionali e produttivi, sia in termini di scenario territoriale, istituzionale e sociale in cui essa è collocata.
I risultati di gestione delle imprese agricole scaturiscono dall’analisi delle informazioni raccolte nell’ambito della Rete di Informazione Contabile Agricola (RICA) che in Piemonte comprende circa 1.400 aziende. Sulla base di un Indice di redditività calcolato su gruppi omogenei di imprese e confrontato ad un Indice di redditività standard , si evidenziano gli aspetti critici e i punti di forza del tessuto imprenditoriale, indagato per dimensione economica, per orientamento produttivo e per zona altimetrica.
La competitività del “sistema agricolo territoriale” piemontese è invece delineata attraverso un campione di 520 imprese appositamente costruito per l’indagine, estratto casualmente dall’Anagrafe regionale delle imprese agricole e da un gruppo di 30 testimoni privilegiati scelti fra professionalità chiave dei comparti produttivi più tipici. Gli elementi descrittivi che emergono dai risultati dell’analisi dei questionari raccolti possono essere per la gran parte riferiti all’intero tessuto imprenditoriale piemontese in quanto il campione che è stato estratto e stratificato è stato costruito proprio con questo obiettivo.
Dai dati raccolti viene evidenziata la percezione che gli imprenditori hanno del loro territorio, la disponibilità a diversificare le attività d’impresa rispetto ai classici obiettivi produttivi, le reti di relazioni di cui fanno parte, i rapporti con le istituzioni presenti nei territori, il capitale umano di cui le imprese sono dotate e il fabbisogno espresso di servizi.
La fotografia che emerge dall’indagine è sintetizzata nella Tabella 1 in punti di forza e di debolezza per la parte dei risultati di gestione, vincoli e opportunità per le dinamiche territoriali; dall’analisi delle informazioni in essa contenute il gruppo di lavoro INEA ha formulato alcune proposte di intervento per un rinnovamento del sistema dei servizi di sviluppo agricolo.
Tabella 1 – Quadro sinottico della competitività dell’agricoltura piemontese: caratteristiche gestionali e caratteristiche territoriali
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Punti di forza |
Punti di debolezza |
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Analisi per classi di ampiezza ( Unità di Dimensione economica) |
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– Il 22% del campione è in IR4 – Sopra i 40 UDE il 30% delle imprese |
– Il 44% del campione è in IR1 – Eccessiva estremizzazione delle condizioni economiche: poche aziende in posizione intermedia (IR2= 21%, R3= 13%) – Sotto i 40 UDE il 70% delle imprese – Alta dipendenza della redditività dagli aiuti – Sono maggiormente dipendenti dagli aiuti i livelli di UDE più alti |
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Analisi per indirizzi produttivi (Orientamento Tecnico Economico) |
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– Indice di redditività alto o medio alto: cereali, vitivinicolo, frutticolo, bovino da latte e da carne, granivoro, erbivoro misto, seminativi erbivori – Buona produttività per i bovini da latte – Ridotto impiego di manodopera per i bovini da carne – Migliore performance OTE specializzati – Rimangono forti al netto degli aiuti soprattutto: frutticolo, vitivinicolo, granivoro – Le economie di scala pagano sulla remunerazione di tutti e tre i fattori della produzione – I comparti viticolo e frutticolo mantengono la propria redditività anche a livelli di UDE bassi; sono sostanzialmente poco dipendenti dalle dimensioni strutturali dell’impresa |
– Indice di redditività basso: orto floricoltura, arboreo misto, altri seminativi, bovino misto, ovino caprino e altri erbivori, erbaceo arboreo, Misto coltivazioni –allevamenti – Orticoltura: elevato costo del lavoro – Peggiore performance gli OTE misti – Perdono redditività in maniera importante al netto degli aiuti: cerealicolo e bovino da carne. I cereali sono in perdita senza gli aiuti – La PLV/SAU dei cereali è bassa in quanto il prezzo spuntato è basso. |
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Opportunità |
Vincoli |
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Rapporto con il territorio: positivo |
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– ha lunga storia e tradizioni sentite – ha molte attrattive naturali – è il riferimento commerciale e di svago di città vicine
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– soggetto a periodiche carenze idriche – è carente di alcuni servizi sociali – non è facile approfittare delle opportunità offerte dal territorio per attività alternative all’agricoltura (carenza manodopera, mancanza assistenza, indisponibilità risorse finanziarie) |
