di Marco Bagliani (Università di Torino) e Matteo Puttilli (Università degli Studi di Cagliari)
Introduzione
Le regioni non sono dei sistemi chiusi nei confronti dell’esterno: nessuna assolve completamente ai propri bisogni energetici, ma ogni territorio è connesso agli altri e dipende da questi per l’estrazione e l’approvvigionamento di fonti energetiche primarie, per la trasformazione di tali risorse in energia elettrica e per il trasporto di queste differenti fonti. A partire da questo complesso quadro, si possono facilmente comprendere le difficoltà che si incontrano nel cercare di fornire una rappresentazione del sistema energetico italiano e delle sue articolazioni regionali.
Gli studi dell’IRES Piemonte, presentati all’interno del Rapporto Economico e Sociale del Piemonte 2009 (Bagliani e Puttilli, 2010) e ripresi e aggiornati all’interno del progetto di ricerca sulla Green Economy, sempre dell’IRES Piemonte, hanno approfondito questi argomenti con una analisi di benchmarking, che utilizza e sovrappone le informazioni derivanti da molteplici indicatori per ricostruire il quadro della situazione e porne in evidenza gli aspetti più salienti.
Per trattare in modo semplificato ma rappresentativo la complessità dei diversi sistemi energetici regionali integrati in quello nazionale, la ricerca ha considerato tre differenti ambiti tra loro complementari, per ciascuno dei quali l’analisi si è focalizzata su un numero limitato di indicatori particolarmente significativi per mettere in luce le caratteristiche e le peculiarità delle diverse regioni rispetto alle tre aree di approfondimento. Tali ambiti fanno riferimento alle voci dei Bilanci Energetici Regionali redatti dall’ENEA (per i quali gli ultimi dati disponibili sono al 2008) per individuare gli aspetti che maggiormente contraddistinguono le diverse regioni rispetto alle seguenti tematiche:
- gli input energetici, che riguardano la produzione e l’importazione di energia;
- le trasformazioni, che prendono in considerazione i bunkeraggi, le scorte, gli utilizzi intermedi nelle raffinerie, nelle cokerie e per la produzione di energia elettrica;
- i consumi, che tracciano un profilo dei diversi territori dal punto di vista dei consumi residenziali, dei trasporti e degli utilizzi energetici nei comparti produttivi (agricoltura, industria, terziario).
Gli input energetici
Le produzioni italiane di energia, ossia le estrazioni dirette di carbone, petrolio e metano e le produzioni dirette di energia elettrica da fonte rinnovabile arrivano a soddisfare, al 2008 circa il 19,7% dei consumi finali. Come emerge dalla figura 1 A, tre sono le regioni che maggiormente spiccano per la loro attività produttiva. Al primo posto si colloca la Basilicata, che, grazie ai pozzi petroliferi della Val d’Agri, è caratterizzata da una estrazione di risorse petrolifere e, in parte, gassose, di quasi 5000 migliaia di tep, pari ad un quinto della produzione italiana. Segue l’Emilia Romagna, con estrazioni di poco inferiori (soprattutto gas). Anche le Marche contribuiscono, seppure in misura minore, all’estrazione di gas, con un’entità di circa 2300 migliaia di tep. Si ricorda, infine, anche il Piemonte, sede di un importante giacimento petrolifero e di gas a Trecate, con una produzione totale dell’ordine delle 165 migliaia di tep. Diverso è il caso della produzione diretta di energia elettrica da fonte rinnovabile. La situazione italiana vede un discreto numero di regioni caratterizzate da consistenti produzioni da fonte idroelettrica: troviamo ai primi posti la Lombardia, il Trentino Alto Adige, il Piemonte e il Veneto, con produzioni dell’ordine di una o due migliaia di tep, mentre la Toscana rappresenta l’unica regione che abbia una cospicua produzione da fonte geotermica.
La figura 1 B mostra come quasi tutte le regioni italiane si caratterizzano per una marcata dipendenza dagli approvvigionamenti esterni, stimabile attraverso la quantificazione delle importazioni nette (importazioni meno esportazioni). La situazione, al 2008, vede un quadro sostanzialmente omogeneo: l’unica regione esportatrice di risorse energetiche (e quindi in attivo verso l’esterno) risulta essere la Basilicata, grazie all’elevata attività estrattiva. Tutte le altre regioni dipendono da un approvvigionamento esterno che pesa sui consumi finali da un minimo del 56% (Valle d’Aosta) ad un massimo del 218% (Sicilia). Il Piemonte risulta essere una regione dipendente in modo importante (115%), al di sopra della media italiana (59%) anche se meno rispetto alle altre regioni del Nord (a parte il Trentino Alto Adige, 70%).
Figura 1. Gli input di energia. A) Le produzioni di energia, valori al 2008 in migliaia di tep. B) Le importazioni nette di energia, valori al 2008 in migliaia di tep. Fonte ENEA.

