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Conservazione della natura: il Centro per la Biodiversità Vegetale del Parco del Marguareis

di Bruno Gallino – Parco naturale del Marguareis e Marco Mucciarelli – Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi, Università degli Studi di Torino.

1. Introduzione

Il caso qui descritto riporta l’importante esperienza svolta dal Parco naturale del Marguareis, con sede a Chiusa di Pesio, ed è scelto come un esempio di buona pratica nel campo della conservazione della Biodiversità nelle aree protette del Piemonte(1). Il settore del Parco naturale del Marguareis responsabile della conservazione e della gestione del patrimonio vegetale, è denominato Centro per la Biodiversità Vegetale, con acronimo CBV.

E’ attualmente composto dal Servizio Flora e Habitat, dalla Banca del Germoplasma del Piemonte, da due stazioni botaniche alpine e dal vivaio di Flora autoctona. Queste strutture operano per la conservazione e la valorizzazione della biodiversità vegetale delle Alpi Liguri e Marittime, in altre parole operano per produrre una fotografia della diversità delle forme vegetali attualmente viventi nei vari habitat di questo territorio, stimarne la ricchezza e il significato ambientale, per poi proporre adeguate misure di conservazione. Per spiegare i motivi che hanno portato alla creazione di questo Centro è necessario evidenziare alcuni dati: la flora delle Alpi Liguri e Marittime si può considerare un gioiello, e tra i più preziosi, nel panorama europeo. Un recente studio(2), infatti, ha segnalato 3.137 entità vegetali, praticamente il 58% dell’intera flora nazionale, nella sola parte italiana del territorio in questione, e ha stabilito che questo settore, con ben 107 specie presenti, costituisce il maggior centro di entità endemiche della catena alpina. Altre ricerche(3) a carattere internazionale hanno rilevato che le Alpi Liguri e Marittime rappresentano l’area di maggiore biodiversità vegetale delle Alpi. Quindi non a caso, le Alpi Liguri e Marittime sono state proposte nel 1999 quale uno dei dieci hot-spot del bacino del Mediterraneo, i punti caldi della biodiversità, stabiliti in base al numero di specie vegetali endemiche presenti e alla minaccia di estinzione data dalla percentuale di habitat perduti. Con gli hot-spot la scienza ci avverte che disponiamo di una natura meravigliosa, ma che dobbiamo intervenire velocemente per proteggerla. Da queste premesse è stato creato il Centro per la Biodiversità vegetale.

 

2. Le Stazioni Botaniche Alpine.

Queste sono due, entrambe situate nei pressi del Rifugio P. Garelli, a circa 2.000 m di quota. Sono fruibili gratuitamente al pubblico, custodiscono habitat rari e minacciati o di interesse comunitario e vi sono collezionate esclusivamente specie vegetali d’alta quota significative del settore delle Alpi Liguri e Marittime. Perciò esse assommano sia la conservazione in situ, cioè nei luoghi naturali, che la conservazione ex situ, cioè al di fuori dei siti naturali in cui vivono le specie. La collezione di specie rare avviene con la coltivazione in aiuole, che riproducono il più fedelmente possibile le condizioni stazionali di origine.

Tale tipo di collezione viva, consente di disporre con facilità di ottimi semi, senza depauperare le stazioni naturali, e permette di seguire le fasi vitali di queste piante, costantemente e tutte assieme.

La concentrazione delle specie su una piccola superficie agevola la conoscenza e l’osservazione anche al visitatore, favorendo l’educazione ambientale.

Esse sono concepite secondo i più moderni e rigorosi modelli conservazionistici dei giardini botanici alpini, anche allo scopo di stimolare i visitatori ad addentrarsi negli ambienti naturali, offrendo una nuova chiave di lettura agli escursionisti.

