di Davide Barella -IRES Piemonte
Introduzione
Numerosi studi svolti nell’ultimo ventennio hanno consolidato una lettura multipolare del territorio regionale piemontese, proponendone un’articolazione per quadranti, quale esito congiunto di fenomeni diversi: l’evoluzione di processi economico sociali di lungo periodo, la geometria dei grandi assi di comunicazioni, la presenza di tipici insediamenti economico-produttivo.
Tali interpretazioni tendono a suddividere il territorio regionale in quattro componenti i cui confini, non rigidamente perimetrati, coincidono “grosso modo” con le attuali province piemontesi (singole o raggruppate). Sorta dapprima in analisi e studi sulla realtà socio-economica regionale, tale articolazione è stata utilizzata anche in documenti e provvedimenti istituzionali (ad es. nel piano territoriale regionale di recente approvazione). Nel prosieguo dell’articolo, sulla base delle indagini di scenario svolte dall’Ires nella seconda metà dello scorso decennio, si darà conto, in estrema sintesi, delle ragioni che hanno condotto a questa ripartizione territoriale nonché delle principali caratteristiche dei diversi quadranti.
Origine e tratti costitutivi dell’articolazione per quadranti.
La suddivisione per quadranti si basa, da un lato, sulle ricerche svolte negli anni novanta dall’Ires e dal Dipartimento Interateneo Territorio, che avevano individuato in una simile partizione l’articolazione dei macro-ambienti insediativi del Piemonte, cioè un quadro caratterizzato da una relativa uniformità e riconoscibilità delle storie evolutive e dei caratteri da esse sedimentati. Dall’altro lato, essa corrisponde alla geometria dei grandi assi di comunicazione che attraversano la regione (a un grado diverso di infrastrutturazione, ma tutti presenti nei disegni strategici): i due longitudinali Genova-Alessandria- Novara-Sempione e Savona-Cuneo-Torino-Monte Bianco, e i due trasversali Frejus-Torino-Novara-Milano e Nizza-Cuneo-Alessandria-Bologna. L’articolazione in quattro quadranti, presenta inoltre correlati evidenti nello sviluppo di alcune funzioni di servizio, come suggerito dall’articolazione della sanità piemontese o dalla geografia del sistema universitario che emerge dallo sdoppiamento dell’Università di Torino (con la nascita dell’Università del Piemonte Orientale) e dalle localizzazioni derivanti dal processo di decentramento universitario (oggi in via di riconsiderazione). Infine, tale articolazione, acquista ulteriore evidenza in rapporto alle dinamiche localizzative del sistema padano, con una sezione orientale oggettivamente coinvolta da fenomeni di gravitazione su Milano e una sezione meridionale accomunata dalle opportunità di comunicazione intercontinentale offerte dal sistema dei porti liguri. Tali riflessioni hanno condotto ad articolare il territorio regionale in quattro componenti: il quadrante metropolitano (Torino e la sua provincia), la congiunzione nord-est (province di Biella, Novara, V.C.O, Vercelli), la congiunzione sud-est (provincia di Alessandria e, in parte, di Asti), il complesso agro-industriale del sud-ovest (province Cuneo e, in parte, di Asti).
Figura 1: I quadranti del Piemonte

Fonte: Ires Piemonte
Il quadrante metropolitano.
Il quadrante metropolitano coincide con la provincia di Torino ed è composto principalmente dall’area gravitazionale della metropoli torinese (significativamente articolata al suo interno) e da alcuni territori di corona (il canavese, la montagna torinese e la piana carmagnolese) che, pur interagendo in misura notevole con l’area metropolitana, esprimono caratteri, funzioni e potenzialità parzialmente endogene e distinte.
