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Il sistema logistico piemontese tra emergenza pandemia e post covid-19

A cura di Cristina Bargero, Ires Piemonte

L’emergenza Covid-19 ha acceso i riflettori sull’importanza dei trasporti e della logistica che – nonostante il lockdown e il pericolo di contagio – ha continuato a operare, garantendo l’approvvigionamento dei prodotti medicali e degli altri presidi sanitari alle farmacie e le consegne alla GDO e al retail. 

Ora si apre una fase non facile per il Paese che coinvolge tutti i settori e anche la logistica e i trasporti chiamati a nuove sfide, quale l’accelerazione subita dal commercio elettronico. Qual è la situazione in Piemonte e quale può essere il ruolo del sistema logistico regionale nel dopo Coronavirus?Ora si apre una fase non facile per il Paese che coinvolge tutti i settori e anche la logistica e i trasporti chiamati a nuove sfide, quale l’accelerazione subita dal commercio elettronico. Qual è la situazione in Piemonte e quale può essere il ruolo del sistema logistico regionale nel dopo Coronavirus? Lo abbiamo chiesto al Francesco Oriolo, torinese, laureato in Giurisprudenza, che vanta un’esperienza di oltre trent’anni nel mondo dei trasporti su strada e della logistica, prima come manager IVECO e oggi come senior consultant, formatore, editorialista e curatore di riviste di settore, quale LOGISTICA &Trasporti (Gruppo DBInformation) Oriolo è speaker e moderatore di  workshop ed eventi di logistica e cura i contenuti di Truck&Logistics Days, evento nazionale riservato alla filiera integrata del trasporto merci e della logistica

 

Oriolo, come si presentava il  sistema logistico e di trasporto merci piemontese prima della pandemia?

“Il Piemonte gode geograficamente di una posizione strategica rispetto ai flussi di traffico merci verso la Francia e la pianura padana ed è caratterizzato da un sistema di nodi logistici e intermodali che bene si integra nella strategia dei corridoi europei Mediterraneo e Reno-Alpi. Due sono i poli logistici di primario interesse: Novara e la sua provincia e il basso vercellese e Alessandria, in particolare la zona meridionale della provincia. L’area vercellese e Novara, in particolare, sede di un importante interporto e dello scalo Boschetto, possono essere considerati parte integrante della cosiddetta “regione logistica milanese”.

Figura 1- Regione Logistica Milanese

Fonte Dallari-Curi, 2009

Alessandria, sede storica di un importante smistamento ferroviario, vicina a Pavia e Piacenza e che da tempo ambisce a diventare il retroporto naturale dei porti liguri, Genova in testa, potrebbe, con la realizzazione del Terzo Valico, vedere trasformata questa ambizione in realtà.

 

Figura 2-Rappresentazione dei due siti logistici del Piemonte orientale

Fonte Marcello Tadini, 2013

Il Piemonte occidentale, che vede in Torino e nel suo hinterland i siti logistici più importanti, è caratterizzato da sempre da un importante flusso di merci verso la Francia, attraverso i valichi alpini e da una forte presenza di attività produttive e manifatturiere, principalmente legate alla componentistica e ai ricambi per l’automotive. Semplificando, possiamo dire che mentre il Piemonte orientale è prevalentemente sede di hub logistici e di importanti connessioni multimodali (treno-gomma), il versante occidentale, maggiormente manifatturiero, ha una spiccata vocazione trasportistica, in particolare nella modalità stradale”.

Quali sono le merci e i flussi di traffico che interessano il Piemonte?

