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EDITORIALE N.33 – Torino tra passato e futuro

di Carlo Alberto Dondona e Davide Barella (IRES Piemonte)

 

Quest’anno si compiono esattamente venti anni dall’approvazione del Piano Regolatore Generale di Torino. Era infatti il 1995 quando si concludeva il processo avviatosi nel 1987, con l’incarico ai progettisti Gregotti e Cagnardi, e portato a compimento otto anni dopo a causa dell’instabilità politica che aveva caratterizzato quel periodo fino a portare al commissariamento del Comune.

Un PRG che nei fatti ha cambiato radicalmente la città, collegandone parti fino a quel momento nettamente separate dalla barriera della ferrovia, creando nuovi insediamenti e nuove polarità e che ha dato il via a una mutazione del tessuto urbano che prosegue ancora oggi. Un Piano che non è stato certamente l’unico strumento a disposizione degli amministratori cittadini, a partire dalla pianificazione strategica iniziata sul finire degli anni ’90 per arrivare all’irripetibile occasione dei Giochi Olimpici invernali, vera data spartiacque nella storia recente della città.

Questo numero di Politiche Piemonte si propone di raccontare, attraverso diversi contributi e sotto differenti angolature, tale processo di trasformazione. L’avvertenza al lettore è quella di approcciarsi con un atteggiamento critico e consapevole come è d’uopo con le scienze sociali e in particolare con l’urbanistica che, come si afferma anche nel testo, non è una disciplina esatta: mentre il “fare” non può che essere dettato dalle scelte univoche necessariamente operate, i mondi della critica e del possibile restano molteplici quanto i programmi scientifici e/o ideologici sottostanti. Tuttavia è proprio valutando e giudicando quanto è stato fatto che si evolve e si innova, ed è in questa dialogia che la critica delle discipline sociali trova la sua legittimità positiva e scientifica.

L’organizzazione degli articoli segue la temporalità del processo, dal passato al futuro: si parte dalla genesi della pianificazione cittadina e si giunge a delineare le linee programmatiche del terzo Piano strategico dell’area conurbata di Torino. Il percorso segue in parte anche un certo modo di vedere e concepire lo spazio urbano: in forma teorico-comprensiva (che parte dai bisogni e si trasforma in disegno urbano) o strategico-operativa (che parte dalle possibilità dell’offerta e ne definisce il disegno in risposta alla domanda espressa).

Raffaele Radicioni, urbanista e già assessore della Città di Torino dal 1975 al 1985, evidenzia questo passaggio (che rese vano lo sforzo progettuale della proposta di Piano regolatore del 1980) attraverso un giudizio critico della situazione presente. Una lettura storica e politica del Piano Regolatore del 1995 che lo vede strumento locale di processualità e progettualità globali: di marketing urbano, che inseriscono la città nella competizione regionale e internazionale, e quale mezzo per la creazione e remunerazione della rendita fondiaria.

Il contributo dei professori Belligni e Ravazzi dell’Università di Torino analizza l’azione di governo e le politiche messe in atto dalla città e dalla sua nuova classe dirigente che ha gestito il recente mutamento. Tre sono le agende del cambiamento che nelle intenzioni dei decisori locali avrebbero dovuto determinare il trapasso dal vecchio modello industrialista e manifatturiero alla nuova città della conoscenza e dei servizi: la ‘Torino Policentrica’ delle residenze, infrastrutture e servizi, la ‘Torino Politecnica’ dell’economia dell’innovazione e la ‘Torino della Cultura’ dell’economia della conoscenza. Un cambiamento in parte riuscito che, secondo gli autori, ha tuttavia mancato l’obiettivo strategico che si era prefisso, cioè proprio quello di emanciparsi dal modello dello sviluppo urbano precedente.

Il contributo di Silvia Bighi descrive la genesi del Piano regolatore del 1995 e prende in esame 25 anni di “pianificazione complessa” a Torino. Il PRG non è più il disegno e l’origine delle trasformazioni urbane ma è lo strumento di integrazione dei diversi interventi, nazionali ed europei, che entrano nella progettazione e riorganizzazione del territorio. E’ il punto di raccordo tra attività ordinaria e pratiche straordinarie, di sistemazione e di sintesi tra i Piani Particolareggiati già esistenti, i Piani Integrati, i Programmi Integrati, i Programmi di Riqualificazione Urbana, il Programma Resider. Le Varianti al Piano si inseriscono come momenti di ulteriore raccordo delle nuove iniziative e dei nuovi strumenti di intervento: dal programma di iniziativa comunitaria Urban al “Progetto Speciale Periferie” (PsP), che è in realtà un insieme di progetti (“The Gate”, un Contratto di Quartiere, tre Programmi di Recupero Urbano, un Programma di Iniziativa Comunitaria-Urban II, sei Azioni di Sviluppo Locale).

Il contributo dell’architetto Davide Derossi si sofferma sugli interventi trasformativi dell’ultimo decennio, quello caratterizzato dalle Olimpiadi invernali e dai grandi eventi che hanno definito il “carattere epocale” della Torino internazionale. L’analisi si concentra sulle forme del costruito che contrappongono le architetture urbane lasciate dai Giochi Olimpici, veri e propri “oggetti di design” in quanto portatori di riferimenti autonomi rispetto al contesto locale, a quelle più ordinarie dell’architettura residenziale, dove però il disegno urbano, caratterizzato dall’alternanza di grandi isole residenziali, centri commerciali e grandi spazi aperti, non ha favorito la costruzione dell’ identità urbana.

Il contributo, a firma del professor Piervincenzo Bondonio Presidente del Gruppo Omero dell’Università di Torino, certifica uno dei cambiamenti più evidenti della trasformazione di Torino da città industriale (“grigia” nell’immaginario collettivo nazionale) a città del turismo, della cultura e del loisir : un pezzo importante dell’economia della conoscenza. La mutazione iniziata già nel decennio precedente i Giochi Olimpici ha visto un incremento costante dell’offerta culturale, poi proseguita di slancio in quello successivo, con l’organizzazione di innumerevoli eventi. Il turismo urbano, impensabile negli anni della company town e che compensa abbondantemente quello per affari, ha lanciato la città in una dimensione nazionale importante. Restano ampi margini per l’internazionalizzazione.

Il contributo dell’Associazione Torino Internazionale lascia infine il passato e si proietta nel Piano Strategico “Torino Metropoli 2025”. Lo scenario dell’internazionalizzazione si realizza nell’idea di una città del “poter fare”, che incoraggia l’innovazione, lo sviluppo, l’inclusione, l’impresa, la qualità dell’ambiente. Le strategie su cui fondare questa ulteriore evoluzione sono fondamentalmente basate sulla governance metropolitana e sulle pratiche di intercomunalità dei servizi e del governo del territorio nonché sulle politiche atte a abilitare il sistema economico e sociale, a creare cioè le condizioni per investimenti più produttivi, minori costi, maggiori impieghi di energie.