Per quanto riguarda l’area metropolitana è ormai ampiamente noto che essa è stata caratterizzata negli ultimi decenni da un importante processo di transizione post-fordista nel corso del quale al progressivo ridimensionamento dell’industria manifatturiera è seguita una fase di impegnativa e radicale riorganizzazione produttiva e territoriale, che ha cercato di sfruttare le rilevanti potenzialità di riposizionamento dell’area nelle nuove reti dell’economia della conoscenza (R&S, università, industrie high-tech, servizi alle imprese, cultura ecc.). Gli investimenti connessi all’evento olimpico hanno consentito la realizzazione di importanti opere infrastrutturali e il buon successo dei Giochi ha contribuito, nel medio periodo, a rianimare il clima psicologico della città. Se attorno al passaggio del millennio Torino appariva ancora come una metropoli sostanzialmente caratterizzata in senso manifatturiero e inadeguatamente proiettata in senso internazionale, alla metà del primo decennio la situazione appariva sensibilmente mutata. In questo quadro di trasformazione, sul quale ha ovviamente inciso la recente crisi economico finanziaria, non mancano tuttavia elementi critici che rischiano di ostacolare il percorso evolutivo. Volgendo lo sguardo all’articolazione dell’area metropolitana, si può affermare che i processi di decentramento di funzioni e strutture avvenuto nei due ultimi decenni ci consegnano una realtà metropolitana non più riducibile entro lo schema centro-periferia ma non ancora compiutamente policentrica. Le ricerche svolte negli ultimi anni sembrano cogliere una certa continuità tra aree interne al perimetro urbano e comuni prospicienti, individuando una organizzazione “per quadranti” dello stesso sistema metropolitano, in cui la collina torinese si specchia in qualche misura nel territorio chierese, la concentrazione dell’automotive di Mirafiori prosegue verso sud nelle aree di Nichelino e di Orbassano, e così via, con qualche proiezione ulteriore anche nei sistemi locali esterni della provincia. La geografia per quadranti richiamata potrebbe trovare spiegazione nella matrice territoriale dello sviluppo torinese, strutturata per condizionamenti storici e perfino orografici lungo due assi fondamentali. Il primo taglia l’area da nord-est a sud-ovest, comprende le principali direzioni di sviluppo tipiche dell’epoca fordista ed è interrotto nel suo segmento centrale dalla presenza delle specializzazioni burocratico-direzionali del centro storico della città. L’asse comprende, a una estremità, gran parte della periferia nord di Torino e si prolunga in direzione di Settimo e Chivasso e del basso canavese, e all’estremità opposta attraversa l’estrema periferia sud del capoluogo e le propaggini dell’indotto auto in direzione del pinerolese. Il secondo asse taglia invece la città da est a ovest collegando idealmente le due aree collinari a forte pregio paesaggistico e residenziale, dalla collina compresa tra Chieri e Chivasso alle alture moreniche collocate allo sbocco della valle di Susa, caratterizzate da una residenzialità relativamente agiata e, in qualche punto, da una maggiore presenza di attività produttive qualificate. Su questi due assi hanno inciso notevolmente i processi di trasformazione territoriale dell’ultimo decennio, determinando polarità di carattere diverso in ragione di un Piano Regolatore centrato prevalentemente sul recupero della spina ferroviaria (la dorsale dello sviluppo industriale). Passando a esaminare i territori posti a corona della metropoli, il Canavese è percepito (e si percepisce) come un territorio a se stante nella configurazione provinciale, sia per la collocazione e conformazione geografica, sia per la sua storia anche recente. Il passaggio, burrascoso, da territorio con una leadership economica e morale rappresentata da Olivetti che garantiva una visibilità internazionale indipendentemente da Torino, a territorio a rischio di una debole identità e alla ricerca di un ruolo nel sistema piemontese, ha innescato un processo reattivo che ha portato alla costruzione di un sistema produttivo diversificato. In questo contesto è possibile individuare alcuni motori di sviluppo: il nocciolo duro del comparto elettronico coagulato intorno ad Ivrea e il distretto della meccanica del canavese occidentale. I territori dell’arco montano della provincia di Torino sono invece accomunati dalla disponibilità di grandi risorse ambientali e turistiche, ma anche da notevoli difficoltà strutturali che impattano in modo particolare sui territori meno attrattivi per il turismo invernale. Disponibilità di risorse idriche, ampiezza del capitale boschivo ed eccellenza ambientale e paesistica sono gli elementi di ricchezza; una trama insediativa debole determinata da condizioni morfologiche, climatiche e pedologiche particolarmente difficili sono i caratteri negativi che influiscono sulla composizione demografica, sulla dotazione di infrastrutture di comunicazione e sul conseguente difficoltoso accesso ai servizi. Parzialmente diversa è invece la condizione della Valle di Susa ove ha sede il Distretto turistico delle valli olimpiche e il comprensorio sciistico. A sud del sistema metropolitano si apre infine l’ampio territorio della pianura che abbraccia il basso Pinerolese e la piana del Carmagnolese. L’ambito ha caratteri di cerniera tra la conurbazione torinese e il paesaggio rurale, con strette interazioni con il Nord Cuneese, in ciò supportata da un sistema infrastrutturale, sia ferroviario che viario, che garantisce il collegamento Nord-sud. Il carattere di progressiva transizione da un sistema all’altro è evidenziato dalla contaminazione di elementi, produttivi e insediativi, sia industriali che agricoli. Per quanto concerne l’apparato produttivo industriale, il Carmagnolese si presenta come propaggine meridionale del sistema automotive metropolitano, soprattutto a Carmagnola e Villastellone in cui la specializzazione nel comparto veicolare è sviluppato tanto nella componentistica quanto nella progettazione.