Elaborazione Cartografica IRES Piemonte
Le trasformazioni di risorse primarie
Una volta estratte o importate le risorse energetiche primarie possono venire trasformate oppure direttamente utilizzate. La ricerca ha analizzato tali trasformazioni, che includono, da un lato le riserve accantonate (bunkeraggi e scorte) e dall’altro lato le trasformazioni vere e proprie, nelle centrali per la produzione di energia elettrica oppure nelle raffinerie e nelle cokerie.
A livello nazionale i bunkeraggi e le variazioni delle scorte rappresentano circa il 3,3% della disponibilità interna lorda, per un totale di 5640 migliaia di tep. La situazione regionale, illustrata in fig. 2 A, è variegata per quanto riguarda i quantitativi assoluti presenti nei diversi territori regionali, che vanno dai valori più elevati di Lombardia, Liguria e Sicilia, che toccano valori rispettivamente di 1415, 893 e 847 migliaia di tep, a livelli vicini allo zero per le regioni demograficamente ed economicamente più piccole, come il Molise e la Valle d’Aosta. In termini di percentuale rispetto alla disponibilità interna lorda (non mostrato in figura), il quadro si presenta maggiormente uniforme, esibendo percentuali di riserve accantonate tra lo zero e il 10%, con la sola eccezione della Liguria che tocca il 17% circa.
La figura 2 B illustra l’utilizzo di risorse primarie per la produzione di energia elettrica. Emerge l’elevata funzione di trasformazione giocata da Lombardia e Puglia e, in misura progressivamente minore, da Sicilia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Toscana, che presentano però, al loro interno, profonde differenze. Alcuni di questi territori, infatti, producono energia elettrica in misura tale da poter soddisfare interamente la propria domanda interna, riuscendo così ad esportare parte di questa energia verso le altre regioni: tra di essi segnaliamo la Puglia e, tra le regioni caratterizzate da basse entità di trasformazione totale, la Valle d’Aosta, la Calabria, il Trentino Alto Adige, la Liguria, il Molise, la Sicilia e la Sardegna. Le altre regioni, pur avendo alti livelli di trasformazione, non sono in grado di esportare elettricità all’esterno perché la produzione locale è inferiore alla domanda interna e devono invece ricorrere ad una ulteriore importazione di elettricità per far fronte ai propri consumi.
Una ulteriore tipologia di trasformazione, analizzata dall’IRES Piemonte ha riguardato gli utilizzi di risorse primarie in raffinerie e cokerie (figura 2 C). In questo caso il ruolo di gran lunga maggiore viene giocato dalla Sicilia (36517 migliaia di tep), seguita, a distanza, da Sardegna e Lombardia, con valori, rispettivamente, di 16831 e 15068 migliaia di tep. Contributi minori arrivano da Puglia, Piemonte e Toscana.
Figura 2. Le trasformazioni delle risorse energetiche primarie. A) Bunkeraggi e variazioni delle scorte, valori al 2008 in migliaia di tep. B) Utilizzi per produzione di energia elettrica, valori al 2008 in migliaia di tep. C) Utilizzi in raffinerie e cokerie, valori al 2008 in migliaia di tep. Fonte ENEA.

Elaborazione Cartografica IRES Piemonte su dati ENEA
I consumi finali di energia
I consumi finali di energia ammontano, per l’Italia, a 126,9 milioni di tep e sono differenziati, a livello regionale, in funzione di numerosi fattori, tra cui la popolazione presente, l’entità e la composizione del comparto produttivo. La Lombardia si caratterizza come la maggiore consumatrice, con 24774 migliaia di tep. A seguire Emilia Romagna (13541 migliaia di tep), Veneto (11879 migliaia di tep) e Piemonte (10846 migliaia di tep).
Lo studio ha analizzato tali consumi in funzione delle diverse tipologie. A livello italiano, il comparto produttivo copre il 48,1% dei consumi finali, con una netta preponderanza di utilizzi da parte della produzione industriale (29,8%), rispetto al settore terziario (15,9%) e all’agricoltura (2,4%); mentre i consumi finali dovuti ai trasporti e al settore residenziale sono rispettivamente pari al 31,5% e 20,4%.
Alla scala regionale (figura 3 A), i consumi finali di energia del macrosettore industriale sono spazialmente distribuiti, con l’eccezione della Puglia, lungo un gradiente nord-sud, che rispecchia il diverso sviluppo che tale branca ha avuto nei diversi contesti regionali. Spiccano, per gli elevati valori dei consumi, la regione Lombardia con 7576 migliaia di tep, l’Emilia Romagna (4279 migliaia di tep), la Puglia (4272 migliaia di tep) e il Piemonte (4103 migliaia di tep).
