di Cristina Bargero – Ires Piemonte
“I Romani posero ogni cura in tre cose soprattutto, che dai Greci furono trascurate, cioè nell’aprire le strade, nel costruire acquedotti e nel disporre nel sottosuolo le cloache” così Plinio il Vecchio descriveva i motivi della superiorità dei Romani sui Greci. In effetti il reticolo di strade di più di 120.000 chilometri, che l’antica Roma costruì per collegare la capitale con le più lontane province dell’impero, consentiva di spostare con rapidità le truppe e costituiva un sistema efficiente per scambi commerciali e per scopi politici e amministrativi.
Una tecnologia innovativa, quella del trasporto terrestre, che si aggiungeva alla navigazione dando luogo all’egemonia logistica, militare ed economica di Roma.
La capacità di spostare persone e merci in modo rapido e sicuro rimane uno degli aspetti cruciali per la competitività e l’accessibilità ai servizi, in cui i singoli territori costituiscono nodi primari o secondari di una rete globale, non solo nazionale ed europea, che in un’ottica di politica comune europea dei trasporti è già delineata nel Trattato di Roma dai Paesi fondatori.
Un settore complesso, quello dei trasporti, che comporta vantaggi diretti (il settore pesa per il 5% sul PIL Ue e impiega 10 milioni di lavoratori) e indiretti verso gli utilizzatori (cittadini e sistema produttivo) e, nel contempo, provoca anche esternalità negative, connesse all’inquinamento atmosferico, acustico, all’incidentalità e all’impatto delle infrastrutture sulla biodiversità. I trasporti, infatti, sono responsabili per un quarto delle emissioni di gas serra, di cui il 72%è imputabile alla modalità su gomma. Ma un limite è stato posto: il Green Deal europeo prevede una decarbonizzazione del settore entro il 2050.
L’ultima Comunicazione della Commissione Europea “Strategia per una mobilità sostenibile e intelligente: mettere i trasporti europei sulla buona strada per il futuro” definisce un set di obiettivi da raggiungere, scadenzandoli in tre step temporali:
entro il 2030:
- almeno 30 milioni di veicoli a emissioni zero in circolazione;
- 100 città europee saranno a impatto climatico zero;
- il raddoppio del traffico ferroviario ad alta velocità;
- la neutralità in termini di emissioni di CO2 dei viaggi collettivi inferiori a 500 km
- la diffusione su larga scala della mobilità automatizzata;
- le prime navi a emissioni zero.
Entro il 2035 invece:
- i primi aerei a emissioni zero
Entro il 2050 infine:
- il traffico veicolare (auto e mezzi pesanti) a emissioni zero;
- il raddoppio del traffico merci su ferro;
- un incremento pari a tre volte del traffico ad alta velocità;
- la piena operatività della rete trans-europea dei trasporti (TEN-T) multimodale.
Il conseguimento di tali obiettivi si otterrà sia rendendo più sostenibili tutte le modalità di trasporto, sia dando impulso allo shift modale verso il trasporto pubblico, per i passeggeri, e su ferro, per le merci. Ciò sarà ottenuto attraverso un set di politiche che facilitino la transizione energetica: mediante incentivi, forme di tassazione volte a internalizzare i costi esterni (sulla base del principio “di chi inquina paga”) e modalità di orientamento dei comportamenti.
Per fare questo saranno necessari ingenti investimenti in termini infrastrutturali e per il rinnovo del parco mezzi e maggiori risorse per l’esercizio del trasporto pubblico locale, a fronte di fonti di finanziamento che non sempre dispongono di un’adeguata dotazione,
Infine la pandemia ha avuto un notevole impatto sulla mobilità, accelerando processi già in atto ed evidenziando il bisogno di un maggior sostegno pubblico per far fronte a criticità nuove che si assommano ad altre già esistenti. Sul fronte del trasporto persone sarà necessario procedere rapidamente con la digitalizzazione, automazione e diffusione in ambito urbano di forme di micromobilità, ponendo anche attenzione sulla mobilità delle aree interne per garantirne l’accessibilità. Sul fronte del trasporto merci la crescita dell’e-commerce mette in luce la necessità di una migliore pianificazione della logistica, anche a livello urbano, e di un’ulteriore spinta verso la multimodalità.
Partendo da tali considerazioni ci è parso opportuno un approfondimento sulla nostra Regione, tenendo conto dell’evoluzione delle politiche in atto, delle necessità dei territori e delle problematiche con cui spesso ci si va a scontrare.
Il primo contributo di Ezio Elia, Olga Quero e Ilaria Sciarrillo (Regione Piemonte) si focalizza sul Piano regionale dei Trasporti e della Mobilità, evidenziando una modalità innovativa di costruzione delle politiche pubbliche, che si estrinseca come processo, attraverso un approccio integrato ad altre politiche settoriali e un’attività di ascolto/interazione con i territori.
Il secondo contributo di Paolo Balistreri (Confindustria Piemonte) si sofferma sull’Osservatorio Territoriale Infrastrutture del Piemonte (OTI Piemonte), strumento volto a monitorare lo stato di avanzamento dei progetti infrastrutturali, ritenuti strategici per il territorio, e di proporre iniziative per il superamento delle criticità.
Angelo Marinoni (Fondazione Slala) nel terzo contributo approfondisce le potenzialità logistiche, in un’ottica intermodale, del Piemonte Orientale alla luce dell’attraversamento dei corridoi europei (TEN-T) e dell’incremento dei traffici della portualità ligure.
I possibili sviluppi di Torino-Orbassano, sempre nel contesto della rete trans-europea dei trasporti e dei recenti investimenti nella portualità del Ponente ligure, come nodo cardine e gateway ferroviario, sono trattati da Bruno Dalla Chiara (Politecnico di Torino) nel quarto contributo.
Roberto Moriondo (Comune di Novara) nel quinto contributo racconta l’esperienza del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) della Città di Novara, quale strumento programmatorio per soddisfare i bisogni di mobilità delle persone, attraverso la definizione di azioni volte a migliorare il sistema della mobilità, in un orizzonte temporale di medio e lungo periodo,
Il sesto contributo di Serena Lancione (Anav) si sofferma sulle problematiche del trasporto pubblico locale durante la pandemia, legate alle misure restrittive e alla percezione di sicurezza degli utenti, ma indica anche gli interventi necessari per il rilancio del settore alla luce della transizione energetica.
Giovanni Currado (Agenzia della Mobilità piemontese), nel settimo contributo, vede nella riattivazione di alcune tratte ferroviarie sospese la possibilità di rivitalizzare alcune aree interne del Monferrato Astigiano e Alessandrino territori dell’Astigiano e del Monferrato.
Fiorenzo Ferlaino (Ires Piemonte), nell’ottavo contributo, affronta il tema della mobilità ciclabile e degli strumenti di policy atti a incentivare progetti pubblico-privato o pubblico-pubblico per accrescere la convenienza all’utilizzo del TPL e del traffico ciclistico urbano.