di Sara Levi Sacerdotti – Project manager SiTI e di Marco Cavallero – Assegnista DIST
Introduzione
Il governo Monti, nell’ambito del decreto sulla revisione della spesa pubblica, la cosiddetta “spending review”, ha stabilito i requisiti che garantiscono la sopravvivenza delle amministrazioni provinciali: superficie di almeno 2.500 chilometri quadrati e popolazione residente non inferiore a 350mila abitanti. Nasce così l’idea della maxi-Provincia dell’Insubria, ribattezzata dei “Laghi prealpini”.
Alcuni politici hanno rilanciato il progetto di unire in un’unica, grande realtà amministrativa le Province di Como, Lecco, Varese e Sondrio in Lombardia con le vicine piemontesi di Novara e Verbano-Cusio-Ossola, tutte accomunate dal rischio di estinzione, perché non rispettano i parametri imposti dal governo per la sopravvivenza in forma autonoma.
Sarebbe una Provincia interregionale, tra Lombardia e Piemonte con un’estensione di oltre 10mila chilometri quadrati, con 2 milioni e 250mila abitanti, un Prodotto interno lordo (Pil) di 75 miliardi di euro e un gettito fiscale di 43 miliardi.
L’analisi
La provincia dei laghi: da dove nasce la PLAC?
Marco Fortis nel 1999 nel testo “Aree distrettuali pre alpine”1 poneva una suddivisione delle province che torna di attualità anche se non per motivi geografici ma di contenimento della spesa pubblica. Fortis proponeva il modello della PLAC “Provincie dei laghi e delle alpi centrali”, ossia un’area trans- regionale omogenea per indicatori di natura socio economica in particolare per la presenza di un vasto territorio pedemontano ricco di distretti industriali: ad esempio, quello serico – comasco ed altri come quello novarese e bresciano della rubinetteria-valvolame, quello biellese del tessile e quello bergamasco dei prodotti fluorurati. Fortis sosteneva che i sistemi locali dell’Italia nord occidentale, appartenenti all’area dei Laghi, delle Prealpi e delle Alpi centrali, benché meno decentrati dell’ormai celebre Nord Est, rappresentano una regione estremamente vitale dell’economia italiana e tra le più ricche e sviluppate del paese. Le province considerate nella sua analisi erano: Biella, Vercelli, Novara, Verbania, Varese, Como, Lecco, Sondrio, Brescia, Bergamo e Mantova.
2.2 Gli studi IRES sulle regioni tran frontaliere e tran regionali (1990 e 2000)
L’Ires nel 2000 riprende i concetti di Fortis e ,a dieci anni esatti dallo studio “Quadro socioeconomico del Verbano-Cusio-Ossola”2 per comprendere i processi socio-economici che interessano l’area. La PLAC veniva considerata un’area con caratteristiche socio-economiche simili caratterizzata da un mix articolato e complesso di fattori e di settori: turismo, forte presenza della piccola e media impresa e delle filiere produttive distrettuali, scarsa densità media territoriale in un contesto dinamico di forte peri-urbanizzazione, riarticolazione e riconversione delle tradizionali attività produttive e logistiche di frontiera. Lo studio IRES del 2000 dava molto importanza al posizionamento geopolitico e ai legami transfrontalieri che connettono il VCO al Ticino e, in misura minore, al Vallese. Nel 1995 il Canton Ticino, le province di Como, Varese e del Verbano Cusio Ossola hanno dato vita a una comunità di lavoro, cioè un’associazione di diritto privato conforme alla dichiarazione di Madrid del 1980 del Consiglio d’Europa sulla cooperazione transfrontaliera (euro-regione). Nel 2007 le province di Novara e Lecco sono state incluse nell’Euro – regione, sottoscrivendo la dichiarazione d’intesa il 6 luglio 2011.
La Regio Insubrica ha preso il proprio nome dagli Insubri, popolazione celtica che ha popolato la regione dei tre laghi prealpini nel IV-V secolo a. C. . La finalità della comunità di lavoro “Regio Insubrica” è la promozione di una politica di incremento della cooperazione transfrontaliera3.
Questo contributo ripropone il modello delle PLAC, che fu usato per spiegare il VCO, per interpretare, in chiave attuale, i grandi cambiamenti in atto nelle province del Piemonte orientale, in rapporto alle vicine province lombarde. Diviene in tal senso un modello provinciale unitario.
2.3 La nuova PLAC – economia
La Provincia del laghi delle Alpi centrali, restando entro una più realistica ottica regionale (seppur con auspicabili strumenti di integrazione interregionali), potrebbe essere aggiornata alle sole province di Biella, Vercelli, Novara e VCO in Piemonte e Varese, Como, Lecco, Sondrio, Brescia e Bergamo4. Da un punto di vista macroeconomico, queste province sono da sempre considerate il cuore pulsante dell’economia del nord con un’alta percentuale del peso dell’industria: dal 27% del valore aggiunto di Sondrio al 55% di Lecco (dati 2010 – Istituto Tagliacarne) su un dato medio italiano che è del 18%.