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Reti relazionali: tradizionali |
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– grande rilevanze delle organizzazioni professionali – ruolo chiave di banche e dell’associazionismo produttivo – contatti crescenti con consulenti privati – importanza crescente dell’impresa di trasformazione “distante” – incremento dei rapporti diretti con i clienti – elevata rilevanza delle relazioni all’interno del settore agricolo – buona percezione dei cambiamenti (diplomati e laureati) |
– difficoltà con la grande distribuzione – contatti sporadici con la pubblica amministrazione – relazioni occasionali con i “nuovi clienti”: turisti, gruppi di acquisto solidale, ristorazione ecc. – scarsi rapporti con altri settori produttivi – diminuzione delle strutture a cui conferire i prodotti – ridotta percezione dei cambiamenti (fino a scuola dell’obbligo) |
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Punti di forza |
Punti di debolezza |
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Analisi per zone altimetriche |
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– In pianura alto indice di redditività (1,01) – Le aziende di collina sono meno dipendenti dagli aiuti comunitari (spiegano il 30% della redditività) |
– La redditività in montagna è la metà di quella in pianura – Le aziende di pianura sono quelle più sensibili alla riduzione degli aiuti (che spiegano quasi il 60% della redditività) |
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Opportunità |
Vincoli |
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Rapporti con istituzioni e società: problematici |
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– generale apprezzamento di istituzioni e soggetti vicini al mondo agricolo – giudicato molto utile il servizio offerto dalle organizzazioni di categoria – giudicato utile il servizio offerto da imprese di trasformazione e negozi di vendita mezzi tecnici – apprezzamento positivo per consulenti privati e ufficio agricolo di zona – buona la partecipazione ad “eventi” locali agricoli e non |
– scarsa conoscenza dell’attività delle istituzioni pubbliche generali – ritenuto poco utile il servizio dei rappresentanti dei prodotti agricoli – – scarso il giudizio su Comunità montane, Consorzi di bonifica, GAL |
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Il capitale umano delle imprese: poco, ma in crescita qualitativa |
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– alto peso del reddito agricolo sul reddito familiare – un terzo dei conduttori ha un alto livello di istruzione – discreto utilizzo di computer ed Internet – buone competenze tecniche e agronomiche – lo scambio di opinioni fra agricoltori è uno dei maggiori strumenti di informazione |
– scarsa disponibilità di manodopera – il 22% dei conduttori non possiede la licenza dell’obbligo – scarse competenze gestionali e di pubbliche relazioni – lo scambio di opinioni fra agricoltori è uno dei maggiori strumenti di informazione |
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Le imprese piemontesi e i servizi: alcune sorprese |
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– intenso utilizzo di servizi di natura gestionale e tecnica – buon utilizzo di servizi per la certificazione – propensione a sostenere il costo dei servizi – incremento nella richiesta futura di servizi – evoluzione delle richieste verso: salvaguardia ambientale, condizionalità – alta richiesta di servizi dei giovani imprenditori – buona richiesta di servizi da parte degli imprenditori con istruzione medio-alta |
– scarso ricorso a servizi per l commercializzazione e il marketing – indisponibilità di servizi di sostituzione – scarsa richiesta di servizi da parte degli imprenditori con basso livello di istruzione |
Fonte: Elaborazioni INEA
Giova innanzitutto sottolineare che i servizi pubblici (erogati direttamente dalle istituzioni o da esse finanziati) perseguono l’obiettivo di sostenere un’attività economica – quella agricola – e si pongono come strumenti di attuazione delle politiche di sviluppo, in modo che queste possano ottenere gli effetti previsti con maggiore rapidità ed efficacia: essi, in sostanza, agiscono da moltiplicatori di sviluppo.
Perciò, sebbene larghe fasce del tessuto imprenditoriale piemontese manifesti performance positive (il 35% delle imprese hanno un indice di redditività medio alto) e nonostante la buona disponibilità a sostenere un costo totale o parziale per ricevere consulenze (il 39% di coloro che dichiarano di volersi avvalere di consulenze specialistiche per la produzione sono disposti a pagarne interamente il costo) il mantenimento di un sistema di servizi da parte della struttura pubblica è da ritenersi senz’altro indispensabile.
