Di Simone Contu, Marco Bagliani – IRES Piemonte
Introduzione
Una delle metodologie sviluppate nel corso di questi anni per quantificare gli impatti antropici sull’ambiente è la quantificazione del bilancio di massa di un sistema economico, ottenuta mediante l’approfondimento dei flussi di materia relativi all’economia stessa. La Material Flow Analysis (di seguito MFA) si basa sul principio fisico di conservazione della massa: “nulla si crea e nulla si distrugge”, vale a dire che la massa entrante in un sistema socioeconomico si bilancia in maniera esatta con la materia uscente.
La MFA quantifica questo tipo di bilancio e ne permette un’attenta analisi attraverso la definizione di opportuni indicatori, confrontabili con analoghi indicatori di carattere economico. Il presente lavoro ne descrive l’applicazione nell’ambito della Regione Piemonte, illustrando sinteticamente la metodologia seguita e i risultati ottenuti, soprattutto alla luce delle policies ottenibili da studi di questo tipo.
La metodologia
Affiancata ad indicatori di carattere economico (PIL), la MFA permette di descrivere la struttura di un sistema socioeconomico dal punto di vista economico e da quello della sua efficienza ambientale. E’ possibile sviluppare l’analisi sia in maniera integrata, quantificando il bilancio nella sua interezza, sia in modo disaggregato, valutando separatamente gli input e gli output. La formula che esprime il bilancio di massa del sistema si può sintetizzare in:
TOTinput = TOToutput + ACCnetta
L’equazione rappresenta la legge di conservazione della materia: tutto ciò che entra nel sistema (TOTinput) deve essere uguale a tutto quello che ne esce (TOToutput) più l’accumulo di beni durevoli all’interno del sistema stesso (ACCnetta). E’ possibile affermare che l’analisi del bilancio di massa rappresenta lo studio del metabolismo di un sistema socioeconomico, trattato in modo analogo ad un organismo che necessita, per il proprio mantenimento, di materia in ingresso e che restituisce parte di questa materia all’ambiente stesso, dopo averla sottoposta a modifiche e trasformazioni.
L’analisi dei flussi di materia è divenuta uno strumento particolarmente utile ai fini delle politiche economico/ambientali di un territorio, utilizzabile a differenti gradi di dettaglio e a scale differenti. Indicazioni e stimoli all’utilizzo di tale metodologia sono arrivati, in questi ultimi anni, dall’Unione Europea che, attraverso una Commissione apposita ed un gruppo di lavoro internazionale ha implementato un Manuale di applicazione con successive revisioni ed approfondimenti . Scopo del manuale è la standardizzazione della metodologia, ai fini di renderla uno strumento di facile utilizzo in grado di fornire risultati confrontabili fra loro.
Il progetto di ricerca, finanziato con fondi CIPE e seguito dall’IRES Piemonte, ha avuto come obiettivo l’applicazione della MFA al contesto regionale piemontese, per validarne l’efficacia come strumento di lettura della sostenibilità del territorio e sperimentarne l’utilizzo ad una scala sino ad ora poco esaminata. La fase di raccolta dati ha preso in considerazione molti dati in ingresso ed in uscita dall’economia piemontese: biomassa agricola e non, minerali, combustibili fossili ed altre fonti energetiche, import ed export (sia a livello interregionale che a livello estero), emissioni in atmosfera, rifiuti in discarica, scarichi idrici e perdite “dissipative” del sistema economico. L’analisi dei dati, normalizzati al contesto regionale, ha consentito di ottenere risultati in grado di descrivere l’appropriazione e la movimentazione di materia regionale nel 2001, anno scelto in base alla maggiore disponibilità di dati. La costruzione della serie storica in grado di disegnare i trend di aumento o riduzione nell’uso di materia è attualmente in corso di studio e analisi nell’ambito di un ulteriore progetto a cura dell’IRES Piemonte.