La congiunzione nord-est.
Il quadrante nord-orientale risulta composto da ben quattro province (Biella, Novara, V.C.O, Vercelli) evidenziando la natura fortemente policentrica di questo territorio. Il sistema del Nord-Est eredita dalla sua storia una notevole caratterizzazione manifatturiera, articolata in un certo numero di distretti produttivi (casalinghi, rubinetterie, tessile) a elevata proiezione internazionale. Sottoposti negli ultimi anni a forti tensioni competitive, hanno avviato con alterno successo notevoli sforzi sul piano della riorganizzazione della produzione, della ricerca di nuovi sbocchi di mercato, del tentativo di costruzione di leadership di nicchia su produzioni differenziate, di penetrazione nei segmenti di filiera a maggior redditività. L’accrescimento della competitività del settore industriale richiederebbe un adeguato sviluppo del settore dei servizi alle imprese. La ristrutturazione dei servizi offerti dagli enti istituzionali e di categoria, che oggi operano separatamente e forniscono servizi analoghi non sempre adeguatamente qualificati, potrebbe essere una possibile soluzione. Il sistema della conoscenza è rappresentato nell’area da una dotazione universitaria consolidata e sufficientemente specializzata rispetto alle vocazioni produttive dei territori. Oltre alla Città studi di Biella, uno dei primi esempi di strutture tecnologiche e formative di alto livello in un distretto manifatturiero, è di enorme interesse il potenziale polo medico-farmaceutico, che potrebbe far crescere intorno agli ospedali e alle strutture universitarie di Novara e Vercelli una seconda punta di eccellenza piemontese nel campo dell’innovazione e della ricerca sanitaria, attraendo investimenti qualificati di imprese multinazionali in un’ottica di naturale estensione della galassia chimico-farmaceutica del milanese. Un elemento importante del quadrante del Nord-Est piemontese può essere individuato nel governo del suo assetto insediativo. In queste province si rilevano infatti enormi scompensi tra i territori al confine con la Lombardia, pienamente investiti dall’estensione dell’area di influenza di Milano (al punto da diventarne quasi dipendente), e una serie di aree alpine o prealpine di difficile accessibilità, fortemente soggette a fenomeni di abbandono. La carta strategica di maggiore rilievo per il territorio è rappresentata dall’organizzazione concreta dello snodo trasportistico tra i due grandi assi dello sviluppo europeo (Lisbona-Milano-Kiev e Suez-Genova-Rotterdam), collocato al centro di quella macroregione padano-alpina che può realisticamente aspirare a evolvere verso la configurazione di zona di integrazione mondiale dell’economia, essendo già oggi una delle aree più prospere in Europa per ricchezza diffusa. L’elevata connettività al porto di Genova e al retroporto alessandrino, la prossimità all’hub internazionale di Malpensa (oltre che l’accessibilità all’aeroporto di Caselle), la presenza di una stazione TAV, le opportunità dischiuse dall’insediamento a Rho della Fiera di Milano, l’apertura a nord attraverso il rilancio dello scalo di Domodossola, la possibile integrazione con i sistemi di mobilità e i valichi del nord-ovest lombardo, costituiscono un insieme di collegamenti dei quali appare difficile sottovalutare il possibile impatto strategico. Date le caratteristiche dei processi economici e insediativi, il territorio del Nord-Est piemontese si presenta tuttavia estremamente sensibile – per certi versi vulnerabile – dal punto di vista delle componenti ambientali e paesaggistiche. Sotto questo profilo, il quadrante è peraltro ricco di risorse quali il patrimonio montano posto ad ovest del quadrante (Val Sesia) e il distretto dei laghi che rappresentano i principali poli turistici del quadrante. L’inevitabile impatto delle trasformazioni infrastrutturali previste per quest’area, configura un sistema ambientale la cui evoluzione deve essere considerata parte integrante dei futuri programmi di sviluppo, un parametro di giudizio la cui sottovalutazione potrebbe produrre contraccolpi negativi a medio termine anche sotto il profilo strettamente economico. Per altri versi le grandi trasformazioni economiche e infrastrutturali potrebbero giocare un ruolo positivo, se opportunamente guidate verso un approccio integrato e attento a un bilancio complessivo dei cambiamenti.