Figura 1 – Il valore aggiunto creato dalle province della PLAC per settore di attività.

Fonte: Dati Istituto Tagliacarne – 2010
Queste province sono caratterizzate da un’alta concentrazione di specializzazioni produttive importanti, basti pensare che Biella, Novara, Vercelli e VCO concentrano tre dei setti distretti industriali riconosciuti piemontesi, mentre nell’area lombarda le province della PLAC ospitano ben otto distretti industriali su un totale di tredici. Si può ricordare il Distretto industriale della Rubinetteria del Piemonte orientale che si estende tra le province di Novara, Vercelli e Verbania concentrandosi soprattutto nel novarese. Il distretto dei rubinetti del Cusio- Valsesia è, nonostante la crisi, il più grande polo mondiale di trasformazione dell’ottone; copre infatti circa un terzo della produzione nazionale e quasi il 15% delle esportazioni mondiali di rubinetteria e valvolame in ottone e bronzo. Nell’area orientale del Piemonte emerge anche il Distretto industriale dei Casalinghi, compreso fra il lago Maggiore (detto anche Verbano), il lago d’Orta (detto Cusio) e la val d’Ossola per un totale di 41 comuni. A Omegna è localizzata la maggior parte delle attività produttive del distretto. A livello comunale, le unità locali sono prevalentemente localizzate a Omegna, Gravellona Toce, Casale Corte Cerro e Ornavasso. In questi quattro comuni si concentra circa il 70% delle imprese. Nell’area è presente uno dei più famosi distretti industriali che ha fatto la storia economica del Piemonte e dell’Italia: il distretto industriale Tessile del Biellese. L’intera area di Biella comprende ottantadue Comuni della zona nord-orientale del Piemonte e costituisce uno dei maggiori centri mondiali dell’industria tessile e laniera. Il mercato di riferimento per le imprese biellesi è localizzato fuori distretto: una buona fetta del fatturato delle imprese dell’area proviene dal rapporto con imprese di altre province italiane o con clientela estera, segnalando un’elevata propensione all’export (Unione Europea, Svizzera, Hong Kong, Cina, Giappone, Turchia e Stati Uniti). Spostandosi in regione Lombardia la presenza distrettuale diventa sempre più eterogenea:
- il Distretto Serico Comasco che è specializzato nella realizzazione di tessuti e di accessori moda;
- il Distretto Lecchese del tessile, specializzato nella produzione di tessuti per l’arredamento con il 60% di esportazioni;
- il Distretto Metalmeccanico Lecchese, che sviluppa la produzione e la lavorazione di metalli e loro leghe e la fabbricazione e la lavorazione di prodotti in metallo;
- il Distretto Bergamasca, Valcavallina ed Oglio, che sviluppa la confezione di articoli di vestiario e la preparazione di tinture e la fabbricazione di mobili;
- il Distretto tessile della Valseriana, che si occupa di tessitura di filati tipo-cotone;
- il Distretto della Gomma e Plastica del Sebino, che si occupa di prodotti in gomma e guarnizioni;
- il Distretto del Ferro della Valli Bresciane, specializzato in produzione e lavorazione dei metalli.
Un altro elemento che caratterizza i sistemi locali dell’area della PLAC è certamente il grado di apertura alle esportazioni. Il dato medio italiano è di 24,3 mentre quello della area PLAC è di 30,2 ed escludendo le province meno propense all’esportazione (Sondrio e VCO) la media si alza al 34,2. Sia il Piemonte che la Lombardia sono regioni che da sempre hanno un’ottima performance di esportazioni ma queste province emergono come caratterizzate da questa propensione: il dato medio piemontese è del 31,1 e quello lombardo è al 32,6, entrambi inferiori al dato della PLAC. Il PIL pro capite delle province della PLAC presenta una distribuzione più eterogenea, superando di gran lunga il dato medio italiano. In particolare, la provincia del VCO raggiunge livelli decisamente inferiori alle altre province piemontesi, ma, soprattutto, rispetto alle province lombarde. La provincia di Sondrio, che, come si può intuire dai dati precedenti, non fonda il proprio sviluppo economico su industria ed esportazioni, riesce grazie ai servizi, in particolare il turismo, ad avere un PIL pro capite più alto di molte altre province lombarde. L’ultimo dato da affrontare è quello relativo alla situazione occupazionale dell’area. Il tasso di disoccupazione è decisamente più basso di quello italiano (5,99 contro 8,42) anche se, anche in questo caso, emerge una significativa differenza tra l’area piemontese e quella lombarda: in particolare la provincia di Biella e quella di Novara hanno dati peggiori rispetto alla media regionale.
Figura 2 – Pil pro capite, tasso di disoccupazione e grado di apertura alle esportazioni delle Province della PLAC.
