Dark Mode Light Mode
Dark Mode Light Mode

Piemonte e turismo: ieri, oggi e domani Torino, 19 maggio 2020

A cura di Carlo Alberto Dondona, Ires Piemonte e Cristina Bergonzo – Responsabile Osservatorio Turistico Regionale, VisitPiemonte DMO

I viaggi e il turismo sono tra i settori più colpiti dalla pandemia di COVID-19. Con aerei a terra, hotel chiusi e restrizioni di viaggio applicate praticamente in tutti i paesi del mondo, si è interrotta una crescita che durava da almeno 20 anni se si eccettua il rallentamento a seguito della crisi economica nel 2009.

Ma  ciò che sta avvenendo ora non ha precedenti se si pensa che nel 2003 il diffondersi del virus della SARS aveva ridotto gli arrivi internazionali dello 0,4% (pari a 3 milioni di arrivi in meno) e nel 2009 la crisi economica internazionale aveva segnato il punto peggiore con una riduzione del 4% (37 milioni). A fine marzo le previsioni dell’Organizzazione mondiale del turismo rimanevano ancora su una stima prudenziale che oscillava fra 1% e 4% di perdita di arrivi. Gli ultimi scenari elaborati stimano un calo fra il 58% al 78% degli arrivi di turisti internazionali per l’anno, a seconda della velocità del contenimento e della durata delle restrizioni di viaggio e della chiusura dei confini, anche se le prospettive rimangono altamente incerte.

Tre possibili scenari

Gli scenari riflettono tre possibili modelli di variazione mensile degli arrivi da aprile a dicembre 2020, supponendo che le restrizioni di viaggio inizino ad essere revocate e che i confini nazionali siano aperti all’inizio di luglio (Scenario 1: -58%), all’inizio di settembre (Scenario 2: -70% ) o all’inizio di dicembre (scenario 3: -78%)[1]. Nel caso del Piemonte, che secondo l’ultima serie di dati disponibile vedeva nel 2018 circa 5,2 milioni di arrivi, questi tre scenari comporterebbero, rispettivamente, una perdita dai 3 ai 4,2 milioni di turisti all’anno. Una perdita consistente che metterebbe a rischio centinaia di posti di lavoro, in particolare in quei  settori come i Laghi, l’enogastronomia e i distretti dello sci, dove la crescita dell’internazionalizzazione è stata più forte. Come fare fronte a un colpo così duro su un segmento su cui tutte le amministrazioni piemontesi di ogni livello hanno fortemente puntato in questi anni?

L’opinione degli addetti ai lavori

Per Vincenzo Ilotte, già presidente della Camera di commercio di Torino, il successo del turismo nel capoluogo “si doveva anche grazie ad un’offerta culturale di prim’ordine integrata dagli investimenti in grandi eventi (dalle Olimpiadi alle grandi mostre) capaci di attrarre un pubblico nazionale e, soprattutto, dall’estero. Adesso non è più possibile pensare a replicare quei grandi eventi ma l’unicità e la qualità pagano e sono una chiave per proporre un’offerta che deve puntare a fidelizzare il turista, sperando che appena sarà possibile tornare a viaggiare, il potere attrattivo dello stile di vita italiano, unito alle bellezze paesaggistiche, continui a esercitare un forte richiamo”. Le opportunità di un turismo domestico e di breve raggio, come ad esempio Corona Verde, vengono interpretate come una possibilità di svago e intrattenimento locale ma non tanto come un potenziale attrattore turistico in grado di sostenere il settore. L’ipotesi di dotarsi di una sorta di patente che certifichi lo stato di salute della persona o anche di una località viene giudicata come inevitabile e saranno necessari, almeno fino a che non arriverà un vaccino, strumenti di certificazione che consentano di spostarsi. “La voglia di viaggiare e scoprire è un valore umano che non scomparirà con il virus, ma certamente viaggiare diventerà più caro e in qualche modo più elitario”.

Secondo Fabio Borio, presidente di Federalberghi Torino “la crisi arriva dopo un lungo periodo di crescita del settore e, pur determinando sul breve e medio periodo un danno consistente (si stima una perdita del 70-80% del fatturato nel 2020), vista in prospettiva sarà comunque temporanea e potrebbe rappresentare un’opportunità per migliorare laddove eravamo più deboli”. “La crescita costante degli ultimi anni era il segno di una maggiore maturità e del raggiungimento di una certa organizzazione del settore che, tuttavia, aveva dei limiti, soprattutto nella parte di commercializzazione del prodotto a causa di una scarsa strutturazione degli operatori di incoming e di una storica incapacità di valorizzazione e vendita delle smisurate potenzialità dei nostri territori”.

