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Come è cambiata la qualità dell’ambiente urbano negli ultimi anni?

A cura di Pina Nappi – Arpa Piemonte (1)

Introduzione

In questo periodo di crisi internazionale economica e sociale potrebbe sembrare riduttivo occuparsi dello stato dell’ambiente; tuttavia, se si guardano con attenzione i bilanci delle Amministrazioni pubbliche, si rileva che importanti voci di costo sono utilizzate per rimediare dissesti ambientali e buona parte delle spese sanitarie viene destinata a curare malattie derivanti dall’esposizione a sostanze inquinanti presenti in aria, acqua e suolo.

In questa prospettiva, gli studi e le analisi ambientali forniscono dati necessari per la prevenzione, evidenziano dove intervenire per evitare costi maggiori e consentono di compiere scelte virtuose di lungo periodo per preservare l’equilibrio tra l’utilizzo e la conservazione delle risorse naturali.

Arpa è l’Ente istituzionalmente preposto al monitoraggio e al controllo ambientale e ha tra i suoi numerosi compiti quello di produrre il documento che racchiude e sintetizza tutte le informazioni ambientali, ossia il Rapporto sullo Stato dell’Ambiente in Piemonte che Arpa redige annualmente.

Questo articolo presenta un’analisi sulla qualità dell’ambiente a Torino con particolare riferimento alle tematiche dell’aria, inquinamento elettromagnetico e acustico e rifiuti, cercando di mettere in evidenza i cambiamenti che si sono manifestati negli ultimi anni.

Qualità dell’Aria

L’attenzione verso l’inquinamento della qualità dell’aria nella città e nella provincia di Torino è cominciata a maturare intorno agli anni ’70 durante i quali i livelli che si registravano per le polveri erano tali da richiedere lo studio e la realizzazione di interventi per tutelare la salute umana. Gli investimenti e i provvedimenti strutturali attuati per ridurre le emissioni in atmosfera hanno interessato molti aspetti e hanno consentito un significativo miglioramento della qualità dell’aria nel suo complesso. Inoltre, il consistente calo dell’industria pesante negli ultimi decenni, ha fornito un ulteriore contributo alla riduzione dei valori in atmosfera degli inquinanti primari, ossia quelli che non derivano da significative trasformazioni chimiche in atmosfera: piombo, biossido di zolfo, monossido di carbonio, ecc.. Oggi questi livelli sono molto inferiori sia dei valori misurati negli anni settanta e ottanta che dei limiti di soglia vigenti.

Per altri inquinanti, derivanti in tutto o in parte da altri composti precursori di varia origine antropica o naturale – come il PM10, il biossido di azoto (NO2) e l’ozono (O3) – la riduzione osservata è stata meno evidente e i valori di concentrazione risultano generalmente più critici. Per questi inquinanti, nel corso degli ultimi anni, si è evidenziato un quadro di sostanziale stabilità o di leggero miglioramento, tuttavia non sufficiente per il pieno rispetto degli obiettivi previsti dalla normativa vigente.

 

Figura 1 – PM10, superamenti del valore limite. Stazione di Torino Consolata e Grassi – anni 2000-2010

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Fonte: Arpa Piemonte


Il numero consentito dalla normativa è di 35 superamenti del limite di 50 μg/m3.

È interessante notare come nel tempo ci sia stato un progressivo miglioramento nel numero di superamenti dei valori di soglia, anche se questi rimangono di oltre tre volte superiori al limite di legge.


C’è da rilevare che la morfologia del territorio e le condizioni meteo climatiche della città di Torino, e più in generale della Pianura Padana, rappresentano un importante ostacolo alla dispersione degli inquinanti emessi e pertanto ne favoriscono l’accumulo.