La congiunzione sud-est.
L’Alessandrino, pur mantenendo una certa connotazione agricola strutturata sulla realtà naturale del Monferrato e una notevole presenza manifatturiera, presenta forti potenzialità in virtù di una collocazione a ridosso del porto di Genova e sul percorso obbligato che lega Torino al centro della penisola. La condizione di fragilità demografica, fino a pochi anni or sono valutata come il prologo di un inevitabile declino economico sulla scorta del cammino imboccato dalla Liguria, si presenta nell’esperienza più recente maggiormente gestibile. Al pari di Genova, Alessandria ha saputo trarre dalla posizione geografica le risorse per un processo di rilancio selettivo, capace di generare alti livelli di reddito pur in un contesto di invecchiamento demografico e di lento calo della popolazione residente. Il territorio della Provincia di Alessandria si caratterizza per la presenza di una realtà produttiva molto diversificata, con una presenza significativa del settore manifatturiero. Nel suo ambito sono riconoscibili due dei distretti industriali piemontesi più famosi, con una forte proiezione internazionale: il polo orafo di Valenza Po e il sistema meccanico del Casalese, orientato al settore della refrigerazione industriale. Le produzioni manifatturiere dell’Alessandrino non sono esenti dalle difficoltà competitive che dall’inizio di questo secolo investono le economie distrettuali italiane. Nel distretto valenzano il vincolo maggiore è rappresentato dalla limitata dimensione delle imprese. Più complessa è la dolorosa riorganizzazione che sta investendo il settore del freddo nel Casalese. Il rapido ingresso sui mercati internazionali della concorrenza asiatica sottrae spazi di mercato anche a un sistema produttivo con connotazioni già multinazionali. Le imprese più forti si stanno riposizionando nel nuovo contesto competitivo, ma restano aperti problemi legati all’individuazione di specializzazioni innovative di nicchia e di trasferimento tecnologico. Più dinamico è il settore delle materie plastiche, soprattutto per la produzione del packaging, in connessione con la vocazione logistica dell’area. Notevole, ancora negli ultimi anni, l’espansione d’insediamenti della cosiddetta moderna distribuzione commerciale, situati nei pressi dei principali snodi infrastrutturali. Nella parte meridionale della provincia si è costituito in modo spontaneo una sorta di “distretto distributivo” in cui l’iniziativa di maggiore spicco è rappresentata dall’outlet di Serravalle Scrivia, localizzato in un’area di grande accessibilità in un vasto bacino a dimensione plurimetropolitana. L’opportunità maggiore del quadrante sud-orientale del Piemonte, per il suo sviluppo interno ma anche per il potenziamento competitivo dell’intero sistema regionale, si riconnette indubbiamente alle grandi linee di trasporto europeo e transcontinentale, canalizzate dal porto di Genova. Il territorio dell’Alessandrino è, infatti, pienamente inserito nella piattaforma strategica transnazionale del Corridoio 24 “Dei Due Mari” che elegge i territori di Novi Ligure, Alessandria e Tortona a caposaldo dello sviluppo della dorsale. La provincia di Alessandria è inoltre tra le più dotate di reti infrastrutturali ferroviarie, stradali, aeroportuali esistenti. Il territorio dispone di tre scali merce ferroviari (Alessandria smistamento, Novi Ligure-S. Bovo e Casale Monferrato) e di due centri intermodali a capitale privato (l’interporto di Rivalta Scrivia e quello di Arquata Scrivia). Sotto questo profilo, il territorio rappresenta un vero e proprio nodo logistico di rango europeo, che potrebbe entrare a sistema con il nodo di Novara, strategico come crocevia sulla connessione del Corridoio V e in prossimità dell’hub di Malpensa.