Emerge, anzi, la necessità di imprimere una svolta nel sistema dei servizi agricoli in Piemonte in forza del grande fermento che coinvolge sia i comparti con una dinamica economica positiva, sia i settori e i territori con problemi economici e sociali e, soprattutto, in virtù dei profondi cambiamenti in atto nelle politiche per l’agricoltura. Si fa riferimento, in particolare, alle richieste che provengono dalla società civile la quale, in cambio del sostegno economico , chiede agli operatori del settore di farsi garanti della salvaguardia ambientale, sicurezza alimentare, supporto sociale e delle molte altre modalità operative con le quali si può cooperare alla sostenibilità dello sviluppo.
Può quindi essere un obiettivo precipuo dei servizi di sviluppo far maturare negli imprenditori agricoli piemontesi il necessario cambio di mentalità, che comporta sia un diverso approccio ai benefici che derivano dalle politiche, sia la modifica operativa di processi, fasi di lavoro, tecniche produttive, presidi utilizzati.
Uno degli aspetti fondamentali che lo studio evidenzia riguarda la specificità delle problematiche emerse legate a determinate caratteristiche delle imprese, dei prodotti che realizzano, dell’ambito geografico nel quale vivono e l’inutilità di servizi generici, che utilizzino “ricette” generali, diretti a tutti gli imprenditori o, classicamente, a quelli “più innovatori”. Una prima indicazione, quindi, per un intervento pubblico sui servizi: per una realtà composita e complessa come quella dell’agricoltura piemontese occorre progettare azioni mirate, con obiettivi precisi, che si indirizzi verso utenti con determinate caratteristiche e risolva i loro problemi di reddito, di qualità della produzione, di impostazione manageriale.
Un altro raggruppamento di questioni emerse dalla ricerca riguardano le cosiddette “nuove funzioni” che le imprese agricole dovrebbero o potrebbero avviarsi a realizzare: protezione del territorio, turismo, supporto alla didattica, sostegno ai servizi sociali ecc. Dall’indagine si evince la difficoltà – quando non l’impossibilità – di svolgere attività integrative da parte di alcune tipologie di agricoltori, quali ad esempio i cerealicoltori e gli allevatori i quali gestiscono attività non idonee a diversificarsi, mentre altre tipologie di imprese, prime fra tutte le viticole, risultano essere collegate molto strettamente con il mondo del turismo e della ristorazione e sollecitano esse stesse interventi di salvaguardia ambientale agli amministratori dei propri comuni.
Le suddette esigenze più o meno esplicite delle imprese possono essere considerate un secondo indirizzo del cambiamento nell’erogazione di servizi in quanto individuano contenuti non tradizionali delle attività di assistenza e consulenza, contenuti sui quali gli stessi soggetti che erogano servizi devono migliorare la propria specializzazione. Tuttavia, questa tipologia di attività alternative sono per le imprese, da un lato un banco di prova che richiede competenze inedite, dall’altro la chiave per poter entrare nella mentalità di cui si diceva sopra. Si tratta di un ambito di supporto per il quale non c’è mercato privato e, forse, non potrà mai esserci, considerando la natura per così dire “pubblica” delle nuove funzioni in cui l’impresa si impegna.
Dall’indagine sul territorio emerge anche un interessante spaccato relativo alla popolazione rurale che fornisce spunti per un altro grande obiettivo dei servizi di emanazione pubblica: la crescita del capitale umano. Al contrario dei servizi privati che tendono a risolvere con perizia specifici problemi tecnici, ma non rendono autonomo l’imprenditore, le attività pubbliche di consulenza dovrebbero essere impostate come un composito “dispositivo di apprendimento e formazione” del capitale umano agricolo tale da promuovere processi duraturi di miglioramento di competenze e capacità delle risorse coinvolte.
Il tessuto imprenditoriale piemontese possiede alcuni prerequisiti che potrebbero rendere molto proficuo un intervento impostato con le finalità suddette in quanto ha un buon livello di scolarizzazione (il 75% degli imprenditori possiede un diploma, il 4% la laurea), ha un discreto ricambio generazionale , ritiene di possedere buone competenze sulle questioni tecniche (67%), utilizza il computer (45%) e Internet (35%) .
