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Politiche per lo Sviluppo Montano – Il Lupo

Di Federico Boario.

Introduzione

L’ambiente montano è caratterizzato da animali che arrecano danni alle colture, agli allevamenti, alla pastorizia. Lupi, cinghiali, caprioli e branchi di cani selvatici rappresentano un pericolo che può condizionare negativamente il lavoro dell’agricoltore e costringerlo a scelte in contrasto con la prosecuzione stessa della sua attività. Nonostante il progetto “Propast, Sostenibilità dell’allevamento pastorale in Piemonte”, che propone politiche di contenimento del fenomeno degli animali selvatici, sembra che le istituzioni non si rendano conto in modo adeguato di quanto questi possano incidere sul futuro dell’agricoltura montana e di quali misure siano da adottare in via prioritaria per la salvaguardia di questa economia. Sulla questione si intrecciano gli interessi conflittuali di tre gruppi principali di attori: gli animalisti, i turisti e gli agricoltori.

 

Gli animalisti non accettano il contenimento del fenomeno degli animali selvatici. I turisti spesso affrontano la montagna impreparati e adottano comportamenti incauti che possono sollecitare negli animali selvatici (ma anche nei cani da guardia comunemente utilizzati dagli agricoltori) comportamenti aggressivi. Gli agricoltori sollecitano l’abbattimento dei predatori selvatici e auspicano il ritorno agli anni in cui questi erano praticamente scomparsi. È possibile un approccio sistemico al problema? Si è adottata una politica di prevenzione oppure si è lasciato sviluppare un fenomeno che oggi sembra avere superato i livelli di guardia?

 

Agricoltura, animali selvatici e predatori

Nelle montagne piemontesi, gli animali selvatici ed i predatori sono riconducibili a tre tipologie: il lu-po, il cinghiale ed il capriolo. Il lupo è ricomparso in Piemonte negli anni novanta in seguito ad una migrazione dal Centro e Sud Italia. Il cinghiale, non trovando in natura barriere alla sua prolife-razione, si è sviluppato senza controllo, diventando un pericolo per le colture e, insieme con il caprio-lo, ugualmente dannoso per l’agricoltura, rappresenta un rischio per la circolazione stradale. A questi attori si uniscono i branchi di cani resi selvatici dalla pratica criminale – oggi contrastata da disposizioni più rigide sull’identificazione dei cani – di abbandono da parte dei padroni.

 

Denunce di attacchi nel 2011

Lupo

Cane

Canide

Altri

Totale

Alessandria

8

0

0

1

9

Biella

0

0

0

0

0

Cuneo

94

5

2

13

114

Torino

50

4

10

8

72

Verbania

3

0

0

0

3

Vercelli

0

0

0

0

0

Totale

155

9

12

22

198

Elaborazione su dati Centimetri

 

Le denunce di attacchi da predatori in Piemonte, nel 2011, sono state 198, di cui il 58% in provincia di Cuneo seguita dalle province di Torino ( 36%), Alessandria e Verbania. Non si sono denunciati attacchi nelle province di Biella e Vercelli. Il lupo è responsabile del 78% degli attacchi a livello regionale, dell’82% nel cuneese e del 69% in provincia di Torino.

 

Figura 1 – Numero di attacchi da lupi ed altri predatori

02_Boario-Fig1

 

Dai dati della Regione Piemonte – Progetto Lupo 2010 – sembra che dal 2010 gli attacchi siano dimi-nuiti: in quell’anno le denuncie sono state 376 (22 nella provincia di Alessandria, 264 in quella di Cuneo e 90 in quella di Torino), contro i 198 attacchi rilevati da Centimetri nel 2011(1). Il lupo rappresenta il maggior pericolo, in particolare per l’allevamento ovicaprino(2) e per la pastorizia di montagna. La sua presenza viene raramente percepita prima dell’attacco: il branco studia l’ambiente e le potenziali vittime per lunghi periodi, anche dieci giorni, e scava passaggi sotto le recinzioni, anche quelle con protezioni elettriche. L’attacco è improvviso, difficilmente contrastabile con i mezzi “classici”, con i cani messi a protezione e guida dei greggi. Gli allevatori sono allora costretti a modificare i sistemi di conduzione, esponendosi però a un aumento dei costi di gestione, che si ripercuote sul costo di produzione del latte. Il disagio è acuito dalle sempre maggiori difficoltà di produrre formaggi in quota per mancanza di mano d’opera e di infrastrutture adeguate alla caseificazione, che si sommano al maggior impegno richiesto dalla sorveglianza del gregge e dalla sua protezione. In aree particolarmente esposte, con dirupi e precipizi, l’attacco anche ad un solo animale può determinare la fuga scomposta del gregge, non contenibile dall’attività dei cani, con rischi di overkilling dovuti a cadute.

