Di Elisa Bianchi, Arpa Piemonte
Aria, acqua e suolo sono le matrici che Arpa Piemonte quotidianamente monitora, misura, analizza, controlla per poter dire come sta l’ambiente nel quale viviamo considerando tutti i contaminanti, anche quelli emergenti. I dati dello stato delle componenti ambientali sono il punto di arrivo di un lavoro corale dell’Agenzia, che ogni anno esegue migliaia di campionamenti, validazioni e analisi. I dati sono anche un punto di partenza fondamentale a disposizione degli enti preposti a scrivere le politiche ambientali.
Ulteriore elemento di indagine, aggiunto negli ultimi anni, è il cambiamento climatico, risultato di un processo complesso di modifica delle variabili atmosferiche conseguente all’incremento della quantità di gas serra presenti in atmosfera, a causa delle emissioni antropiche.
Di seguito viene presentata una sintesi di alcuni tra i principali indicatori che raccontano come sta l’ambiente in Piemonte. Per approfondire le tematiche e avere una visione d’insieme è disponibile la Relazione sullo stato dell’ambiente in Piemonte 2021 (pubblicata all’indirizzo http://relazione.ambiente.piemonte.it) e frutto del lavoro congiunto di Regione Piemonte e Arpa Piemonte[1].
L’aria
I dati del 2020 confermano che gli inquinanti esclusivamente di origine primaria, come il monossido di carbonio, il biossido di zolfo, il benzene, l’arsenico nel PM10, il cadmio nel PM10, il nichel nel PM10 e il piombo nel PM10, non costituiscono più una criticità in quanto rispettano ampiamente i valori di riferimento di legge su tutto il territorio. L’unica eccezione è rappresentata dal benzo(a)pirene.
Numerose difficoltà nel rispetto degli obiettivi di legge si hanno invece per gli inquinanti completamente o parzialmente secondari. In Piemonte, analogamente a quanto accade in tutto il Bacino Padano, permangono situazioni problematiche a scala regionale per il particolato atmosferico (PM10 e PM2,5) e l’ozono, rispettivamente nei mesi freddi e nei mesi caldi dell’anno, mentre i casi di superamento del valore limite annuale relativi al biossido di azoto sono localizzati in un numero limitato di stazioni da traffico.
Per tutti gli inquinanti atmosferici previsti dalla normativa, si osserva una riduzione delle concentrazioni a livello di serie storiche, con le sole eccezioni dell’ozono e del benzo(a)pirene. Ciò è connesso alla diminuzione, negli ultimi decenni, nelle emissioni industriali/civili sia delle quantità degli inquinanti stessi sia, per gli inquinanti che hanno anche un’origine secondaria, dei loro precursori. Tale diminuzione però non sempre è stata sufficiente a determinare il rispetto dei valori limite o dei valori obiettivo indicati dalla normativa.
Per le emissioni in atmosfera i comparti più critici risultano essere quelli relativi al trasporto stradale, al riscaldamento e all’agro-zootecnia. È da rilevare che la combustione del legno, e più in generale delle biomasse, negli ultimi anni ha assunto un’importanza crescente, in particolare per le emissioni di particolato e di benzo(a)pirene.
In generale i dati rilevati dalla rete di qualità dell’aria nel 2020 sono tra i più bassi tra quelli storicamente misurati in Piemonte, ma in alcuni casi presentano un aumento rispetto al biennio 2018-2019 che era stato caratterizzato da condizioni meteorologiche particolarmente favorevoli alla dispersione degli inquinanti, in particolare in relazione alla piovosità.
Nel caso del PM10 per il terzo anno consecutivo il valore limite annuale è stato rispettato in tutto il territorio, mentre la situazione rimane critica – pur in presenza di un trend storico in diminuzione – per il valore limite giornaliero, pari a 50 µg/m3, con più di 35 superamenti nei maggiori centri urbani e in gran parte delle aree di pianura. Il PM2.5 ha invece rispettato il valore limite annuale su tutto il territorio.
Fig. 1 – PM2,5 media annua per provincia – anno 2020
Fonte: Elaborazione ARPA Piemonte
Nel 2020, come anche nel 2019 e 2018, il valore limite (25 µg/m3) non è stato superato in nessun punto di misura, a differenza di quanto si era verificato nel 2017, in cui era stato superato in ben nove punti di misura della rete regionale.