Le figure 3 B e C, che riportano, rispettivamente, i consumi finali per i trasporti e per il settore residenziale, mostrano un quadro sostanzialmente simile, che vede al primo posto, come maggior consumatrice, la Lombardia, seguita da tre regioni: Emilia Romagna, Lazio e Veneto.
Sui consumi del settore trasporti incidono numerosi e variegati fattori, che spaziano dai comportamenti e dalle abitudini individuali, alla fascia di reddito delle famiglie, dalla disponibilità ed efficienza di altri mezzi di trasporto di tipo collettivo, all’evoluzione del costo del carburante, dalla presenza di grandi vie di comunicazione, alla localizzazione più o meno periferica della regione. Dall’esame dei consumi pro-capite di combustibile per i trasporti su strada (non mostrati in figura per ragioni di spazio) emerge una Italia divisa in due principali aree: il Sud e la Sicilia caratterizzati da consumi decisamente più bassi rispetto alla media nazionale, e le regioni del Centro e del Nord che mostrano una situazione più differenziata.
Un altro importante elemento comparativo a livello nazionale è offerto dai consumi energetici pro-capite nel settore residenziale (anch’essi non mostrati per ragioni di spazio): il quadro italiano distingue nettamente il centro-nord dal centro-sud, con il primo che mostra consumi molto più elevati del secondo. Sui tali consumi pesa, sicuramente, il fattore climatico, che privilegia le regioni meridionali rispetto a quelle settentrionali. Ma anche la diffusione dei condizionatori e, più in generale, l’efficienza energetica degli edifici, che possono incidere pesantemente nella richiesta di energia per il riscaldamento e il raffrescamento. Il settore residenziale è generalmente considerato uno degli ambiti in cui sono possibili i maggiori progressi in termini di risparmio e di efficienza ed in cui le regioni sono maggiormente attive in termini di regolamentazione.
Figura 3. I consumi finali di energia. A) Consumi del settore industriale, valori al 2008 in migliaia di tep. B) Consumi dei trasporti, valori al 2008 in migliaia di tep. C) Consumi del settore residenziale, valori al 2008 in migliaia di tep. Fonte ENEA.

Elaborazione Cartografica IRES Piemonte su dati ENEA
Riflessioni conclusive
Dalle ricerche dell’IRES Piemonte emergono alcuni tratti distintivi del Piemonte: si tratta anzitutto di una situazione di marcata dipendenza dall’esterno dovuta all’importazione sia di fonti energetiche primarie sia di elettricità a supporto di livelli di consumo dell’energia particolarmente elevati rispetto alle medie nazionali, nei diversi settori. Attraverso il Piemonte transitano anche importanti quantità di fonti energetiche dirette ad alimentare gli impianti delle altre regioni. Parte delle risorse petrolifere impiegate sono estratte localmente.
Gli studi sottolineano inoltre, che il Piemonte è una delle regioni che producono più energia da fonte rinnovabile, anche se in misura prevalente da idroelettrico. Valutando anche i futuri investimenti, le fonti rinnovabili nel loro complesso saranno comunque in grado di soddisfare una quota abbastanza significativa del bilancio elettrico regionale. L’incremento di tali fonti in parte riflette una precisa scelta politica di campo di passate amministrazioni regionali, che hanno rafforzato gli strumenti di supporto per la diffusione di soluzioni di efficienza energetica, risparmio e generazione da fonti rinnovabili.
La ricerca qui presentata sottolinea, infine, come l’energia sia ormai divenuta un ambito di lavoro strategico per tutte le Regioni, che hanno acquisito vaste competenze in materia. Allo stesso tempo, la pianificazione energetica costituisce una sfida per la programmazione regionale. Le questioni energetiche, infatti, trascendono la regione intesa in senso amministrativo: in alcuni casi (come per le fonti rinnovabili) vanno valutati nel dettaglio gli impatti positivi e negativi che l’impiego di determinate risorse può generare sul territorio, privilegiando uno sguardo il più possibile locale; in altri casi, le regioni sono inserite in un più ampio contesto nazionale (e, se si vuole, sovra-nazionale e globale) che ne condiziona le scelte e con il quale le Regioni sono chiamate a confrontarsi. Un simile impegno, in termini di programmazione e definizione del proprio ruolo, non può prescindere dalla conoscenza adeguata delle caratteristiche dei territori, anche sotto il profilo della produzione e del consumo di energia. Sarà pertanto opportuno, in prospettiva futura, rafforzare gli strumenti conoscitivi e le basi informative per la definizione puntuale di profili energetici alla scala regionale e sub-regionale, in modo da sviluppare programmi e piani il più possibili coerenti con le esigenze e le potenzialità dei diversi territori.
Riferimenti Bibliografici
Bagliani M., Puttilli M., L’energia in Piemonte e nelle regioni italiane, in A.A.V.V., Piemonte Economico Sociale 2009, Edizioni IRES Piemonte, 2010.