Un altro importante tema interrelato al capitale umano riguarda le reti di relazione ritenute unanimemente una formidabile leva di crescita e competitività. Come si evince dalla Tabella 1, le reti di relazione delle imprese piemontesi sono state qualificate come tradizionali nel senso che esse sono imperniate su rapporti con soggetti che da sempre sono i referenti dell’agricoltura, ma che in molti casi sono anche il segnale di staticità e mancanza di innovatività dell’attività di impresa. Si fa riferimento ad esempio al rapporto con i grossisti e con i venditori di mezzi tecnici i quali possono essere la soluzione più semplice alle problematiche legate alla collocazione del prodotto nel primo caso e alla scelta dei presidi necessari al processo produttivo nel secondo caso, tuttavia spesso non consentono all’impresa di giovare economicamente di eventuali caratteristiche di tipicità delle produzioni e/o di ridurre i costi di produzione e l’impatto ambientale.
Dall’analisi più approfondita dei dati dell’indagine su campo emerge, però, un gruppo di soggetti “nuovi” che potrebbero essere una soluzione alle questioni appena poste sia perché consentono una collocazione più vantaggiosa dei prodotti (industria di trasformazione e filiera corta) sia perché testimoniano una maggiore richiesta di consulenza esperta da parte degli imprenditori.
Il sistema dei servizi pubblico non può avere un ruolo attivo sulle reti di relazione delle imprese in quanto attengono all’ambito dell’autonomia di impresa, ma può comunque svolgere un intervento di sensibilizzazione e animazione mediante la formazione ed eventuali iniziative pilota.
I risultati della ricerca commissionata all’Istituto di Nazionale di Economia Agraria dalla Direzione Agricoltura della Regione Piemonte sono presentati nel volume della collana Studi e Ricerche INEA (a cura di Anna Vagnozzi e Stefano Trione) I servizi di sviluppo a supporto della competitività gestionale e territoriale. Un’indagine pilota presso l’agricoltura piemontese, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2011.
Note:
1. In particolare, l’Indice di Redditività (IR) è ottenuto dal rapporto tra Reddito Netto (RN) e Reddito Netto di riferimento RNR) che può essere definito come l’insieme delle remunerazioni dei fattori produttivi date le quantità impiegate e fissati i livelli delle remunerazioni unitarie di riferimento; ai fini della classificazione delle aziende si sono costituite quattro classi di redditività:
IR1 con IR<0,33 Redditività bassa
IR2 con 0,33 <= IR < 0,66 Redditività medio-bassa
IR3 con 0,66<=IR < 1 Redditività medio-alta
IR4 con IR => 1 Redditività alta
2. Dall’analisi della competitività gestionale emerge che taluni settori trainanti dell’agricoltura regionale, cereali e allevamento bovino, devono larga parte del proprio risultato positivo all’aiuto comunitario e proprio i gruppi di imprese con più alto reddito e quelle collocate negli areali ritenuti più vocati sono fortemente condizionati dall’aiuto finanziario europeo.
3. L’indagine evidenzia, ad esempio: a) che esiste una fascia di imprese pari al 21% del totale complessivo (IR3) che ha obiettivi problemi di reddito in quanto si colloca discretamente al di sotto di quella che è una media standard ritenuta remunerativa; b) che alcune produzioni di importanza nodale per alcuni territori rurali, in particolare il frumento e i suini, sono particolarmente soggetti al mercato in quanto le imprese e le loro organizzazioni non riescono ad influire minimamente sul prezzo del prodotto a causa di caratteristiche intrinseche del prodotto stesso (scarsa qualità) o di mancate valorizzazioni locali del prodotto finito; c) che la redditività in montagna ha un valore pari alla metà di quella in pianura; d) che sono più di 17.000 gli imprenditori che lamentano carenze idriche, non è chiaro se dovute alla obiettiva mancanza di acqua per l’attività produttiva o al costo eccessivo o alle modalità con cui viene erogata.
4. Anche se il dato degli imprenditori sotto i 40 anni non è elevatissimo, il 14% del totale, emerge una tendenza evolutiva per la quale, persino nelle zone di montagna, si assiste all’acquisizione delle aziende da parte di giovani, fenomeno che non si verificava da tempo con questa intensità.