Il biossido di azoto ha rispettato il valore limite orario su tutto il territorio, mentre il valore limite medio annuale è stato superato in due stazioni da traffico dell’area urbana torinese (Torino Consolata e Torino Rebaudengo).
L’ozono si conferma nei mesi estivi un inquinante ubiquitario, con superamenti del valore obiettivo per la protezione della salute sulla quasi totalità del territorio.
L’argomento Qualità dell’aria rientra negli Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile in particolare nell’Obiettivo 3 – Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età, nell’Obiettivo 11 – Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili e nell’Obiettivo 13 – Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico.
Dopo un lungo percorso, con DCR 25 marzo 2019, n. 364-6854 (Approvazione del Piano regionale di qualità dell’aria ai sensi della legge regionale 7 aprile 2000, n. 43), il Consiglio regionale del Piemonte ha adottato il Piano regionale di qualità dell’aria (PRQA) aggiornando il documento di Piano del 2000. Il PRQA rappresenta lo strumento per la programmazione, il coordinamento e il controllo in materia di inquinamento atmosferico, finalizzato al miglioramento progressivo delle condizioni ambientali e alla salvaguardia della salute dell’uomo e dell’ambiente.
L’acqua
Nel 2015 è stato avviato il secondo sessennio di monitoraggio ai sensi del decreto 260/2010, relativo al periodo 2015-2019 nell’ambito del 2° Piano di gestione distrettuale del Po. In base a quanto concordato a scala distrettuale, il 2014 è utilizzato come anno in comune tra l’ultimo ciclo del sessennio 2009-2014 e il primo del sessennio 2014-2019. La valutazione degli indici di Stato relativi all’anno 2019 ha concluso il triennio di monitoraggio, permettendo così la verifica del raggiungimento degli obiettivi di qualità al 2021 sulla base dei dati dei due trienni di monitoraggio 2014-2016 e 2017-2019.
Al termine del sessennio di monitoraggio 2014-2019, relativamente ai fiumi, emerge come il 47% dei corpi idrici presenti uno Stato Ecologico Buono o superiore e il 53% Sufficiente o inferiore. Per quanto riguarda lo Stato Chimico il 77% dei corpi idrici risulta Buono.
Fig. 2 – Stato Chimico e Stato Ecologico dei fiumi – periodo 2014-2019
![]() |
|
Fonte: Elaborazione ARPA Piemonte
Nello stesso periodo, relativamente ai laghi, emerge come il 73% dei corpi idrici presenti uno Stato Ecologico Buono o superiore e il 27% Sufficiente. Per quanto riguarda lo Stato Chimico il 91% dei corpi idrici risulta Buono.
La classificazione rimane uno degli aspetti più importanti che consente di misurare la rilevanza degli impatti determinati sul corpo idrico (a carico di una o più delle componenti monitorate) dall’insieme delle pressioni antropiche. Il raggiungimento dello Stato Buono per le risorse idriche rientra in due Obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e in particolare nell’Obiettivo 6 – Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie e l’Obiettivo 15 – Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre.
Regione Piemonte ed Arpa Piemonte hanno già avviato il Programma di monitoraggio regionale delle acque superficiali e sotterranee. Il programma è sessennale 2020-2025 ed è propedeutico alla verifica del raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano vigente e alla predisposizione del 4° ciclo di pianificazione. Le attività di monitoraggio quali-quantitativo degli elementi previsti dalla normativa per le acque superficiali (chimici, biologici, idrologici, morfologici) e sotterranee (fisico-chimici, quantitativi) sono, infatti, finalizzate alla valutazione dello stato quali-quantitativo della risorsa, e costituiscono la base di conoscenza che, unitamente all’analisi del rischio, permette di mettere a punto le misure di gestione, miglioramento e tutela delle acque.
Al termine della stagione 2020 (3 giugno – 30 settembre), il 97% delle acque di balneazione piemontesi ha conseguito l’obiettivo previsto dalla Direttiva Europea 2006/7/CE, che prescriveva per tutte le acque di balneazione il conseguimento della classe “sufficiente” entro la fine della stagione balneare 2015.
Il suolo
Il consumo di suolo in Piemonte nel 2020 è di circa 169.400 ettari, pari quindi al 6.67% della superficie totale regionale (circa 2.540.000 ettari). Il valore percentuale risulta inferiore al dato nazionale, che si colloca al 7,1% e tra i più bassi del nord-Italia e in particolare rispetto alle regioni confinanti: Lombardia (12,1%), Emilia Romagna (8,9%) e Liguria (7,2%).
