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Le aree protette al centro dello sviluppo turistico del territorio

di Sara Levi Sacerdotti(1) e di Massimiliano Coda Zabetta(2) – SiTI-Istituto sui Sistemi Territoriali per l’innovazione

1. Introduzione

In Italia le aree naturali protette rappresentano contemporaneamente strumenti di difesa e tutela della natura e un’importante fonte di sviluppo economico sostenibile, ossia una fonte di crescita sociale e dell’occupazione. La formazione dei parchi naturali e delle aree protette ha portato con sé alcune restrizioni, come i vincoli d’uso del territorio, che hanno reso necessaria la definizione di politiche di gestione delle risorse naturali orientate a far divenire l’area protetta il nucleo di un sistema locale vitale (Cannizzaro e Corinto, 2011).

In questo senso, il punto di svolta nella gestione delle aree protette in Italia è senza dubbio la promulgazione della legge quadro sulle aree protette (L.n. 394 del 6 dicembre 1991). Tale legge, da un lato, conferma l’interesse che si è fatto crescente dagli anni Settanta nei confronti della funzione turistico-ricreativa e ambientale delle risorse forestali, dall’altro si pone in rottura con quello che era l’approccio operativo dominante, consistente in una sorta di “museificazione” delle aree naturali.

Infatti, a lungo in Italia ha prevalso una visione conservatrice secondo la quale l’obiettivo delle politiche locali di gestione doveva essere l’inalterato mantenimento del valore estetico, storico, artistico e naturalistico delle risorse naturali, quasi a proteggerle da qualsiasi attività esterna che potesse essere rischiosa per la loro conservazione. Gradualmente si è però passati a considerare l’area protetta non più come un limite, quasi un vincolo allo sviluppo del territorio, ma come una fonte di vantaggio competitivo per il medesimo: la chiave di volta su cui imperniare un nuovo modello di organizzazione territoriale, un modello di tutela in grado di conciliare l’esigenza di tutela ambientale con quella di sviluppo socio-economico (Marangon, Tempesta e Visentin, 2004).

Questa, per l’appunto, è stata la rilevante novità introdotta dalla Legge Quadro 394/91 sulle aree protette, la quale, in linea con l’allora politica della Comunità Europea, prevede e permette una conservazione della natura attuata mediante la realizzazione di attività economiche compatibili con la tutela. Tale legge si è rivelata uno strumento essenziale che ha dato luogo a un notevole sviluppo quantitativo delle aree protette. Oggi il Piemonte presenta 94 siti e, considerando le aree protette insieme con i due parchi nazionali Val Grande e il versante piemontese del Gran Paradiso, più di 185.000 ettari di territorio sottoposto a protezione, pari a più del 7% della superficie regionale.

La situazione italiana è matura, dunque, per operare un superamento di quella che potrebbe essere definita una fase preliminare della politica delle aree protette, volta essenzialmente, come si è detto, all’estensione della protezione ambientale mediante l’istituzione di nuovi parchi e riserve naturali, per abbracciare con convinzione una nuova fase, orientata invece al miglioramento qualitativo degli interventi per garantire ai parchi capacità di spesa basata sull’autofinanziamento (Marangon e Tempesta, 2003).

 

2. Opportunità e rischi dell’ecoturismo

La paternità del termine ecoturismo è generalmente attribuita a Héctor Ceballos-Lascuràin, un architetto messicano che nel 1988 coniò la prima definizione del concetto, la quale è stata successivamente rielaborata nella forma che oggi è comunemente accettata: «Viaggiare in maniera responsabile nell’ambiente e visitare aree naturali relativamente indisturbate al fine di godere, studiare e apprezzare la natura e ogni caratteristica culturale a essa associata, in modo da promuoverne la tutela, da minimizzare l’impatto sull’ambiente e da fornire sostanziali benefici socioeconomici alle popolazioni locali» (Galli e Notarianni, 2002).