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Pil pro capite |
tasso disoccupazione |
grado di apertura esportazioni |
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BIELLA |
26.698,88 |
8,14 |
30,09 |
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NOVARA |
28.723,16 |
7,67 |
38,77 |
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VCO |
23.045,67 |
6,69 |
15,17 |
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VERCELLI |
29.325,43 |
5,74 |
33,94 |
|
Piemonte |
27.775,07 |
7,58 |
31,07 |
|
BERGAMO |
31.979,04 |
3,74 |
36,26 |
|
BRESCIA |
30.308,92 |
5,82 |
33,78 |
|
COMO |
27.722,10 |
5,06 |
30,85 |
|
LECCO |
28.617,60 |
5,27 |
35,77 |
|
SONDRIO |
31.349,80 |
6,48 |
9,7 |
|
VARESE |
29.533,62 |
5,31 |
37,32 |
|
Lombardia |
32.314,23 |
5,6 |
32,56 |
|
Italia |
25.615,38 |
8,42 |
24,34 |
Fonte: Dati Istituto Tagliacarne – 2010
Per inquadrare meglio l’effetto della crisi economica nelle diverse province è interessante vedere in che modo sono cambiati i dati sulle ore di cassa integrazione (ordinaria e straordinaria) nelle diverse province dal 2005 al 2010. I dati sono una fotografia impietosa della crisi economica dell’industria italiana, in particolare nelle province lombarde più industrializzate: a Varese, Bergamo e Brescia la cassa integrazione straordinaria è aumentata di più del 1.000% mentre a Como ha raggiunto la cifre impressionante del 5.874%. Il dato che emerge osservando la variazione di tutte le province (fig. 3) è la tenuta, rispetto alle altre, di Biella (+146%) dove la crisi del settore tessile si era fatta sentire prima del 2005: nel 2005 Biella è stata la provincia del Piemonte Orientale con la più alta cifra di ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria (3.643.307).
Figura 3 – Variazione delle ore di cassa integrazione (ordinaria più straordinaria) dal 2005 al 2010

Fonte: Dati Istituto Tagliacarne
All’interno del modello LAC le province del VCO, Novara, Varese, Como, Lecco e Sondrio (che rischierebbero di scomparire con la riforma del governo Monti) presentano una maggiore omogeneità socio economica: in particolare, il VCO e Sondrio sono assimilabili per una struttura economica basata in primis sui servizi, mentre Novara e Varese rappresentano il cuore industriale dell’area mentre Como e Lecco hanno una struttura economica più eterogenea. Entro questo quadro occorre tenere presente la fragilità del VCO, certamente meno attrezzata economicamente.
Conclusioni
I dati illustrati confermano la validità dell’intuizione della provincia dei laghi definita sulle aree industriali prealpine e confermano, in particolare, la legittimità dell’individuazione della PLAC come area economicamente, culturalmente e strutturalmente identificabile. Nel corso degli ultimi decenni la natura economica dell’area si è modificata subendo la crisi che ha coinvolto sopratutto il settore industriale. I distretti industriali hanno affrontato e stanno affrontando la crisi economica puntando su una buona performance di esportazioni (+10,5 dal 2009 al 2010 nei distretti del nord ovest)5 ma registrando, come è emerso anche nei dati relativi alla cassa integrazione, un problema occupazionale crescente: tra il 2008 e il 2009 nei distretti italiani si sono persi 92mila posti di lavoro. Nonostante queste osservazioni congiunturali il modello economico dell’area PLAC sembra affrontare la crisi meglio di altre realtà territoriali.
Bibliografia
Adobati F., Bruzzo A., Ferri V. “Belluno, Sondrio e Verbano Cusio Ossola: problematiche comuni e ipotesi di soluzione per le tre province alpine interamente montane” XXXI Conferenza Italiana di Scienze Regionali
Diamanti I., “Mappe dell’Italia politica” Il Mulino, 2009
Ferlaino F., Levi Sacerdotti S. “Aspetti di scenario del Verbano – Cusio – Ossola nel contesto regionale” 97 Quaderni di ricerca IRES – 2000
Fortis M. “Aree distrettuali prealipine. Meccanica, tessile, gomma e plastica” Franco Angeli – 1999
Il Sole 24 Ore “”Gioielli Bambole Coltelli vent’anni dopo. Viaggio nell’Italia dei distretti” 2012
Osservatorio nazionale Distretti Italiani “III Rapporto 2012”
www.regioinsubrica.org
Nota 1: “Aree distrettuali prealipine. Meccanica, tessile, gomma e plastica” a cura di marco Fortis. Franco Angeli – 1999.
Nota 2: Aspetti di scenario del Verbano – Cusio – Ossola nel contesto regionale” di Fiorenzo Ferlaino e Sara Levi Sacerdotti, Quaderni di ricerca IRES – 2000.
Nota 3: www.regioinsubrica.org.
Nota 4: escludendo Mantova e la neo provincia di Monza – Brianza.
Nota 5: Osservatorio nazionale distretti italiani III Rapporto 2012.