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EDITORIALE N.12 – Montagna

La montagna del Piemonte: verso una nuova agenda strategica

di Fiorenzo Ferlaino – IRES Piemonte e di Francesca Silvia Rota – DIGEP Politecnico di Torino.

Con il nuovo periodo di programmazione 2014-2020 si concretizza un’occasione importante per ripensare obiettivi, strumenti e modi dell’azione politica per le terre alte in Italia così come in Piemonte. Nei documenti comunitari è infatti prevista la possibilità di individuare nella politica rurale nazionale e regionale un asse di intervento specificatamente rivolto ai territori di montagna.

 

I finanziamenti europei potrebbero quindi rappresentare una fondamentale linfa vitale da immettere nel circuito della regolazione e messa in sicurezza di una grossa porzione del territorio nazionale che necessita di azioni ad hoc. Inoltre potrebbe essere l’occasione per superare la limitata capacità delle Regioni italiane nel sostenere i processi di sviluppo nelle terre alte con strumenti finanziari adeguati.

 

Un limite che, purtroppo, si è riproposto anche nel caso del Piemonte, i cui dati relativi alla spesa per la montagna nel periodo 2000-2006 (studio realizzato da Stefano Aimone -IRES Piemonte- per il Nucleo di Valutazione e verifica degli investimenti Pubblici della Regione Piemonte –NUVAL) evidenziano alcune criticità principali, tra cui : la mancanza di una strategia complessiva e coordinata per lo sviluppo della montagna, capace di generare interventi integrati e sinergici (meno del 10% delle risorse sono andate a sostegno di politiche integrate quali Leader+, Pisl o Pia); l’eccessiva concentrazione degli investimenti per il turismo specie, come era naturale attendersi, nelle attività sciistiche e nei distretti connessi alle Olimpiadi; i gravi problemi di sostenibilità economica degli interventi molto spesso incapaci di attivare a livello locale condizioni di effettiva autonomia economica e di implementare il knowledge necessario a generare pratiche virtuose di sviluppo dal basso. In una situazione di scarsità delle risorse, la selezione delle progettualità attive del contesto locale, che coinvolgano più attori e reti sociali, deve essere centrale per impedire operazioni opportunistiche, di pochi operatori e alimentate dalle risorse pubbliche. E’ pertanto opportuno muoversi subito per elaborare una strategia condivisa per la montagna piemontese, coerente con la programmazione regionale, nazionale ed europea 2020. Una strategia quindi maggiormente orientata all’integrazione e ai territori che sappia:

o superare la settorialità degli interventi e predisporre politiche modulate a scala locale (che tangano conto delle differenze interne alla montagna);

o valorizzare e diffondere le buone pratiche emerse in questi anni dalle esperienze di governance delle amministrazioni, dalle pratiche di partenariato, dalla gestione dei servizi essenziali alla popolazione, dalla tutela del territorio e dalla valorizzazione delle risorse produttive e naturali;

o proporre modelli di intercomunalità che superino i limiti gestionali e decisionali imposti dalla frammentazione amministrativa e migliorino, sebbene con minori risorse, i servizi e le condizioni di vita montana.

Si tratta di cambiare logica e attivare una progettualità con metodologie chiare derivate dalle ‘best practices’, innovativa, low cost, orientata ad attività rivolte alle persone, ai servizi e al territorio, smart, creativa, social oriented. Una strategia che deve essere l’esito di un percorso partecipato di definizione non solo di linee guida ma anche dell’immagine stessa della montagna, allontanandosi da quella visione, stereotipata e cristallizzata della montagna. Dunque il primo passo è quello di ascoltare e guardare la montagna con occhi nuovi e in modo il più largamente condiviso.

A questo riguardo, Alberto di Gioia restituisce alcuni risultati di un’articolata analisi dei sistemi urbani e territoriali delle Alpi e del Piemonte, condotta a partire dalla considerazione delle dotazioni urbane e delle relazioni spaziali da questi possedute. Se ne ricava una rappresentazione estremamente diversificata e ricca dei territori alpini, dove condizioni di marginalità (particolarmente gravi nel caso del Piemonte e della Liguria), isolamento e autonomia funzionale si intrecciano secondo modalità spesso inedite ma certamente interessanti ai fini delle politiche territoriali regionali.