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Benchmarking della green economy delle regioni italiane

di Marco Bagliani, Alberto Crescimanno, Fiorenzo Ferlaino, Daniela Nepote – IRES Piemonte

Introduzione

Lo scopo del presente studio non è quello di determinare i “confini concettuali” dell’economia verde né tantomeno di stabilirne l’esatta definizione, quanto piuttosto di studiare quantitativamente il fenomeno attraverso l’analisi di sfere pragmatiche dei comportamenti regionali. In tal modo si potrebbe contribuire a un dibattito scientifico e culturale sulla misura della green economy.

 

Si è scelto di proporre un metodo a “geometria variabile”, costruendo un cruscotto della green economy. La metodologia del cruscotto (dashboard) è stata sviluppata dai membri del gruppo CGSDI (Consultative Group on Sustainable Development Indicators)(1) per proporre un pacchetto software di libero accesso, capace di prendere in considerazione e confrontare le complesse relazioni che intercorrono tra economia, società e ambiente. Lo strumento propone al proprio utilizzatore non già un unico indice sintetico, ricavato a partire da molteplici indicatori, quanto piuttosto un vero e proprio cruscotto che, analogamente a quello di un’autovettura o di un aereo, è in grado di mostrare contemporaneamente più variabili e di confrontarle tra loro. L’utente può, di volta in volta, decidere in funzione delle proprie esigenze quali variabili considerare e quali aspetti tralasciare. Scopo finale dell’utilizzo del metodo del cruscotto è quello di aumentare il livello di consapevolezza e quindi di partecipazione degli utilizzatori.

 

Il metodo del cruscotto della green economy

Si tenga presente che l’adozione della metodologia “dashboard” implica che i diversi indicatori e le differenti componenti dovrebbero essere analizzati contemporaneamente come se si osservassero le diverse strumentazioni presenti sul cruscotto di un aereo, che indicano aspetti diversi ma comunque importanti per pilotare correttamente il mezzo. L’obiettivo prioritario non è quello di definire un rank complessivo ma piuttosto quello di individuare ambiti performativi e problematici della regione per indirizzare le politiche e le azioni. E’ pertanto più interessante soffermarsi sui singoli indicatori e quindi sulle singole classi/dimensioni mentre il rank complessivo è sicuramente quello a minore informazione.

Le fasi principali dello studio sono state le seguenti:

1. Identificazione delle variabili a partire dall’analisi dei modelli precedentemente proposti e della letteratura esistente e verifica della disponibilità di banche dati a livello regionale.

2. Costruzione del data-set con riferimento all’anno più recente disponibile e standardizzazione dei valori.

3. Verifica delle eventuali correlazioni tra le variabili, per evitare che vi siano legami di dipendenza statisticamente “rilevanti”.

4. Costruzione degli indici sintetici per ognuna delle sei dimensioni e calcolo dell’indice sintetico finale. Questi indici formano la base di lettura del cruscotto.

5. Lettura dei risultati attraverso l’analisi delle classifiche (ranking) delle diverse parti del cruscotto e dell’indice finale.

Nell’analisi regionale sono state prese in considerazione sei dimensioni per la lettura delle relazioni a livello. Le sei dimensioni della green economy:

  • Politiche, messe in atto dalle istituzioni territoriali e che esplicita la sfera delle azioni;
  • Dotazioni, infrastrutture e dotazione presenti sul territorio, che dà ragione del capitale innovativo, formativo e ambientale presente;
  • Green production, che tratta della sfera produttiva e dell’orientamento della stessa al tema della sostenibilità della struttura agricola, industriale e dei trasporti.
  • Green business, che si focalizza sul ‘cosa viene prodotto’ e quindi sullo scopo e risultato del processo, sul business orientato all’ambiente presente nelle regioni: si è verdi poiché l’ambiente è il business del territorio considerato.
  • Comportamenti personali, dove si cerca di quantificare i nuovi stili di vita presenti sul territorio: il risparmio energetico, il riciclo dei materiali, il basso consumo.
  • Green life, dove si cerca di quantificare la qualità dell’ambiente locale in cui si vive.