Gli obiettivi da raggiungere sono: azzeramento del consumo di suolo netto entro il 2050 (Parlamento europeo e Consiglio, 2013); protezione adeguata del suolo anche con l’adozione di obiettivi relativi al suolo in quanto risorsa essenziale del capitale naturale entro il 2020 (Parlamento europeo e Consiglio, 2013); allineamento del consumo alla crescita demografica reale entro il 2030 (UN, 2015); bilancio non negativo del degrado del territorio entro il 2030 (UN, 2015).
Il Piemonte presenta tre principali gruppi di contaminanti responsabili di altrettante forme di contaminazione diffusa del suolo:
– contaminanti di prevalente origine naturale quali i metalli pesanti (Cromo, Nichel, Cobalto, Arsenico, Vanadio) e metalloidi (Arsenico) che presentano aree critiche molto estese e ben delimitate sul territorio;
– contaminanti di prevalente origine antropica quali i metalli pesanti (Piombo, Rame, Zinco, Antimonio, Stagno, Berillio) che presentano aree critiche con concentrazioni più elevate in corrispondenza degli orizzonti superficiali, ad indicare contaminazione diffusa. L’origine dell’inquinamento diffuso è attribuibile a deposizioni atmosferiche e ad attività legate all’agricoltura intensiva;
– contaminanti organici quali le Diossine – furani (PCDD/DF), policlorobifenili (PCB) e idrocarburi policiclici aromatici (IPA) di origine antropica e provenienti da combustioni di idrocarburi, attività industriali, incenerimento di rifiuti etc. Presentano forme lievi di contaminazione diffusa su tutto il territorio con concentrazioni ampiamente al disotto dei limiti di legge. Non sono state individuate aree critiche, mentre i superamenti riscontrati sono da attribuire a contaminazione puntuale.
Fig. 3 – Cromo (Cr) nei suoli1 del territorio piemontese e stazioni di monitoraggio attualmente realizzate. Stima delle concentrazioni in mg/kg (Dati aggiornati a dicembre 2019)

Fonte: Elaborazione ARPA Piemonte
Il Piemonte è occupato per circa il 49% del suo territorio dai rilievi montuosi delle Alpi e degli Appennini. Questa sua struttura morfologica favorisce l’intensificazione delle precipitazioni che a loro volta determinano fenomeni di allagamento nelle aree fluviali, di piene torrentizie e l’innesco di frane lungo i versanti. Analizzando i dati storici del periodo 1850-2000, la regione è statisticamente colpita in settori diversi da eventi alluvionali con ricorrenze medie di un evento ogni 18 mesi circa.
Vario si presenta lo stato di altre situazioni ambientali. I dati sulla biodiversità in Piemonte evidenziano che il territorio piemontese è caratterizzato da una grande varietà di specie animali e vegetali. È stata verificata la presenza di più di 3.600 specie floristiche mentre per la parte faunistica sono presenti 400 specie di uccelli, 80 specie di mammiferi, 40 di rettili e anfibi, e 60 di pesci.
Il territorio tutelato in Piemonte, pari al 18,08% dell’intero territorio regionale, vede la presenza di 104 aree protette istituite con legge regionale, per una superficie complessiva di 200.540 ettari gestiti da 14 enti. Oltre alle aree protette regionali, la regione Piemonte conta due parchi nazionali: il Gran Paradiso e la Val Grande.
Il Piano paesaggistico regionale, predisposto in coerenza con la Convenzione Europea del Paesaggio (sottoscritta a Firenze nel 2000 da gran parte dei paesi membri del Consiglio d’Europa e ratificata con L 14/06), nonché con il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” (DLgs 42/04 e s.m.i.), approvato nel 2004, è lo strumento di tutela e valorizzazione del territorio regionale che può avere anche rilevanti implicazioni ambientali; in misura più o meno diretta infatti gli obiettivi di sostenibilità del Piano possono favorire la protezione dell’ambiente nel suo complesso, attraverso l’individuazione di eventuali criticità che possono minacciarlo; le politiche del paesaggio possono quindi essere considerate anche politiche indirizzate alla protezione e allo sviluppo del sistema ambiente.