Il concetto di “ecoturismo”, che è quello maggiormente calzante per i visitatori dei parchi naturali, ha assunto nel tempo un’importanza sempre maggiore e con essa si sono moltiplicate le sue definizioni. Con il termine ecoturismo si prende cioè in considerazione un segmento specifico all’interno del settore turistico, quello dell’ambiente naturale. In questo senso l’ecoturismo differisce dal turismo sostenibile: la sostenibilità deve essere una condizione del turismo, non una tipologia: i principi della sostenibilità, infatti, andrebbero applicati a ogni tipo di attività turistica. In definitiva, l’ecoturismo può essere considerato come un segmento specifico dell’offerta turistica ed è distinguibile per: i) l’enfasi conferita alle aree naturali indisturbate; ii) l’interazione con la natura motivata dal suo apprezzamento e studio (Confalonieri, 2006).

L’ecoturismo costituisce cioè un tipo di vacanza in cui la scelta della località basa il proprio appeal su specifiche caratteristiche ambientali. Questo comporta dei problemi in particolare per quanto riguarda il prodotto turistico “parco naturale” il quale, essendo tipicamente monodimensionale, il che significa che l’attrazione che il parco offre coincide quasi completamente con la sua componente naturalistica, corre il rischio di uno scadimento qualitativo qualora fosse fruito in modo eccessivo.

Un primo ordine di problemi relativi all’ecoturismo riguarda il fatto che, come mostra la letteratura sull’argomento (Lindberg, 1991), l’ecoturista si configura come essenzialmente “infedele”, in quanto egli tende ad appagare i propri desideri di scoperta e conoscenza ricercando luoghi sempre nuovi. Inoltre, non sempre i comportamenti ambientalisti da parte dei turisti assumono una valenza realmente cosciente a livello cognitivo. Spesso questo genere di turisti non è animato da un reale interesse verso la conservazione e la preservazione dell’ambiente ma solo dalla ricerca di un «consumo visivo, legato alla spettacolarizzazione della natura e colmo di connotazione edonistiche» (Martinengo e Savoja, 2007).

Emerge quindi chiaramente come all’interno del termine ecoturista si celino più anime anche molto diverse tra loro, ma che presentano tutte un denominatore comune: l’interesse per i principi della sostenibilità, un orientamento all’ecologia e a un modo di viaggiare compatibile (sotto il profilo ambientale e sociale) con i sistemi naturali, le comunità e i sistemi locali con cui si viene in contatto. È possibile distinguere quattro tipologie di ecoturista seguendo la classica distinzione di Lindberg (Lindberg, 1991):

o Hard-core nature tourists: ricercatori scientifici o membri di viaggi specificatamente progettati per l’educazione, la raccolta dei rifiuti o propositi simili.

o Dedicated nature tourists: persone che viaggiano appositamente per vedere aree protette e che vogliono capire la natura locale e la storia culturale.

o Mainstream nature tourists: persone che visitano mete che rientrano nei percorsi usuali del turismo naturale di massa (come l’Amazzonia o il sud-est asiatico) principalmente per compiere un viaggio inusuale.

o Casual nature tourists: turisti che svolgono attività eco-turistica in modo incidentale, normalmente nell’ambito di un viaggio più ampio.

A questo primo ordine di problemi bisogna aggiungere che l’attrazione per i turisti coincide con l’oggetto da tutelare. Detto in altri termini: la risorsa naturale non è un semplice input di un processo produttivo, ma entra direttamente nella funzione di utilità dei consumatori-turisti creando in questo modo un trade-off tra la quantità della risorsa consumata ai fini turistici e la qualità dell’offerta medesima (Lanza e Pigliaru, 2004).

Tali considerazioni sono tanto più importanti nel momento in cui si considera un territorio costituito da un’area protetta. Il turismo, infatti, come tutte le altre attività umane, si sviluppa in relazione all’ambiente. Forse in nessun’altra attività come nel turismo è così evidente il legame tra la qualità delle risorse ambientali e le prospettive economiche: la domanda turistica è soprattutto, anche se non esclusivamente, domanda di valori ambientali (Bimonte e Pagni, 2003). Paradossalmente, quindi, un eccessivo e incontrollato sviluppo dell’attività turistica può portare nel lungo periodo alla distruzione di quelle stesse risorse che costituiscono il potenziale attrattivo di un’area. Appare quindi chiaro il motivo per cui il tema della sostenibilità nel turismo sia di particolare delicatezza.