Le sei dimensioni considerate (politiche, dotazioni, green production, green business, comportamenti personali, green life) sono formate ognuna da quattro indicatori, quindi per un totale di 24 indicatori

 

Tabella 1 – Cruscotto green economy

INDICATORE

SEGNO

MISURA

ANNO – FONTE

Politiche

Rifiuti urbani smaltiti in discarica

negativo

kg /abitante

2009 – Ispra

Detrazione fiscale del 55%

n/abit *1000

2010 – Enea

Piste ciclabili

%

2009 – Istat

Spesa pubblica R&S

% Pil

2009 – Istat

Dotazioni

Banda larga Imprese

%

2010 – Istat

Corsi universitari green

%

2011 – Miur

Consumo di suolo

negativo

%

2009 – Lucas

Biocapacità

gha pro capite

2009 – Ires

Green Production

Emissioni CO2 Industria

negativo

t/Val.Agg. *100

2006 – Enea

Emissioni CO2 Trasporti

negativo

t/Val.Agg. *100

2006 – Enea

Prodotti fertilizzanti

negativo

kg/M€

2010 – Istat

Distribuzione prodotti fitosanitari

negativo

kg/M€

2010 – Istat

Green Business

Posti letto Az. agrituristiche

pl agri/pl tot

2010 – Istat

Agricoltura Biologica

%

2010 – Sinab

Energia elettrica da fonti rinnovabili

%

2010 – Terna

Spese impresa per R&S

% Pil

2009 – Istat

Comportamenti personali

Emissioni CO2 civile

negativo

t/abit *1000

2006 – Enea

Persone a lavoro piedi+bici

%

2009 – Istat

Raccolta differenziata di rifiuti urbani

%

2009 – Ispra

Consumi pro-capite

negativo

€ /persona

2010 – Istat

Green Life

Inquinamento aria

negativo

%

2011 – Istat

Odori sgradevoli

negativo

%

2011 – Istat

Superamento limite PM10

negativo

n.

2009 – Istat

Tempo casa-lavoro

%

2009 – Istat

Fonte: elaborazione IRES Piemonte su fonti varie

 

I risultati

L’analisi condotta consente di ottenere una misura sintetica del livello di green economy raggiunto da ciascuna regione. E’ interessante osservare che l’unica dimensione che presenta un gradiente geografico chiaro che va dal Nord al Sud è quello delle Politiche, mentre appare meno consolidato, seppur presente, quello del Green Business. Negli altri casi il gioco del ranking diventa più complesso e tale da distribuire le regioni virtuose. Ricopre la prima posizione il Trentino-Alto Adige, seguita però dalla Basilicata e dalla Sardegna. Il Trentino-Alto Adige si mostra come un caso esemplare e particolare: si distingue positivamente per le politiche (2°posto), per i comportamenti personali (2° posto) e per la green production e green business (3° posto). Nel gruppo di testa emergono anche la Basilicata, la Sardegna, la Valle d’Aosta, la Toscana e il Friuli-Venezia Giulia. Il Piemonte si posiziona nella parte centrale della classifica, al 13° posto. In particolare ottiene il sesto posto per le Politiche, il quarto per la Green business, l’ottavo per i Comportamenti personali, mentre si colloca nella parte bassa della classifica per le dotazioni (13°), green production (15°) e green life (17°).

I risultati completi e dettagliati dell’analisi sono presenti nel Rapporto Green economy.

 

Tabella 2 – Classifica regionale per l’indice aggregato di Green economy

Regione

Indice green Economy

Politiche

Dotazioni

Green Production

Green Business

Comportamenti Personali

Green Life

Trentino-Alto Adige

1

2

5

3

3

2

5

Basilicata

2

16

1

7

6

12

7

Sardegna

3

11

3

12

19

3

4

Valle D’Aosta

4

12

4

9

5

20

1

Toscana

5

7

11

5

2

14

13

Friuli-Venezia Giulia

6

1

7

17

16

11

8

Umbria

7

9

6

19

1

18

9

Liguria

8

13

17

1

14

10

11

Calabria

9

19

9

2

7

9

10

Marche

10

15

16

10

8

7

2

Molise

11

18

2

11

20

17

3

Abruzzo

12

14

8

13

11

13

6

Piemonte

13

6

13

15

4

8

17

Emilia-Romagna

14

5

12

18

12

15

15

Lombardia

15

3

18

8

13

16

19

Veneto

16

4

19

16

15

5

16

Sicilia

17

20

10

14

10

6

14

Lazio

18

8

15

4

9

19

18

Campania

19

10

20

6

17

1

20

Puglia

20

17

14

20

18

4

12

Fonte: elaborazione IRES Piemonte su fonti varie, vedi tabella 1

 

Figura 1. Rank regionale. L’indice aggregato di Green economy

01_Bench-Fig1

Fonte: elaborazione IRES Piemonte su fonti varie, vedi tabella 1

 

Bibliografia

GreenItaly, L’economia verde sfida la crisi, Rapporto 2011, Unioncamere

Indice di Green Economy 2012, Fondazione Impresa

Global Green Economy Index, The 2012, Dual Citizen

 

Per approfondimenti

http://www.ires.piemonte.it/osservatori/219-green

 

 

 

Nota(1) http://www.iisd.org/cgsdi/members.asp