Figura 1. Bilancio dei flussi di materia della Regione Piemonte al 2001

I risultati
Il bilancio di materia ha fornito i risultati (in valori assoluti) illustrati in figura. Passando al valore pro capite si nota come la quantità di materia entrante nel sistema socio-economico piemontese, quantificata dal Direct Material Input (fig. 2) sia analoga al valore nazionale (superiore alle 18 t/cap annue totali). Il territorio piemontese si identifica come un’area con minore vocazione alla produzione diretta di biomassa e di minerali non energetici pro capite, altresì caratterizzato da una maggiore componente di importazioni rispetto al caso nazionale. Si può supporre che ciò sia determinato in buona parte dai significativi ingressi di materie prime e semilavorati al sistema industriale regionale.
Figura 2. Direct Material Input pro capite dell’Italia e della Regione Piemonte al 2001.

Il Piemonte si contraddistingue anche per un sostanziale equilibrio fra le voci in ingresso e in uscita, a differenza del caso italiano in cui il peso maggiore è rappresentato dalla materia importata rispetto a quella in uscita.
Di notevole interesse è la quantificazione dei flussi indiretti e nascosti, ossia di tutto il materiale movimentato per accedere alle materie prime o per l’ottenimento dei prodotti in import. L’analisi di questi flussi evidenzia una quantità di materia utilizzata pari a più del doppio rispetto a quanto entra direttamente nel sistema economico: ciò porta ad una riflessione più ampia sull’importanza di realizzare interventi sinergici fra paesi e nazioni differenti, che puntino ad una progressiva de-materializzazione dei propri sistemi economici, caratterizzata dall’ottimizzazione dell’uso delle risorse e dalla riduzione degli sprechi.
Un’altra differenza fra il caso regionale e nazionale è rappresentata dal confronto fra quanto esportato (materia in uscita dal territorio, sia verso l’estero che verso le altre regioni d’Italia nel caso regionale) e quanto consumato internamente: il caso piemontese si dimostra molto più equilibrato, con un sostanziale bilancio fra export e consumo interno, rispetto all’Italia per la quale esiste una forte sproporzione fra le due quantità, in cui prevale la componente di import. Il Piemonte appare, quindi, da tali risultati, come una delle regioni che “lavorano” il materiale in ingresso per restituirlo sotto forma di materia trasformata (semilavorati o prodotti finiti) alle altre regioni d’Italia e all’estero. I risultati sembrano anche mostrare un comportamento “virtuoso” del sistema piemontese, che consuma a livello pro capite circa il 60% di quanto si evidenzia a scala nazionale.
Il saldo fra import ed export a livello regionale è negativo rispetto agli scambi interregionali (il Piemonte esporta maggiormente verso le altre regioni rispetto a quanto non importi) ma positivo nei rapporti con l’estero; globalmente, invece, prevalgono gli import, che caratterizzare il Piemonte come un’economia che assorbe più materia di quanta ne destini all’esterno.
Conclusioni
In conclusione possiamo affermare che l’applicazione, a livello regionale, della metodologia della MFA si è mostrata di notevole interesse permettendo una lettura diversificata e approfondita dell’andamento economico e della sostenibilità del sistema studiato. La metodologia, applicata alla scala sub-nazionale, presenta ancora alcune criticità, legate soprattutto al reperimento di dati relativi ai flussi nascosti e a quelli indiretti che sono in grado di far variare notevolmente il bilancio complessivo. Le sperimentazioni più interessanti potranno essere fatte associando analisi di ciclo di vita di alcuni prodotti maggiormente rappresentativi con i valori macroscopici di ingresso ed uscita di materia dal territorio.
Inoltre, perché gli indicatori suggeriti dalla metodologia standardizzata a livello nazionale diventino facilmente applicabili e rappresentativi anche ad una scala regionale, si dovrebbe impostare una raccolta dati molto più completa ed esaustiva rispetto a quella oggi presente. È attualmente in corso, presso l’IRES Piemonte una ricerca che mira a costruire scenari dei flussi di materia piemontesi che permetteranno di comprendere in maniera più dettagliata se, ed in che misura, la Regione Piemonte abbia intrapreso il cammino verso la de-materializzazione del proprio sistema economico, indirizzandolo verso la sostenibilità dei propri processi di produzione e consumo.
Bibliografia
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