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EDITORIALE N.17 – Green Economy

di Cesare Emanuel – Magnifico Rettore dell’Università del Piemonte Orientale ‘A.Avogadro’

La Green Economy: I driver dello sviluppo territoriale

Una seconda pubblicazione di “Politiche Piemonte” dedicata alla green economy si rendeva necessaria. Come si vedrà dagli articoli pubblicati, il focus è stato posto sulla realtà della nostra regione che, sebbene in alcune settorialità possa vantare una posizione di eccellenza nel panorama nazionale, in altre segue il trend negativo, o per meglio dire rallentato, del Paese, che continua a muoversi “a traino” dell’Europa.

 

I dati che emergono confermano quanto ha già fatto notare Fiorenzo Ferlaino nel precedente editoriale; lo stesso piano “clima energia 20-20-20”, lanciato dall’Unione Europea, che investe la riduzione dei gas serra del 20%, l’incremento delle fonti rinnovabili del 20% e l’aumento dell’efficienza energetica del 20%, è stato tarato su obiettivi in percentuale più bassi per l’Italia (il 17%).

Gli articoli che seguono analizzano nel dettaglio la situazione italiana stringendo l’obiettivo sul Piemonte e sulle sue province.

Si apre con un’analisi comparativa della green economy nelle varie regioni italiane, utilizzando la “metodologia del cruscotto” (dashboard), che prevede l’individuazione di sei dimensioni: le politiche messe in atto dalle istituzioni; le dotazioni, cioè le infrastrutture presenti sul territorio; la green production, che riguarda l’orientamento della sfera produttiva; il green business, focalizzato su che cosa viene prodotto; i comportamenti personali, che individuano nuovi stili di vita emergenti nel territorio; la green life, che cerca di quantificare la qualità dell’ambiente in cui si vive.

Il risultato dell’analisi, come si vedrà, è solo in parte lusinghiero per il Piemonte, e presenta una fotografia molto differenziata, con regioni italiane che sono in testa o al fondo della classifica, nelle diverse dimensioni. Si tratta di un risultato sintomatico di come l’Italia sia ancora arretrata in questo settore, con una legislazione spesso carente in materia, pur con singole eccellenze riscontrabili nelle piccole realtà locali.

Un’ulteriore conferma è data dallo studio condotto da Ires Piemonte sulle “sette città sorelle” della Provincia di Cuneo: Alba, Bra, Cuneo, Fossano, Mondovì, Saluzzo e Savigliano. L’indagine posta a sindaci e dirigenti delle amministrazioni locali ha riguardato quattro temi principali: la riqualificazione energetica, la viabilità e la mobilità, l’edilizia privata e il tema più generale dell’ambiente e della sostenibilità. Emerge un quadro disomogeneo, profondamente influenzato dalle peculiarità locali, e di comuni ancora lontani dall’idea europea di smart city.

Quest’ultimo concetto è oggetto di analisi di un successivo articolo incentrato sull’area torinese. Se Torino, da un lato, sembra aver fatto proprio l’obiettivo di divenire una smart city (anche con iniziative come la creazione della Fondazione Smart City), dall’altro la realtà sembra essere contraddittoria. La trasformazione in smart city passa attraverso due fasi: l’ottimizzazione delle risorse e dei trasporti esistenti e l’introduzione progressiva di nuove tecnologie per la gestione dei processi urbani. Torino e la sua area metropolitana possono vantare una posizione di eccellenza nel panorama nazionale, essendo l’unica provincia in cui il rilievo delle fonti rinnovabili è proporzionato al peso demografico. Allo stesso tempo a Torino e nella Pianura Padana la quantità di inquinanti prodotti, la densità abitativa e dei veicoli e la concentrazione di emissioni industriali sono tra i più elevati al mondo. Questi dati aprono interrogativi che dovranno trovare presto una risposta.

Un’altra priorità è quella del “consumo di suolo”, un tema che l’Europa ha posto in agenda da tempo, segnalando il soil sealing (impermeabilizzazione de suolo) come una delle otto minacce per il suolo; il Piemonte si colloca purtroppo al quarto posto tra le regioni, con la più alta percentuale di aree degradate. Anche su questo fronte occorre lavorare sodo, come emerge dalla recente legge urbanistica regionale (n.3 del 25 marzo 2013), che parla di “contenimento del consumo di suolo, limitandone i nuovi impegni ai casi in cui non vi siano soluzioni alternative”.

Un’apertura ottimistica potrebbe derivare dall’aumento costante di figure professionali legate alla green economy, i cosiddetti green job. Si tratta sia di professioni strettamente ambientali, sia di professioni di conteso ambientale, e in entrambi i casi siamo di fronte a un rinnovamento professionale, ovvero professioni già esistenti che si sono adeguate a nuove necessità attraverso nuove competenze. Si presume che si tratti di un trend in crescita, spinto anche, ma non solo, da una crisi economica di cui ancora non si vede una fine.

Tra i tanti argomenti vanno posti alcuni punti fermi, da cui partire e intorno a cui muoversi:

  • occorre estendere le analisi dettagliate anche laddove iniziative simili non sono ancora state intraprese. Le realtà locali “minori” – come quelle delle sette città sorelle – hanno esigenze differenti dalle grandi aree metropolitane. È tuttavia necessario conoscere dettagliatamente le problematiche presenti sul territorio, in modo da individuarne le esigenze e i conseguenti interventi possibili;
  • il mondo della politica e quello delle imprese devono porre la green economy ai primi posti dell’agenda (se non al primo posto), sia perché a medio e lungo termine il ritorno economico è indubbio, sia perché l’Italia, le sue Regioni, le sue Province non possono più permettersi di viaggiare a velocità ridotta rispetto al resto dell’Europa;
  • la green economy è oggi imprescindibile; occorre un radicale cambiamento di pensiero, non solo perché la crisi economica mondiale ha messo in discussione quelli che fino a ieri erano dei dogmi, ma anche perché, banalmente, le fonti energetiche su cui si è basata l’economia mondiale sono in via di esaurimento.

Il Piemonte, pur con le sue contraddizioni e le profonde differenze interne, può porsi come apripista di un nuovo corso. Un piccolo esempio è stato citato nello scorso editoriale di Ferlaino: il settore della chimica è stato responsabile di alcuni dei maggiori impatti ambientali degli ultimi anni come l’ACNA di Cengio, sito messo in sicurezza dal nostro Dipartimento di Scienze e Innovazione Tecnologica di Alessandria; oggi la chimica è una delle eccellenze della nostra regione. Questo rinnovamento va intrapreso con entusiasmo per rifoggiare l’intera economia regionale. Sta a noi farlo.