Campi elettromagnetici

Gli impianti di telecomunicazione installati in ambiente urbano sono in costante aumento a causa dell’incremento degli utenti della telefonia mobile cui si aggiunge la crescente necessità di fornire servizi ai cittadini (accesso a banda larga, aumento del numero di antenne per la copertura Wi-Fi, digitalizzazione dei segnali, ecc.). Ciò crea numerosi dubbi, anche allarmistici, da parte della popolazione notevolmente sensibilizzata sul problema dell’esposizione a campi elettromagnetici.

 

Figura 2 – Distribuzione degli impianti irradianti (telefonia cellulare, DVB-H, Wi-Fi, ecc.) installati nella città di Torino nel 2001 e nel 2011

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Fonte: Arpa Piemonte

Nella città di Torino (secondo l’archivio informatizzato di Arpa Piemonte, relativo agli impianti di telecomunicazione presenti sul territorio regionale) gli impianti irradianti sono passati da 330 nel 2001 a 1.000 nel 2011; ciononostante la situazione espositiva della popolazione non è sostanzialmente variata. In particolare, l’andamento del 2011 presenta un valore medio leggermente più alto per i piani bassi delle abitazioni rispetto a quanto misurato nel 2001 ma risulta leggermente più basso all’aumentare della quota. Questo fenomeno dipende da una esposizione più uniforme sul territorio comunale e da un leggero e conseguente aumento del livello di fondo nonché dall’abbandono dell’impattante trasmissione dei segnali TACS a favore di più moderne tecnologie (ad esempio GSM 900 e 1800; UMTS), che richiedono bassa potenza in antenna nei sistemi Wi-Fi e minore potenza nella trasmissione del segnale televisivo per mezzo di tecnologia digitale.

Inquinamento acustico

Il rumore rappresenta una delle principali criticità ambientali percepite dalla popolazione, con seri disturbi del sonno e l’insorgenza di varie malattie indotte.

Al fine di analizzare l’evoluzione del rumore stradale nel tempo, i dati ottenuti attraverso la mappatura acustica del 2006 sono stati confrontati con le rilevazioni effettuate negli anni 1994/95 nel corso del progetto DISIA finanziato dal Ministero dell’Ambiente.

 

Figura 3 – Distribuzione dei livelli sonori diurni, confronto tra il 1995 e il 2006

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Fonte: Arpa Piemonte

Si è rilevata una diminuzione dei livelli di rumore stradale sia diurni che notturni dovuta alla progressiva sostituzione del parco veicolare e al relativo miglioramento delle tecnologie costruttive e adeguamento alle specifiche normative europee per le emissioni acustiche. Alcune analisi, relative al periodo considerato, stimano inoltre una diminuzione del numero di veicoli circolanti a Torino di circa il 24%, dato paragonabile alla riduzione riscontrata sperimentalmente.

La prospettiva di ulteriori diminuzioni dei livelli sonori apportate dal miglioramento tecnologico delle vetture è di difficile previsione. Da uno studio effettuato da Arpa Piemonte è stato valutato nell’ordine di 400 mln euro il costo complessivo del risanamento acustico per la città di Torino. Gli interventi previsti ricomprendono politiche connesse al Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, alla posa di asfalti a bassa rumorosità lungo le infrastrutture principali, alla creazione di zone a velocità limitata “Zone 30” lungo la viabilità secondaria, alla sostituzione degli infissi e dei serramenti lungo i singoli lati degli edifici esposti.

Il costo sarebbe in grande parte compensato dai benefici diretti e indiretti conseguenti, in termini di miglioramento della sicurezza stradale, di risparmio energetico, di qualità dell’aria, di non deprezzamento degli immobili, miglioramento della qualità della vita e di riduzione degli effetti connessi al rumore.

Rifiuti urbani e speciali

La produzione di rifiuti urbani nella città di Torino, nel 1986, era pari a 386mila tonnellate cioè 355 kg/abitante*anno. Negli anni successivi, le produzioni totali e pro-capite sono progressivamente aumentate, tanto che la produzione media di rifiuti urbani nel decennio 2000-2009 è stata pari a oltre 500mila tonnellate all’anno. Questo aumento ha praticamente avuto termine nel 2006, anno a partire del quale si è osservata una flessione netta dei quantitativi prodotti.