 

3. Il turismo nelle aree protette

I visitatori delle aree protette italiane sono oltre 30 milioni e circa 160 milioni risultano essere i pernottamenti all’interno dei parchi presenti sul territorio nazionale. Tra i turisti che scelgono di trascorrere le vacanze in Italia, il 16% è ascrivibile all’interno di forme di ecoturismo, il quale, pur rappresentando una nicchia di mercato, si dimostra in questo modo un settore fresco, dinamico e in crescita. Secondo il X Rapporto Annuale che l’Osservatorio permanente sul turismo natura (Ecotur) pubblica in collaborazione con ISTAT ed ENIT nel 2012 le presenze legate al turismo natura sono state 101.799.000, con un aumento dell’1.8% rispetto all’anno precedente e per un fatturato complessivo di circa 11 miliardi di euro. Ai primi posti tra i parchi più richiesti dai tour operator domestici e stranieri i già citati Gran Paradiso e Val Grande.

Com’è noto, tuttavia, il peso delle attività turistiche nelle aree protette è purtroppo difficilmente determinabile con precisione, in particolare a causa della scarsità di dati relativi all’ammontare delle presenze turistiche nelle aree protette regionali. SiTI – Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione – ha affrontato questa problematica, che ostacola e rallenta le scelte d’indirizzo nelle politiche di sviluppo dei territori, nell’ambito del PIT (Piano Integrato Transfrontaliero) “Spazio transfrontaliero Marittime-Mercantour”, progetto che ha coinvolto sul versante italiano il Parco Naturale delle Alpi Marittime e il Parco Fluviale Gesso e Stura.

All’interno di questo progetto, nell’ambito delle attività di studio del fenomeno turistico, SiTI ha sviluppato un database per il monitoraggio di indicatori statistici nello Spazio Transfrontaliero italo francese con la convinzione che per prendere decisioni strategiche nell’ambito della valorizzazione del territorio e nel campo dello sviluppo del turismo, mantenendo un approccio orientato alla sostenibilità, sia importante disporre di un’ampia gamma di informazioni quantitative derivanti dal territorio medesimo.

Il gruppo di ricerca ha dunque lavorato fin dall’inizio con l’obiettivo di superare la visione di banca dati “statica”, costruendo invece un sistema che consentisse, da parte di operatori anche inesperti, l’aggiornamento e l’implementazione degli indicatori con una cadenza annuale, in un’ottica quindi di monitoraggio continuo, e facilitato, del territorio oggetto d’indagine.

Il progetto ha permesso, in particolare, di mettere in luce come la sostanziale carenza di basi statistiche territorialmente dettagliate rimanga ancora un punto dolente, in particolare a causa della scarsa disponibilità e la disomogeneità dei dati che le fonti statistiche ufficiali dei vari stati europei producono, nonostante l’Unione Europea abbia riconosciuto in diverse occasioni l’importanza di realizzare una base di dati turistici condivisa a livello europeo .

Un’area protetta, dunque, non potendo disporre in tempi brevi di statistiche attendibili e comparabili sulla domanda e l’offerta turistica, si trova nella difficile posizione di dover far convivere gli obiettivi relativi alla tutela e valorizzazione ambientale con un’altra dimensione fondante della sostenibilità: quella economica. Come diffusamente riconosciuto sin dalla Conferenza di Rio nel 1992, infatti, la sostenibilità ambientale non può essere perseguita senza una contestuale attenzione per gli aspetti sociali ed economici.

In questo senso è possibile affermare che il turismo rivesta un ruolo di fondamentale importanza all’interno delle aree protette: in quanto strumento di sviluppo e d’integrazione socioeconomica in grado di garantire crescita e occupazione. Nell’ambito del turismo questo significa investire maggiormente in forme di turismo che si potrebbero definire “alternative”, in primo luogo l’ecoturismo, di cui si è parlato più sopra.