Attualmente, le specie in collezione sono 502, di cui: 93 rarissime per il Piemonte o per le Alpi Liguri e Marittime; 19 endemiche delle Alpi occidentali; 23 endemiche delle Alpi sudoccidentali; 7 endemiche delle Alpi Liguri e Marittime; 13 esclusive del Piemonte.

 

3. La Banca del Germoplasma del Piemonte.

Si occupa principalmente della conservazione di semi; è divenuta operativa grazie ad un finanziamento comunitario INTERREG IIIA del 2004. Attualmente collabora con prestigiosi organismi internazionali (tra i quali la Millenium Seed Bank dei Kew Gardens di Londra) e fa parte della Rete Italiana Banche del Germoplasma. Custodisce 987 accessioni di 300 specie vegetali, rappresentate da circa 1.000.000 semi. Questi sono sottoposti a complesse fasi di trattamento, così riassumibili: 1) raccolta e pulizia; 2) schedatura e analisi qualitative e quantitative del materiale prelevato; 3) esperimenti di laboratorio tra i quali la predisposizione di test di germinazione per determinare dei protocolli efficaci alla rigenerazione delle piante da preservare e test di vitalità e di longevità dei semi; 4) deidratazione dei semi raccolti per aumentarne la longevità e costituire la collezione della banca; 5) stoccaggio nella banca a basse temperature (-20°C) per preservare i semi per periodi di tempo medio lunghi (da decine a centinaia di anni); 6) tecniche alternative di rigenerazione in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino.

Quest’ultimo punto è finalizzato allo svolgimento, presso i laboratori dell’Università, di esperimenti mirati allo studio dei fattori biologici e fisiologici che governano le dormienze dei semi delle specie alpine e alla messa a punto di protocolli per la rigenerazione delle piante mediante l’impiego di tecniche di coltura in vitro di organi e tessuti. Tali protocolli vengono messi a punto per ottenere micropiante trasferibili in vivaio o direttamente nelle parcelle sperimentali delle stazioni botaniche alpine, a partire da semi, gemme, radici e bulbi. Dall’anno di fondazione della banca del germoplasma è stata validata e pubblicata, in occasione di congressi nazionali e internazionali a tematica ambientale o botanica, una decina di protocolli per la rigenerazione di specie prioritarie della flora della Alpi occidentali.

 

4. Le ricerche in corso

Di più recente sviluppo è il filone di ricerca volto alla sperimentazione e applicazione di endofiti fungini, compresi i funghi micorrizici arbuscolari. Questi ultimi sono ben noti endosimbionti delle radici che agiscono come promotori della crescita dell’ospite vegetale ma sono anche in grado di migliorarne le capacità di adattamento e di ridurre lo stress dovuto al passaggio dalle condizioni di coltura in vitro a quelle in vivaio e in campo. La novità di questa ricerca sta nella natura di questi inoculi che vengono isolati a partire dai suoli naturali dei diversi ambienti alpini e dalla rizosfera delle specie protette, costituendo così una nuova risorsa per promuovere crescita e attecchimento in campo sia delle piante micropropagate, sia di quelle allevate nella sezione sperimentale del vivaio di Flora Autoctona.

Il Vivaio di Flora Autoctona è ubicato presso il Vivaio Regionale di Chiusa Pesio ed è costituito dalla Banca colturale delle specie rare, per coltivare le specie riprodotte nei vari test della Banca del Germoplasma e da una sezione dedicata alla riproduzione delle specie da mettere a dimora nelle Stazioni Botaniche Alpine o da reintrodurre in natura. Sono in coltura 98 specie.