 

Per una politica di prevenzione

È indiscutibile che gli agricoltori e gli allevatori abbiano buone ragioni per chiedere l’azzeramento del pericolo derivante dalla presenza del lupo attraverso il suo abbattimento. Altrettanto comprensibile che gli animalisti si oppongano. I turisti preparati frequentano la montagna senza arrecare disturbo alla parte agricola e nulla hanno da temere dai cani da pastore, gli altri devono comprendere che la montagna è un ambiente a cui occorre adeguarsi. Resta il contrasto fra allevatori e animalisti che potrebbe portare ad una reciproca comprensione se le due parti dialogassero sulle politiche di tutela e soprattutto se con il ritorno del lupo, quasi vent’anni fa, si fosse realizzata una adeguata prevenzione. In altre parti del Mediterraneo, in Serbia e in Macedonia, la prevenzione è attuata con l’introduzione di un cane, il Pastore di Sarplanina, un molossoide introdotto da oltre 1000 anni, che è il nemico naturale del lupo e dell’orso. «… Criniera leonina, grande lavoratore, insostituibile compagno e aiutante dei pastori che trovano in lui l’unico valido mezzo per contrastare gli attacchi da parte dei predatori. Abituato da secoli a vivere in un clima freddo e in una terra inospitale, possiede una struttura estremamente robusta e potente ed un carattere particolarmente duro. Dominante, indipendente, in alcune occasioni mostra un comportamento che può essere scambiato per aggressivo da chi non lo conosce. Non tollera la presenza di estranei quando è di guardia ed essendo dotato di una grande reattività verso qualsiasi stimolo che reputi pericoloso, reagisce in maniera improvvisa e decisa: un atteggiamento teso a manifestare le sue intenzioni; se la minaccia scompare il cane torna rapidamente vigile e tranquillo. Paziente con i bambini, deve essere guidato da mano esperta. Specializzato nella custodia del gregge, il Sarplanina è utilizzato anche per svolgere mansioni militari, come cane da guardia, e per scopi civili …». Negli Stati Uniti è tra i pastori-custodi studiati come rimedio contro i problemi di predazione dovuti al coyote(3). Anche sulle Alpi francesi sono in corso studi sul Sarplanina mentre in Europa Centrale viene utilizza-to per la difesa dall’orso. Un animale che differisce per forza, peso e capacità di attacco dai cani da pastori utilizzati sulle Alpi: potrebbe essere uno strumento di “lotta integrata” per la difesa dal lupo.

 

Per un approccio sistemico

Fra i selvatici il lupo è senza dubbio quello che maggiormente preoccupa la nostra agricoltura montana. Riteniamo che un approccio sistemico al problema, introducendo nell’ambiente elementi di contrasto, potrebbe contenere il fenomeno sfruttando la naturale autodifesa da animali a lui superiori per forza, peso e volontà di attacco. I problemi che potrebbero derivare dall’introduzione di questo elemento di contrasto, reazioni verso l’uomo e paure nel turista, potrebbero essere evitati con una adeguata fase di addestramento. In Italia sembra che solo tre allevamenti(4) abbiano esperienza del “Pastore di Sarplanina. Si tratta di avviare una ricerca che consenta di mettere a punto strumenti che per garantire il rispetto dei greggi evitino l’abbattimento indiscriminato del lupo e riconducano questo animale alla sua dimensione naturale.

 

 

 

Nota(1) I dati potrebbero non rappresentare il fenomeno in modo esaustivo: non tutti gli attacchi e le predazioni vengono denunciati sia per il mancato ritrovamento del capo sia per le difficoltà che comportano la segnalazione e il rilevamento del danno in determinate aree di alpeggio. (Quaderno Sozooalp n° 6 – 2010, pag. 156)

Nota(2) Si verificano anche attacchi a bovini, ma il maggior rischio è rappresentato dagli altri tipi di allevamento 

Nota(3) Tratto da : “I cani da pastore dell’ est”, di Sergio Zavattaro. L’altezza media al garrese è di 62 centimetri per i maschi e di 58 centimetri per le femmine. In realtà è decisamente maggiore per entrambi i sessi ( 70-75 centimetri al garrese i maschi, 65-70 centimetri le femmine). Quanto al peso, non è difficile incontrare soggetti maschi adulti che sfiorano i 70 chili. Il lupo presente in Italia, che raggiunge un peso tra i 24 ed i 40 kg, mentre la lunghezza dalla punta del muso alla coda è compresa tra i 100 ed i 140 cm (da Verdecammina), trova quindi nel Sarplanina un avversario più forte, difficile da contrastare 

Nota(4) “Allevamento delle Mura”, Cervesina (Pv); “Allevamento del Monte Frondoso”, Perugia e “Allevamento Valle Morena”, Morena (Rm). Nel Carso questo cane è denominato “Pastore di Karst”