“La dinamica dell’export in Italia negli ultimi due anni  secondo l’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) di Torino, mostra un aumento medio nazionale del 2,3%, mentre nello stesso periodo il Piemonte registra cali del 3,5% per l’export e del 4,3% per l’import. Nell’analisi provinciale dell’export italiano, la provincia di Torino si distingue per le performance peggiori. La causa di questa flessione dell’export piemontese va principalmente ricercata nel rallentamento della storica componente manifatturiera e di conseguenza dell’export a livello europeo e italiano che ha colpito il Piemonte in modo importante, vista la vocazione fortemente industriale del territorio. Lo dimostra il valore dell’export pari a 46,6 miliardi di euro, di cui il 98% è originato dalle attività manifatturiere, con l’Europa principale destinazione delle merci e fuori dai confini continentali, gli Stati Uniti. L’export dell’industria automotive nel suo complesso vale il 16% del totale esportato dal Piemonte , pari a 7,5 miliardi di euro, di cui il 62%,  4,65 miliardi, deriva dalla componentistica. La Germania vale un quarto dell’export dell’industria automotive piemontese, la Francia il 23%, seguono gli USA con oltre il 14%. Le  importazioni piemontesi valgono 32,5 miliardi di euro, di cui il 91% originato da prodotti della manifattura . I flussi import-export generano un saldo positivo di oltre 14 miliardi di euro. In considerazione del fatto  . La regione come territorio di carico delle merci esprime 74,6 milioni di tonnellate movimentate, l’8% delle tonnellate complessive movimentate dal Paese, il 98% delle merci è trasportato in Italia e il 2% nei Paesi esteri.  Il 60% ha come territorio di scarico il Piemonte, il 18% la Lombardia, il 6% la Liguria, il 3,5% l’Emilia Romagna, il 2,8% il Veneto, mentre il resto della penisola rappresenta il rimanente 0,7%. Per categoria merceologica, le merci movimentate riguardano per il 35% manufatti in metallo, materiali da costruzioni, prodotti ceramici, minerali metalliferi, il 20% prodotti agricoli, della caccia e della pesca, prodotti alimentari, bevande e tabacchi, il 17% materie prime secondarie, rifiuti urbani e altri rifiuti, l’11% posta, pacchi, container, pallet, casse mobili, merci raggruppate. Il 77% delle tonnellate è movimento in conto terzi. Per quanto inerente allo scarico delle merci,  il Piemonte fa registrare 73,27 milioni di tonnellate, di cui 71,69 milioni in Italia . I dati relativi al traffico delle merci in tkm, ci dicono che il Piemonte, considerato sotto l’aspetto del carico delle merci, fa registrare  9,76 miliardi di tkm  movimentate su una distanza media percorsa dalla merce di  130,8 km, di cui verso  l’Italia 8,85 miliardi tkm; inteso come territorio di scarico delle merci, risultano 9,73 miliardi di tkm movimentate, per una distanza media di 132,8 km, di cui verso l’Italia 8,84 miliardi tkm”.

Qual è stato l’impatto del lockdown?

“La Commissione europea il 23 marzo durante la pandemia, ha fornito consigli pratici sull’attuazione delle corsie verdi – valichi di frontiera aperti a tutti i veicoli merci in cui eventuali controlli o controlli sanitari, avrebbero dovuto essere svolti velocemente per consentire l’attraversamento del confine entro un tempo stimato di 15 minuti, compresi gli eventuali controlli. In effetti ad aprile si è verificato un miglioramento, ma l’emergenza non potrà dirsi superata finché le restrizioni previste dagli Stati dell’Unione saranno attive. Ad oggi (metà maggio – ndr) però il lockdown non può ancora dirsi esaurito, in quanto l’apertura completa è stata fissata al 3 giugno, e gli effetti della fase emergenziale iniziano soltanto ora ad essere oggetto di studio e ricerche.  Dall’osservazione dei macro fenomeni si possono trarre soltanto delle prime sensitivity  che non sono però al momento supportate da dati certi e verificabili. Di certo l’emergenza sanitaria e in particolare il periodo di lockdown, ha reso evidente all’opinione pubblica, alle istituzioni e ai media,  il ruolo fondamentale dei trasporti e della logistica per garantire sia le consegne dei farmaci e di quanto altro necessario al funzionamento delle strutture sanitarie, sia il regolare rifornimento degli approvvigionamenti del retail. Anche in questo caso l’osservazione del trasporto merci su strada, per i numeri che rappresenta, per la sua estrema flessibilità, per la capillarità delle aziende di autotrasporto sul territorio e la sempre crescente importanza della cosiddetta logistica dell’ultimo miglio, consente di intercettare, praticamente in tempo reale, le variazioni del mercato, costituendo una sorta di  termometro dei cambiamenti socioeconomici di un’area territoriale in un arco temporale definito. Applicando questa osservazione al territorio piemontese e al suo tessuto industriale, lo stop produttivo adottato in Italia e nei Paesi europei per contenere la diffusione di Covid-19, ha avuto effetti pesanti sull’andamento della produzione e dell’export automotive piemontese e sul traffico merci regionale, che a partire dal 10 marzo è stato impiegato principalmente per i beni legati all’emergenza (farmaci, dispositivi medici, etc) e per i beni primari legati alla grande distribuzione. Il peso che i manufatti in metallo hanno nella quantità delle tonnellate trasportate, evidenzia come la crisi abbia colpito maggiormente le aziende di autotrasporto che servono le aziende produttrici. Questo si è tradotto in un aumento dei viaggi a vuoto , il fermo di  una quota importante dei parchi veicoli delle aziende e un conseguente sensibile calo dei fatturati, stimato in circa il 50% medio, dato dalla situazione positiva dei trasporti legati alla sanità, al farmaco e agli approvvigionamenti della GDO e del retail, a cui si è contrapposto  il blocco dell’attività di coloro che trasportano per l’automotive. Infatti, al 30 aprile 2020 i dati del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, facevano segnare un calo del 97,55% delle immatricolazioni di autovetture in Italia rispetto allo stesso mese del 2019. Questa situazione si è riverberata anche sui grandi hub logistici della regione che – al netto di quelli impegnati per i prodotti medicali, farmaceutici, alimentari e collegati alle vendite online – hanno operato a livelli minimi o si sono addirittura fermati”.

