Di Elisa Bianchi, Arpa Piemonte
L’azione quotidiana che gli esseri umani compiono per cercare di adattare il territorio in cui vivono alle proprie esigenze, nel tempo, ha modificato le caratteristiche originarie dell’ambiente provocando situazioni di inquinamento di aria, acqua e suolo. La figura illustra i fattori antropici che influenzano lo stato delle matrici ambientali e che sono presi in esame nella Relazione sullo stato dell’ambiente in Piemonte 2021, a cui si rimanda per una trattazione esaustiva[1].
Fig. 1 – Fattori antropici che influenzano l’ambiente
Agricoltura
Un fattore considerevole che influenza lo stato della risorsa suolo è senz’altro l’agricoltura. L’introduzione dei mezzi meccanici e delle sostanze chimiche di sintesi ha modificato il volto dell’agricoltura, cambiandola in pochi decenni in un’attività di produzione quasi industriale. Ciò ha portato a una vera e propria trasformazione nell’utilizzo del suolo e nel paesaggio agrario: da un lato si ritrovano i terreni di pianura e di bassa collina, occupati da colture intensive impoverite dal punto di vista ecologico oltre che banalizzate nell’aspetto paesaggistico, dall’altro i sistemi marginali con la loro biodiversità naturale, agraria, culturale, in molte parti ormai in via di estinzione, destinati alla lenta ricolonizzazione che però difficilmente ritornerà a buoni livelli di equilibrio ecologico. La superficie agricola utilizzata (SAU) in Piemonte nel periodo 2006-2020 si è stabilizzata su valori poco al di sotto dei 900 mila ettari; nel 2020 l’Anagrafe agricola unica del Piemonte ha fatto registrare 892 mila ettari, così distribuiti fra i principali gruppi colturali:
– seminativi (foraggere avvicendate escluse): 46%;
– foraggere (avvicendate e permanenti): 44%;
– coltivazioni legnose agrarie (vite e fruttiferi): 10%.
Il mantenimento di un’elevata incidenza delle coltivazioni foraggere, in particolare quelle permanenti (prati permanenti e pascoli), è un obiettivo primario della politica agricola comune (PAC), che viene sostenuto con strumenti di policy come la condizionalità, il “greening” e le misure agro-climatico-ambientali, a causa del loro più alto valore dal punto di vista della biodiversità e della mitigazione dei cambiamenti climatici.
Stabilimenti a rischio di incidente rilevante (RIR)
L’ultimo aggiornamento dell’inventario nazionale disponibile sul sito del Ministero della transizione ecologica, (marzo 2021) censisce 78 stabilimenti RIR in Piemonte, di cui 43 di soglia superiore e 35 di soglia inferiore[1]. Nel panorama nazionale, il Piemonte si conferma tra le regioni con maggior presenza di stabilimenti RIR, dopo Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. I territori con il maggior numero di stabilimenti risultano essere la provincia di Alessandria e l’area della Città Metropolitana di Torino, con la presenza di 21 stabilimenti RIR, seguiti dalla provincia di Novara (18 stabilimenti RIR).
Fig. 2 – Distribuzione provinciale degli stabilimenti RIR

Fonte: Inventario nazionale degli stabilimenti RIR (Marzo 2021). Elaborazione: Arpa Piemonte
Campi elettromagnetici
La densità di impianti di telefonia, durante il 2020 e inizio 2021, ha mostrato un aumento in tutte le province, più marcato nelle aree dove gli operatori di telefonia hanno fatto partire più rapidamente lo sviluppo della rete 5G.
A livello regionale, la densità di impianti radio tv è invece rimasta, salvo piccole fluttuazioni, sostanzialmente costante negli ultimi 5-6 anni.
Per il 2020 è stato registrato 1 caso di superamento del valore di attenzione fissato dal DPCM 08/07/2003 in prossimità di impianti radiotelevisivi, comunque già rientrato nell’arco dell’anno, ed 1 superamento dello stesso valore di attenzione presso impianti per telefonia, mentre non si è avuto nessun caso di superamento del limite di esposizione.
Il 5G, seppure con un contributo di potenza installata intorno al 4%, genera livelli di esposizione poco significativi: tra i siti presi a campione, il valore massimo rilevato è stato pari a 0.75 V/m. Questo aspetto è legato al fatto che sono ancora molto pochi i terminali 5G in circolazione e che le antenne 5G di fatto producono un campo elettrico significativo solo quando ci sono utenti connessi.
Siti contaminati
Attualmente i siti censiti sull’intero territorio regionale sono 1.875, di cui 831 con procedimento attivo e 1044 conclusi (dato aggiornato al 1° marzo 2021).
La Città Metropolitana di Torino possiede da sola quasi la metà dei siti presenti in banca dati, anche se è necessario leggere tale dato in rapporto all’estensione, alla concentrazione e alla qualità delle attività insediate; seguono le province di Novara e Alessandria.
Tab. 1 – Situazione generale tecnico-amministrativa dei siti con procedimento di bonifica presenti in Piemonte
Rispetto ai dati del 2019, risultano 43 nuovi procedimenti di bonifica e 50 procedimenti conclusi, mentre il numero di procedimenti attivi diminuisce di 7 unità.
Sul territorio piemontese sono presenti cinque Siti di Interesse Nazionale (SIN), riconosciuti dallo Stato in funzione delle caratteristiche del sito, delle caratteristiche degli inquinanti e della loro pericolosità, con rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali.
Per i siti di Casale Monferrato e Balangero la contaminazione è legata in specifico alla presenza di amianto. Per i siti dell’ex Acna di Cengio e Saliceto e dell’ex Enichem di Pieve Vergonte la contaminazione è riconducibile alla presenza di attività industriali storiche, mentre per il sito dell’ex Ecolibarna di Serravalle Scrivia la contaminazione deriva dalla presenza, nel secolo scorso, di un’attività di gestione di rifiuti.
Rumore
Il numero complessivo di esposti pervenuti ad Arpa Piemonte nel 2020 è pari a 313 e rientra nella media degli ultimi anni, confermando una sensibilità sostanzialmente immutata da parte della popolazione verso la componente rumore nonostante l’emergenza sanitaria da COVID-19.
Circa metà delle segnalazioni pervenute (158) riguarda il territorio della provincia di Torino, senza considerare gli esposti relativi ai locali pubblici e agli esercizi commerciali nel comune capoluogo, gestiti direttamente dalla Polizia Municipale a seguito di un protocollo di intesa Città di Torino – Arpa.
Le principali cause di richiesta di intervento sono le attività commerciali, inclusi i locali pubblici, e quelle produttive.
Fig. 3 – Esposti pervenuti ad Arpa suddivisi per tipologia – anno 2020