Il complesso agro-industriale del sud-ovest.
Per quanto sia difficile pensare all’area ricompresa nel quadrante sud-occidentale (composto dalla provincia di Cuneo e, in parte, da quella di Asti) come a un’entità unica e omogenea, è peraltro abbastanza evidente che questo territorio condivide alcuni tratti comuni (forte caratterizzazione agricola, rischi relativi di marginalità in alcune aree montane e vallive, forti integrazioni con la realtà torinese nei territori più prossimi al polo metropolitano) insieme ad altrettanti aspetti di differenziazione (sul versante dell’accessibilità infrastrutturale, delle performance economiche territoriali ecc.). Partendo dalla constatazione dei tradizionali legami storici e territoriali con la Francia meridionale, il Piemonte meridionale (e in particolare Cuneo) appare vocato ad assolvere un ruolo di cerniera tra due direttrici, la prima in direzione di Nizza e il sud della Francia, la seconda verso Savona e il sistema dei porti liguri. Una visione più articolata del quadrante conduce ad alcune possibili ripartizioni e immagini. Il settore occidentale della provincia cuneese, gravitante attraverso una raggiera di valli convergenti sulle città di Cuneo e di Saluzzo, si presenta come un’area a forte presenza di imprese multinazionali estere o a imprese originate dal decentramento di fasi operative del settore dei mezzi di trasporto. Il settore orientale della provincia, gravita invece sulle città di Alba e di Bra e sul ricco tessuto culturale e ambientale delle Langhe, è caratterizzato da una solida struttura economica (sede di imprese multinazionali indigene quali Ferrero e Miroglio), e presenta una rinnovata immagine legata ai successi in campo enologico e alla scoperta turistica e gastronomica da parte di una clientela internazionale. Entrambi i territori registrano comunque un ricco e vitale tessuto imprenditoriali (significativa presenza di piccole e medie imprese) ed una positiva situazione economica. Uno dei punti di maggiori debolezza risiede nella scarsa dotazione infrastrutturale a cui consegue un relativo isolamento della provincia cuneese (parzialmente affrontato con il recente collegamento autostradale Asti-Cuneo). Rispetto a questi profili, l’esperienza dell’Astigiano presenta caratteristiche nettamente meno favorevoli, nonostante il fatto che anche in quest’area dimorassero colture vinicole e tradizioni culturali di assoluta eccellenza. Le ragioni di questo mancato successo sono difficilmente individuabili, ma si dipanano attraverso momenti di perdita di autonomia imprenditoriale con l’acquisizione estera di imprese chiave nel settore elettromeccanico e in quello agroalimentare, e ancora con la crescita per decentramento della componentistica auto nella fascia nordoccidentale del territorio artigiano che si correlano a una connettività al polo torinese talmente forte da tradursi spesso nella dimensione della dipendenza. Anche all’interno delle più dinamiche aree del quadrante occorre tuttavia registrare un punto debole, consistente nella collana di aree di spopolamento e marginalità economica che si distribuisce nelle valli alpine del Cuneese, peraltro in misura più intensa di quella – per certi versi analoga – rintracciabile nella parte meno accessibile della collina astigiana. Si tratta di plaghe in rapida deruralizzazione, che rischiano un “avvitamento” recessivo destinato ad autoalimentarsi tra calo demografico, perdita di funzioni produttive e di servizio, deterioramento ambientale provocato dalla evaporazione del presidio antropico, nelle quali – oltretutto – la frammentazione amministrativa ostacola la formazione di strategie reattive efficaci.
Approfondimenti
IRES Piemonte, Scenari per il Piemonte del 2015, Torino, 2008.
Le analisi riferite ai singoli quadranti sono interamente scaricabili al seguente indirizzo web: www.ires.piemonte.it