“Occorre fare un salto di qualità che metta il turista al centro e curi ogni aspetto, dall’arrivo in aeroporto all’accoglienza; per contrastare il distanziamento sociale e la paura occorre investire nei sistemi di prenotazione online, sia negli alberghi sia, ad esempio, per la visita a mostre e musei che sono gli attrattori di un certo tipo di turismo”.

“È necessario un maggiore coordinamento fra le strutture che si occupano di turismo, del coinvolgimento dei privati e di una chiara suddivisione dei ruoli; i consorzi funzionano bene nei piccoli contesti ma è più difficile che i riesca a creare realtà simili per territori più grandi o per l’intero Paese. Eppure ci sono esempi di casi simili, come Welcome Bologna che mette insieme la Camera di Commercio, le associazioni di categoria, l’aeroporto, l’ente fiera allo scopo di vendere complessivamente il territorio. E consorziarsi è tanto più necessario se di fronte a questa grave crisi è a rischio la struttura familiare degli alberghi italiani di fronte all’attacco delle grandi catene internazionali, che approfittano della difficoltà attuale per acquistare le strutture. Presentarsi uniti e organizzati è anche una risposta alla inevitabile guerra fra le destinazioni che si innescherà al temine delle misure restrittive”. “Il turismo di prossimità può essere una valvola di sfogo per i prossimi mesi, anche se non può certo colmare le perdite del settore dell’accoglienza: difficilmente chi si trova già in prossimità sceglierà di pernottare in un albergo. Iniziative come Corona Verde sono sicuramente molto interessanti e una spinta al miglioramento, occorre però che una simile offerta venga resa visibile e quindi resa un potenziale prodotto”.

 *****

Dopo gli scenari dell’Organizzazione Mondiale del Turismo e le opinioni di alcuni testimoni qualificati il contributo di Cristina Bergonzo dell’Osservatorio Turistico Regionale illustra meglio quanto è avvenuto negli ultimi anni, in cui il turismo è diventato un settore economico sempre più importante, che tipo di cambiamenti saranno necessari nel prossimo futuro, ma anche di come un certo tipo di offerta turistica estiva piemontese, costruita negli ultimi anni e basata sulla montagna e sugli sport all’aria aperta, si adatti meglio di altre a fronteggiare questa emergenza.

 

Le prospettive: un passato di crescita..

Parlare oggi di turismo non è facile. Se all’inizio dell’anno la fotografia era piuttosto chiara, il presente è in costante e rapidissima evoluzione e il futuro che, fino a qualche mese fa, era un progetto di sviluppo e di espansione del settore, ora è una sfida per il rilancio. Ma andiamo per ordine. Fino alla fine dell’anno scorso, il turismo era il settore economico più promettente dal punto di vista della crescita a livello internazionale. Negli ultimi anni, l’Organizzazione Mondiale del Turismo[2] confermava di anno in anno le previsioni di crescita: nell’ultimo anno + 4% con una prospettiva di arrivare a 1,8 miliardi di arrivi internazionali nel 2030. Il traino dello sviluppo internazionale erano le destinazioni emergenti del Medio Oriente e Asia, ma in Europa si concentravano circa la metà degli arrivi internazionali. L’Italia registrava 428,8 milioni di presenze e 128,1 milioni di arrivi[3] e si collocava come primo Paese fra le destinazioni turistiche all’interno dell’area Schengen per turisti ExtraUe con posizionamento in cima alla classifica delle destinazioni turistiche da visitare a livello internazionale[4]. Come si collocava il Piemonte? Nel 2018[5], con un consuntivo di oltre 15milioni di pernottamenti e 5milioni e 200mila arrivi, il Piemonte si posizionava a metà classifica fra le regioni italiane, alla guida del gruppo di centro dopo Veneto, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Lazio ed Emilia-Romagna. La crescita dei movimenti turistici negli ultimi dieci anni aveva registrato una crescita pari a 30,25% dei pernottamenti e 36,44% di arrivi, se pur vi fossero aree del territorio regionale con velocità, caratteristiche e capacità di attrarre turisti molto differenti fra loro. I mesi estivi si confermavano i più importanti per il turismo regionale, attraendo oltre il 60% dei flussi.