Nel corso del 2020 l’emergenza epidemiologica da COVID-19 ha determinato uno scenario acustico unico e forse irripetibile. La chiusura delle scuole, l’utilizzo diffuso della modalità di lavoro agile e la prescrizione generale di rimanere in casa hanno indotto una diminuzione notevole del traffico veicolare circolante e l’azzeramento delle attività dei locali pubblici, con una conseguente variazione sensibile del clima acustico delle aree urbane.
Per una valutazione quantitativa degli effetti acustici indotti dalle restrizioni in ambito urbano, sono stati analizzati i dati della rete di monitoraggio acustico nella città di Torino, gestita da Arpa Piemonte. Sono stati esaminati i valori acquisiti da 11 postazioni di misura, di cui 8 finalizzate alla rilevazione dell’inquinamento acustico da traffico stradale e 3 al monitoraggio del rumore da movida nel quartiere di San Salvario.
I dati ottenuti hanno evidenziato una riduzione media del rumore stradale di oltre 5 decibel nella fase di lockdown stretto (aprile 2020), corrispondente ad una diminuzione del 70% circa dei veicoli circolanti. Tale riduzione di livelli si è ripresentata, nel periodo notturno, a partire dalla metà del mese di ottobre 2020, a seguito delle nuove limitazioni imposte per il contenimento della seconda ondata della pandemia.
Rifiuti
Nell’ambito della raccolta differenziata le frazioni maggiormente raccolte su base annuale (anno 2019) risultano essere la carta e cartone (282.789 t circa; 65,1 kg pro capite); l’organico (274.202 t circa; 63,2 kg pro capite), il vetro (136.789 t circa; 31,6 kg pro capite); gli sfalci e potature (148.818 t circa; 34,3 kg pro capite) ed il legno (98.928 t circa; 22,8 kg pro capite). In aumento il dato relativo al compostaggio domestico i cui quantitativi rilevati risultano essere pari a 38.372 t circa (secondo anno di rilevazione).
Fig. 4 – Ripartizione rifiuti differenziati – anno 2019

Fonte: Regione Piemonte, Osservatorio Regionale Rifiuti
Nel 2019 i rifiuti indifferenziati avviati a trattamento sono stati 787.419 tonnellate: di questi quantitativi il 58%, corrispondente a 456.627 t, è stato inviato alla termovalorizzazione, il 41,4% al trattamento meccanico-biologico TMB per un totale di 326.305 t e solo lo 0,6% direttamente in discarica (4.487 t).
Fig. 5 – Raccolta differenziata e produzione di rifiuti a livello comunale

Fonte: Elaborazione ARPA Piemonte
Se si prendono in considerazione gli ultimi anni il quantitativo di rifiuti urbani indifferenziati da gestire si è ridotto in totale del 26% rispetto al 2010.
Amianto
Ai sensi del Decreto del Ministero dell’Ambiente 18 marzo 2003, n. 101, la Regione Piemonte, tramite Arpa Piemonte, provvede alla mappatura dell’amianto, al fine di pervenire all’individuazione e alla delimitazione dei siti e delle aree caratterizzate dalla presenza di amianto nell’ambiente naturale e costruito.
La mappatura dell’amianto di origine antropica riguarda l’individuazione delle coperture in cemento-amianto. La mappatura dell’amianto di origine naturale è finalizzata ad individuare le aree del territorio presso le quali sia stata accertata o sia potenziale la presenza di minerali di amianto. Le attività e le esperienze sviluppate negli anni hanno inoltre consentito di definire un’ulteriore classificazione delle aree che tiene conto del grado di probabilità di riscontro di amianto.
La mappatura è consultabile e scaricabile nel geoportale Arpa.
Fig. 6 – Mappa dei siti contaminati da amianto dal geoportale ARPA Piemonte

[1] La classificazione in soglie avviene in relazione ai massimi quantitativi potenzialmente presenti di sostanze e miscele pericolose, secondo quanto previsto dall’Allegato 1 al D.Lgs. 105/2015.
[1] La Relazione, frutto del lavoro congiunto di Arpa Piemonte e Regione Piemonte è disponibile sul portale http://relazione.ambiente.piemonte.it. I testi che seguono sono un estratto dei contributi dei numerosi autori che si sono occupati della redazione del documento.