 

Quali prospettive per la logistica e i trasporti in Piemonte nel dopo Coronavirus?

“Da quanto stanno dicendo gli epidemiologi,  probabilmente sarebbe più corretto parlare di una “convivenza” con il virus, almeno fino a quando la scienza non avrà trovato un vaccino e non sarà stata raggiunta la cosiddetta immunità di gregge. Quanto lungo sarà questo periodo, oggi, purtroppo non è dato sapere. Questo significa che, nell’immediato e per un tempo “n”, le aziende di logistica e trasporti dovranno gestire le assenze del proprio personale dovute a paura, malattia o misure di quarantena, così come non sarà facile trovare autisti disposti a trasportare merci da e verso paesi con un elevato rischio di contagio percepito e misure di contenimento insufficienti. A questo va aggiunta la necessità di mettere in sicurezza sanitaria l’intera azienda secondo protocolli certificati.  Ciò premesso, l’emergenza sanitaria ha accelerato alcuni processi e cambiamenti delle abitudini di acquisto del consumatore, primo tra tutti, la crescita del commercio online. Il commercio elettronico moltiplica le consegne delle merci porta-a-porta e impatta in maniera significativamente importante sull’organizzazione della logistica e dei trasporti, in particolare sulla distribuzione dell’ultimo miglio. Per questo motivo l’ e-commerce è considerato un importante fattore di sviluppo e crescita della city logistics. Secondo l’ANFIA “Ottimizzare la distribuzione urbana delle merci (punti di ritiro e spedizioni, colli modulari, consegne notturne ai punti vendita), migliorare l’efficienza nel trasporto (furgoni a basse emissioni o elettrici, noleggio veicoli elettrici, cargo bike, intermodalità, corsie preferenziali) e ridurre l’impatto ambientale, sono fattori fondamentali per migliorare le richieste del mercato e ridurre costi e inefficienze, quali bassi tassi di riempimento dei mezzi, viaggi a vuoto, anzianità e qualità dei veicoli – anche se con grosse differenze tra una filiera e l’altra” (Dossier ”Trasporto merci su strada”, ANFIA, aprile 2020). Questi cambiamenti interessano anche il Piemonte. Con la riapertura delle manifatture automotive italiane e tedesche, è prevedibile una normalizzazione dei trasporti e della logistica collegati, ma il mercato, sta andando anche in altre direzioni che il sistema logistico regionale deve seguire per poter essere presente e competitivo.  Mi riferisco alla completa digitalizzazione dei processi, alla non trattabile richiesta delle aziende di poter contare su trasporti sicuri e certificati, alla necessità di una maggiore attenzione all’ambiente, solo per citare le principali, tutte esigenze già esistenti ma che sono destinate a divenire prioritarie in un mondo che sarà comunque differente rispetto a prima del Covid-19. In questi scenari il Piemonte della logistica e dei trasporti, può e deve giocare un ruolo di rilievo, sfruttando la posizione geografica favorevole verso i valichi alpini, potenziando il sistema di interporti, retroporti e hub logistici, dedicando cura e risorse a far crescere una nuova generazione di manager e operatori della logistica e del trasporto, potenziando l’intermodalità, supportando la crescita delle aziende nella digitalizzazione, investendo nei magazzini intelligenti, organizzandosi per rispondere alle esigenze della city logistics. Per fare questo occorre un salto di qualità delle aziende e una spinta propulsiva delle Istituzioni centrali e locali, in una visione che attribuisca al sistema logistico e di trasporto piemontese un ruolo strategico per la crescita del territorio”.