Forme di turismo adeguatamente gestite in un’ottica di sostenibilità, infatti, giocano un ruolo essenziale nella crescita economica di un’area protetta grazie all’offerta di servizi turistici e culturali in grado di valorizzare le risorse locali. In questo senso, il potenziamento di strutture ricettive ecocompatibili, il collegamento tra servizi turistici e valorizzazione dell’enogastronomia e dell’artigianato tipici del luogo, l’organizzazione di attività didattiche e sportive, e la realizzazione di ecomusei naturalistici sono tutte attività programmabili per una crescita economica nel rispetto della natura.

 

4. Per concludere

L’ecoturismo, o in ogni caso i settori del turismo natura legati soprattutto alla realtà delle aree protette, ha acquisito una notevole importanza e diffusione a livello nazionale come nuovo settore dell’industria turistica, sia in termini di arrivi e presenze sia in termini di benefici economici. Esso può quindi fornire uno dei possibili approcci per strutturare un fenomeno turistico responsabile e sostenibile, orientato alla conservazione ambientale (Breil, 2008).

Il Piemonte è all’avanguardia per le politiche di sviluppo e tutela del territorio e grazie alla propria lungimiranza è stata la regione che prima, e più di altre, ha mostrato la volontà di cimentarsi nella tutela della natura, ancor prima che la legge quadro sui parchi fosse emanata. È necessario, dunque, che il Piemonte continui a mettere le proprie aree protette nelle condizioni di esprimere appieno le loro potenzialità affinché queste creino occasioni di crescita economica e occupazionale.

L’ecoturismo, quindi, se disciplinato e gestito correttamente, può rappresentare un formidabile veicolo di educazione alla sostenibilità e alla costituzione di un migliore e più bilanciato rapporto tra uomo e natura, nonché una notevole fonte di lavoro e di ricchezza economica.

 

Bibliografia

Bimonte, S. e Pagni, R. (2003). Protezione, fruizione e sviluppo locale: aree protette e turismo in Toscana. IRPET-Regione Toscana, Firenze.

Breil, M. (2008). Turismo e aree protette: una questione di sostenibilità. Equilibri, 12(1), 123-128.

Cannizzaro, S. e Corinto, G.L. (2011). Turismo sostenibile nelle aree protette. Il caso del Parco Naturale dell’Etna. Rivista di Scienze del Turismo, 6(3).

Confalonieri, M. (2006). Il turismo sostenibile e la sua misurabilità. Economia e diritto del terziario.

Galli, P. e Notarianni, M. (2002). La sfida dell’ecoturismo. Novara: Istituto geografico De Agostini.

Lanza, A. e Pigliaru, F. (2004). Economia del turismo: crescita, qualità ambientale, sostenibilità. Equilibri, 8(1), 5-18.

Lindberg, K. (1991). Policies for maximizing nature tourism’s ecological and economic benefits: World Resources Institute Washington, DC.

Marangon, F. e Tempesta, T. (2003). Evoluzione gestionale e valorizzazione economica dei parchi. WorkingPaper Series in Economics. Università degli Studi di Udine, Dipartimento di Scienze Economiche.

Marangon, F., Tempesta, T. e Visentin, F. (2004). La domanda di eco-turismo nell’Italia Nord-Orientale. Turistica, 3, 33-39.

Martinengo, M.C. e Savoja, L. (2007). Il parco naturale: da attrazione ambientale a prodotto turistico integrato. Sociologia urbana e rurale.

Mauro, S. e Coda Zabetta, M. (2012). Il turismo nello Spazio Transfrontaliero Marittime-Mercantour. Piemonte Politiche, 8, 23-26.

Valle M. (cur.) (2013). Spazio Transfrontaliero Marittime Mercantour. La diversità naturale e culturale al centro dello sviluppo sostenibile integrato del territorio, Celid, Torino.

 

 

 

Nota(1) Project manager SiTI – Istituto sui Sistemi Territoriali per l’innovazione

Nota(2) Ricercatore SiTI – Istituto sui Sistemi Territoriali per l’innovazione

Nota(3)   Per una trattazione completa di quanto realizzato dal progetto si veda Valle M. (cur.), Spazio Transfrontaliero Marittime Mercantour. La diversità naturale e culturale al centro dello sviluppo sostenibile integrato del territorio, Celid, Torino, 2013