                                                 Anno 2018

 

Per quanto riguarda la provenienza dei visitatori, le presenze evidenziavano una provenienza pari al 56% dal mercato italiano e al 44% dal mercato estero. Per il mercato estero si erano registrati oltre 6,6 milioni di pernottamenti: la Germania si confermava primo Paese estero con una quota pari a circa il 22% del totale, seguita da BeNeLux e Francia, che valevano rispettivamente il 13% e il 12%. L’aumento dei flussi riguardava maggiormente il Nord Europa, il Regno Unito, nonché+ da Stati Uniti, Russia e Cina. I flussi turistici dalla Scandinavia segnavano, infatti, +25,3 negli arrivi e un +19,5% di presenze, il BeNeLux +7,3% di arrivi e +5,8% di presenze e il Regno Unito +20,6% di arrivi e +19,6% di presenze. Tra i mercati extra-europei di particolare interesse l’andamento di Stati Uniti (+11,8% di arrivi e +8,2% di presenze), Russia (+11% di arrivi e +6,3% di presenze) e Cina (+16,2% di arrivi e +4,8% di presenze). In flessione, invece, i mercati tedesco e svizzero.

Dal punto di vista del mercato domestico, valutando i pernottamenti, la prima regione di provenienza era il Piemonte stesso, in flessione rispetto all’anno precedente; crescevano invece i flussi da Liguria (+8% di presenze e +3,6% di arrivi) e Veneto (+15,5% di presenze e +15,3% di arrivi), ma anche da Emilia-Romagna (+6,7% di arrivi) e Puglia (+17% di presenze).

Facendo riferimento ai territori e aree prodotto, secondo le statistiche ufficiali, Torino e cintura si posizionavano come prima destinazione del territorio regionale con 5 milioni di pernottamenti, con una maggiore quota di flussi turistici italiani.

Il segmento lacuale turisticamente attraente d’estate, presentava una quota di turismo estero pari al 77% degli arrivi e all’84% delle presenze totali. La montagna estiva e invernale con variazioni positive rispetto all’anno precedente presentavano una maggior componente italiana. L’area delle colline del sud del Piemonte, piuttosto bilanciata, presentava una componente estera di oltre il 53% delle presenze totali e il 47% degli arrivi.

A fronte di questi numeri, si poteva dedurre che il turismo regionale era in fase di sviluppo con diverse peculiarità. Ma questo era ieri.

..e un nuovo futuro

A partire da febbraio 2020, con l’inizio dell’emergenza sanitaria Covid-19, in Italia abbiamo vissuto il lockdown: mobilità al di fuori di casa ridotta alle emergenze, per lavoro o per primarie necessità; frontiere nazionali sostanzialmente chiuse così come i confini regionali; distanziamento sociale, dispositivi di sicurezza e sanificazione le parole d’ordine. In Piemonte, le strutture ricettive sono state praticamente chiuse così come si sono fermati gli operatori della filiera turistica, azzerando sostanzialmente i movimenti turistici per circa due mesi.

Ora all’inizio della fase 2 dell’emergenza sanitaria Covid-19, il turismo in Piemonte si ritrova a dover ripartire dopo due mesi di “sospensione” in cui però, si è avviato un processo di riprogettazione del turismo: sarà necessariamente un nuovo turismo quello che vedremo prendere forma nel prossimo periodo ed evolverà.

Insomma, in  questo momento è ancora difficile prevedere l’evoluzione della situazione. La propensione individuale al rischio determinerà la ripresa o meno di stili di vita, come le vacanze o l’impiego del tempo libero, connessi più o meno direttamente con l’industria turistica e misure di distanziamento rigide e permanenti potrebbero impedire l’organizzazione di quel sistema di eventi o attività sui quali si è basato fin ora il turismo regionale, soprattutto per il capoluogo (grandi concerti e mostre, partite di calcio, ecc.) ma anche i comprensori sciistici nel caso che la pandemia si ripresentasse il prossimo inverno.

I sistemi turistici territoriali, analogamente ad altri sistemi economici, si sono ri-organizzati attraverso i mezzi disponibili e forniti dalle attuali tecnologie: molti gli appuntamenti per investire in formazione – auto formazione on-line e molti i momenti promossi a vari livelli per riflettere, condividere e progettare in modo partecipato e concertato fra soggetti pubblici e operatori che organizzano e creano l’offerta. Una nuova offerta frutto di      riorganizzazione e gestione degli spazi, di erogazione servizio, dell’approccio e contatto con il cliente, etc… D’altra parte, i visitatori potenziali o fidelizzati – la domanda – sono stati raggiunti dalle storie raccontate a distanza, da immagini, pensieri, video del territorio che hanno continuato a mantenere vivo il legame con le destinazioni.

Nel bilancio del 2020 peserà fortemente l’”assenza” di turismo di questi mesi e la ripartenza dovrà fare i conti con le regole, le limitazioni e le indicazioni comportamentali dei vari Paesi di origine e destinazione soprattutto in termini di mobilità.