Il Servizio Flora e Habitat svolge funzioni di conservazione, gestione e valorizzazione della flora spontanea e degli ambienti naturali. Dispone di una dotazione tecnico-scientifica: una biblioteca botanica che contiene quasi tutte le pubblicazioni botaniche stampate dal 1785 al 2000; erbari, custoditi in una cella climatizzata, con 400 campioni di piante superiori, una collezione di briofite e una di licheni. Tra le principali attività svolte: un progetto nazionale, sull’individuazione delle aree fondamentali per la conservazione della biodiversità vegetale, le IPA (Important Plant Areas Italy). Esse rappresentano uno strumento essenziale per la Strategia Globale per la Conservazione delle Piante della Convenzione sulla Diversità Biologica; la partecipazione alla redazione del Manuale italiano di interpretazione degli habitat della Direttiva europea 92/43/CEE; la collaborazione alla nuova edizione della “Flora d’Italia” del prof. Sandro Pignatti.

Attualmente il Servizio sta lavorando su vari progetti: svolge raccolte di materiale vegetale per l’erbario; partecipa alla rete fenologica piemontese, per il rilevamento degli stadi fenologici di alcune specie forestali del Parco, in collaborazione con l’A.R.P.A Piemonte; conduce monitoraggi di stazioni di specie rare e/o minacciate; sta redigendo una checklist degli habitat, cioè un elenco e la descrizione di tutti gli habitat individuati sul territorio, che vengono riferiti alla classificazione europea CORINE Biotopes.

Si tratta di un lavoro che può essere molto utile per tecnici e professionisti che debbono identificare degli habitat in cartografia o sul territorio. Inoltre si sta implementando un progetto relativo alla Flora conservativa delle Alpi Liguri e Marittime. Questo lavoro, oltre ad elencare le specie vegetali segnalate sul territorio in questione, stabilisce delle categorie di conservazione, necessarie per stilare una lista delle specie a priorità di conservazione. Tale valutazione viene fatta utilizzando i criteri proposti per le Liste Rosse. In pratica, si sta cercando di stabilire non solo quali sono le specie presenti, ma anche quanto sono numerose e se insistono delle minacce su di esse, per definire nel miglior modo possibile gli interventi di conservazione.

Nel biennio 2013-2014, il Centro per la Biodiversità Vegetale è anche impegnato nella realizzazione di quattro progetti: due sono finanziati dal programma transfrontaliero ALCOTRA, riguardanti la fitodepurazione di un rifugio in ambiente alpino utilizzando specie vegetali autoctone e la conservazione ex situ di specie a priorità di conservazione delle Alpi sudoccidentali; i restanti sono finanziati nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale regionale e consistono, uno nella produzione di formaggi con specie vegetali locali e l’altro finalizzato allo sviluppo del Centro stesso, aprendo la disponibilità delle attività di conservazione a tutta la rete regionale delle aree protette.

Un insieme di programmi che poggiano su una realtà territoriale ed ambientale unica perché collocata nel territorio a più grande diversità botanica d’Europa, e che dovrebbe essere valorizzata e promossa con sempre più attenzione e impegno.

Un ente di gestione di un parco che si impegna nel settore della biologia genetica è un valore aggiunto non solo per le ricerche di settore ma anche per tutta quella parte di attività a carattere applicativo che affonda la sua origine nel campo della botanica applicata, alle ricerche in campo alimentare e delle applicazioni diverse dei vegetali nei campi medico e del benessere. Un universo di tematiche che possono rappresentare una eccellenza che deve essere conosciuta e compresa per il suo alto valore innovativo.

 

 

Nota(1) Altri studi riguardano un sistema di esperienze che ha bisogno di essere visto e valorizzato nel suo insieme, superando quella situazione di non conoscenza che invece oggi lo caratterizza, e che interessano la fauna del Monferrato, i grandi Carnivori delle Alpi, i Chirotteri con i centri di Avigliana e della Mandria

Nota(2) CASAZZA G., BARBERIS G., MINUTO L., 2005. Ecological characteristics and rarity of endemic plants of the Italian Maritime Alps, Biological Conservation 123, 361–371

Nota(3) Relazione finale progetto “Conservazione e gestione della Flora e degli Habitat delle Alpi occidentali del sud” Programma Interreg IIIA Alcotra Italia-Francia (documento inedito)