Parallelamente si è osservata una progressiva riduzione dei rifiuti indifferenziati a favore dei quantitativi raccolti in modo differenziato, che sono aumentati considerevolmente a partire soprattutto dal 2004. La raccolta differenziata è passata, a Torino, dal 2,68% del 1995 a oltre il 42,4% del 2010, mentre in Regione ha raggiunto il 50,2%. Le maggiori frazioni merceologiche del differenziato sono carta e cartone (16,8% in peso), frazione organica (9,2%), vetro e lattine (4,8%) e legno (4,8%).

Per quanto attiene alla produzione di rifiuti speciali nella città di Torino, nel periodo 1998-2008 è stata pari a circa 450mila tonnellate all’anno, in media, di cui l’82% rifiuti speciali non pericolosi, e il 18% pericolosi. Questi ultimi sono percentualmente più incidenti rispetto al dato regionale, che è del 13% per il 2008. Particolare rilevanza nella città di Torino assumono i rifiuti di origine industriale, che rappresentano in media circa il 60% della produzione totale, mentre l’apporto dei rifiuti provenienti da attività di costruzione e demolizione è pari a circa il 20% e i restanti rifiuti incidono per un ulteriore 20%.

In generale, a partire dal 2004 si è osservata una consistente riduzione nella produzione dei rifiuti industriali mentre sono aumentati i rifiuti da costruzione e demolizione e altri rifiuti speciali (in particolare quelli derivanti da operazioni di smaltimento dei rifiuti e depurazione delle acque). Confrontando gli anni 2000 e 2008, la produzione di rifiuti industriali decresce dal 71% al 41% del totale degli speciali prodotti, raggiungendo così le proporzioni presenti nel territorio regionale, a fronte di un aumento dei rifiuti da demolizioni di altri rifiuti speciali.

 

Figura 4 – Provenienza dei Rifiuti Speciali – anni 2000-2008

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Fonte: Arpa Piemonte

L’andamento riflette sicuramente le modifiche avvenute nel tessuto produttivo e sul territorio, che vedono la riduzione delle attività più propriamente industriali e l’incremento negli ultimi anni dell’edilizia e dalle attività di riciclaggio, recupero e smaltimento dei rifiuti.

Per concludere

Solo negli ultimi anni si è andata progressivamente rafforzando la consapevolezza dei cittadini rispetto alle tematiche ambientali dopo un lungo periodo (dal “boom economico” a metà anni settanta) di elevatissimi livelli di inquinamento: i valori scendono, la produzione di rifiuti diminuisce. Non si è ancora del tutto al di sotto dei limiti di legge, tuttavia in alcuni settori si avverte una inversione di tendenza.

La strada da compiere resta però ancora lunga. Occorre modificare l’approccio ai consumi rispettando maggiormente il sistema naturale che supporta la nostra società e ridurre i consumi energetici, che influiscono pesantemente sulle modificazioni climatiche. Il rischio attuale è che le risorse ambientali siano pesantemente compromesse e che lo stesso sviluppo umano non sia “sostenibile”, che non sia cioè in grado di assicurare per le generazioni future la stessa disponibilità di risorse della generazione presente. Resta attuale la necessità di sviluppare una conoscenza ancora più approfondita dei fenomeni ambientali e del loro funzionamento e di diffondere una vera e propria cultura ambientale. 

 

(1) nota: Oltre all’autore i paragrafi sono a cura di: Mauro Grosa ( Qualità dell’aria), Laura Anglesio, Mauro Noascone e Alessandro Bonino (Campi elettromagnetici), Jacopo Fogola e Daniele Grasso (Inquinamento acustico), Alessandra Laccisaglia e Renzo Barberis (Rifiuti)