Il clima
Per quanto riguarda il clima, l’anno 2020 in Piemonte è stato il 6° più caldo degli ultimi 63 anni, con una temperatura media di circa 10,6°C ed un’anomalia termica media attorno a +1,1°C rispetto alla climatologia del periodo 1971-2000. L’anno va a chiudere il decennio più caldo sulla regione a partire dagli anni ’60.
L’apporto delle precipitazioni totali annue è stato pari a 936,1 mm, con un deficit di 50 mm (pari al 5% dei valori medi del periodo 1971-2000) portando il 2020 ad essere il 24° anno meno piovoso a partire dal 1958.
Fig. 4 – Precipitazione cumulata giornaliera media – anno 2020

Fonte: Elaborazione ARPA Piemonte
I valori della precipitazione cumulata giornaliera media sono riferiti ad un punto medio posto a 900 m di quota. È evidente l’assenza di precipitazioni da fine ottobre che portano la precipitazione media cumulata del 2020 (riga verde scuro) ad un livello inferiore a quella del periodo 1971-2000 (riga verde chiaro).
Durante l’evento alluvionale del 2-3 ottobre 2020 è caduta sul territorio regionale circa il 16% della pioggia che cade normalmente in un anno e il 20% in più di quanto si registra abitualmente nel mese di ottobre, il 2 ottobre è risultato il giorno più piovoso dell’intera serie storica dal 1958 ad oggi con 110,5 mm medi sul territorio piemontese.
Dall’analisi storica dei dati misurati sulla regione Piemonte si evidenzia una tendenza all’aumento delle temperature, in particolare nei valori massimi, significativo dal punto di vista statistico. Questa tendenza (dell’ordine di 0,58°C ogni 10 anni per le temperature massime, considerando gli ultimi 30 anni), porta a un aumento complessivo di circa 2,3°C negli ultimi 60 anni, ed è in linea con quanto evidenziato dalla letteratura per l’area alpina. Più incerto il trend sulle precipitazioni intense, che però sembra essere in crescita.
I giorni piovosi, considerando gli ultimi 15 anni circa, risultano in diminuzione pressoché su tutta la regione, mentre aumenta la lunghezza massima dei periodi secchi. La pioggia annuale, nello stesso periodo, ha subito delle modificazioni, con un aumento in alcune zone (come Verbano e basso Alessandrino) e una diminuzione in altre. Comparando i due indicatori si evidenzia un aumento degli eventi intensi laddove la pioggia annuale è aumentata. Il ciclo idrologico sta subendo una graduale modificazione, con un aumento delle precipitazioni nel periodo tardo-primaverile, associato ad una rapida fusione nivale nel mese di maggio, e una diminuzione nel periodo autunnale,
La quantità di neve fresca è complessivamente in diminuzione negli ultimi trent’anni, soprattutto alle quote più basse, anche se nello stesso periodo si evidenziano singole stagioni particolarmente nevose. In generale, infatti, sovrapposta a una tendenza al riscaldamento, sembra aumentare la variabilità atmosferica, sia inter-annuale, che determina l’alternanza di stagioni con caratteristiche climatiche molto differenti da un anno all’altro, sia a più breve termine, intervallando periodi mediamente più caldi e asciutti a episodi freddi e piovosi.
Il tema del cambiamento climatico rientra negli Obiettivi dell’Agenda 2030 per Sviluppo Sostenibile in particolare nell’Obiettivo 13 – Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze, ed è entrato anche nelle agende locali: con DGR del 27 novembre 2020, n. 66-2411 è stato approvato il documento di indirizzo “Verso la strategia regionale sul cambiamento climatico – finalità, obiettivi e struttura” che intende fornire i primi indirizzi per la stesura della Strategia regionale sul cambiamento climatico (SRCC) a partire da quanto emerge dal quadro regolamentare internazionale, nazionale e locale, dai trend climatici attuali del Piemonte e dai relativi scenari.
In particolare, il Documento descrive l’articolazione in cui dovrà essere strutturata la SRCC, che costituisce un tassello e nello stesso tempo si alimenterà dalla Strategia per lo sviluppo sostenibile e sancirà in modo inequivocabile l’impegno del Piemonte nel contrasto al cambiamento climatico, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica al 2050 come indicato dalla Commissione europea.
[1] I testi che seguono sono un estratto dei contributi dei numerosi autori che si sono occupati della redazione del documento.