A livello internazionale l’UNWTO, aveva stimato una contrazione degli arrivi internazionali fra il -20% e il -70%, riportando i flussi ai livelli del 2012. L’European Travel Commission stima un calo del turismo in Europa del 40% e solo quattro settimane fa la ricerca on-line di prenotazioni alberghiere in Italia riguardava la primavera 2021[6]. Ma gli scenari stanno cambiando rapidamente.

Dal punto di vista del mercato italiano, dati di ricerca on-line evidenziano che il sentiment e la fiducia verso un’evoluzione positiva dell’emergenza aprono a desideri di vacanza[7]. E come confermato da più voci, sarà l’Italia il primo bacino turistico su cui puntare nel brevissimo periodo.

In questo particolare contesto, il Piemonte ha una proposta di particolare valore per il turismo dei prossimi mesi, poiché presenta un’offerta turistica estiva che predilige esperienze caratterizzate da attività outdoor, escursionismo, bike e mountain bike, sport d’acqua, cammini e itinerari della spiritualità, dall’enogastronomia e da attrattori culturali diffusi su tutto il territorio.

A livello regionale si sta lavorando di concerto fra Regione Piemonte, VisitPiemonte DMO, UnionCamere Piemonte e le Aziende Turistiche Locali per monitorare la domanda e l’offerta in relazione all’evoluzione e al cambiamento delle condizioni. I risultati delle prossime settimane saranno utili per definire e avviare le campagne di comunicazione e promozione del turismo estivo su pubblici specifici.

******

Proprio prima di concludere questo numero speciale la Regione ha annunciato le misure straordinarie adottate per fare fronte alle conseguenze dello stop alle attività produttive e all’economia piemontese in generale. “Riparti Turismo” è il piano straordinario predisposto dalla Regione Piemonte per rilanciare e sostenere il sistema turistico. Il Piano prevede una serie di contributi e incentivi al settore:

 – Bonus Turismo: 10,7 ml di euro da distribuire come contributo a fondo perduto per consentire alle attività ricettive alberghiere e extralberghiere di sostenere i fabbisogni di liquidità relativi alle necessità di adeguamento delle strutture alle norme di sicurezza sanitaria e distanziamento sociale;

– la concessione di contributi a fondo perduto per complessivi 6 milioni di euro per l’allestimento di spazi attrezzati all’aperto, pertinenti alle strutture ricettive e impiantistiche, e consentirne così la migliore fruizione delle stesse nel rispetto delle linee guida sanitarie;

– Voucher vacanze: con un investimento da 5 milioni di euro i turisti che sceglieranno di prenotare una vacanza in Piemonte su tre pernottamenti ne avranno uno offerto della Regione e uno dall’operatore; ai Consorzi riconosciuti dalla Regione andrà anche un contributo di 1.670.000 euro come sostegno nell’azione di rilancio della domanda turistica a integrazione del Voucher vacanze;

– un programma integrato di marketing turistico del valore di 4 milioni a sostegno delle destinazioni e di una campagna promozionale multicanale di rilancio dell’intera offerta turistica regionale, declinata per prodotti, target e mercati, realizzata anche tramite il sistema dell’organizzazione turistica locale;

– uno stanziamento di 4.200.000 euro per contribuire alla realizzazione di iniziative di attrazione e di forte richiamo turistico, quali eventi strategici e manifestazioni promossi dalla Regione e organizzati dal sistema locale;

– il potenziamento con 6 milioni di euro dell’azione svolta dalle ATL per realizzare progetti di progettualità di amplificazione e sostegno del programma di rilancio del turismo piemontese, con particolare attenzione sulla promozione dei prodotti turistici locali.

– un contributo di 1.500.000 alle Pro Loco per l’organizzazione di iniziative di valorizzazione e l’animazione turistico-territoriale;

– la qualificazione dei rifugi alpini ed escursionistici grazie ad un contributo di 500.000 euro che consentirà di adeguarli alle prescrizioni di sicurezza sanitaria e favorirne la riapertura e la fruizione.

Riparti Turismo è inserito in RipartiPiemonte, la legge approvata dal Consiglio regionale per dare ossigeno alle attività economiche e alle famiglie piemontesi così duramente provate da oltre due mesi di chiusura.

 

[1] Fonte:UNWTO 2020, https://www.unwto.org/impact-assessment-of-the-covid-19-outbreak-on-international-tourism

[2] Fonte: UNWTO – Barometer January 2020

[3] Fonte: ISTAT Anno 2018

[4] Fonte: ENIT

[5] Fonte: elaborazione Osservatorio Turistico Regionale su base dati TURF di Regione Piemonte

[6] Fonte: The Economist, 29 Aprile 2020 – Daily chart from Sojern

[7] Fonte: Airbnb Italia, 17 maggio 2020